EXTRA: cinema cult, "Avere vent'anni"




Ho visto 'Avere vent'anni' proprio a vent'anni. Sapevo di non trovarmi di fronte a una delle commedie 'scollacciate' degli anni '70, ma non capivo cosa potesse avere di scandaloso. Il linguaggio 'boccaccesco' e le scene di nudo, peraltro non così abbondanti, non giustificavano la nomea di film scandalo di questo regista, Di Leo, un nome per me sconosciuto, a quell'epoca. Poi è arrivato il finale. Una botta nei denti, proprio dopo quella scena alla trattoria, l'unica che trovavo noiosa. Le due ragazze vengono spogliate, aggredite da un branco di uomini e uccise. I loro corpi rimangono privi di vita, abbandonati, mentre risuona il motivetto dei titoli di testa; lo strano motivetto, allegro e triste allo stesso modo.

A distanza di qualche giorno dalla morte di Ray Lovelock, che nella pellicola interpretava il giovane Rico, Cielo ha trasmesso il film in prima serata, nella sua versione alternativa. Il finale diventa introduzione, mentre le ragazze sono circondate dal branco però è stata aggiunto "posticcio" il suono della sirena della Polizia. Nella versione alternativa la pellicola si conclude con il foglio di via per le due ragazze e la scena delle sigarette - quella in cui Tina offre un pompino per un pacchetto - che nell'originale è una delle scene iniziali. In sostanza le ragazze sono cacciate da Roma, ma riprendono la loro vita di 'vagabondaggio'.

La versione alternativa mutila il film e il suo messaggio. Le due sensuali ragazze interpretate da Lilli Carati e Gloria Guida (Tina e Lia) sono 'giovani, belle e incazzate'. Ragazze che dopo il '68 sono emancipate, padrone del proprio corpo che concedono in modo disinibito, ma solo ai prescelti da loro. Ragazze che non vogliono seguire le convinzioni della vita borghese. La loro scelta le porta però alla rovina. Di Leo certo non penso volesse passare un messaggio conservatore, quanto piuttosto condannare l'estremismo di un atteggiamento troppo femminista, assunto più dal personaggio della Carati, piuttosto che da quello della Guida. D'altro canto, guardando la scena dello stupro e della brutale esecuzione, non si può non condannare e odiare i violentatori, nonché il loro capo, probabilmente un boss criminale, che non partecipa allo stupro, ma lo condivide, lo considera una punizione per quelle ragazze che li avevano respinti e che li avevano umiliati.

Un altro passaggio chiave è il discorso delle tre attrici femministe, parole di disprezzo e odio verso l'uomo, lo stesso uomo che però soddisfa i piaceri della donna non a caso le immagini del rapporto sessuale tra Tina e Rico si alternano alle parole delle attrici.

Avere vent'anni è un film ricco, ricchissimo: tanti personaggi degni di nota, su tutti il cattivissimo maresciallo Zamboni interpretato da un grande Giorgio Bracardi, che si scopre però essere forte con i deboli e debole con i forti (i suoi superiori nella fattispecie): se il movimento 'hippy' non esce bene, dal ritratto fatto di Di Leo, neppure la figura del conservatore di destra, rappresentato dalle istituzioni e dal suddetto maresciallo, si salva: inventa un reato per incastrare il 'nemico'.

Per non parlare del mondo culturale, il marito che divora libri, ma è represso sessualmente; il professore interpretato dal caratterista Daniele Vargas, esilarante nel duetto con una Carati che si spoglia per farlo compiacere e indurlo ad acquistare la costosa enciclopedia. In sostanza anche chi appartiene all'elitè culturale è 'schiavo' del sesso, un po' come il professore de 'La città vecchia' di De Andrè che dilapida i soldi nelle puttane.

Concludiamo con le due protagoniste, molto diverse. Il personaggio di Gloria Guida, in fondo, sembra trascinata a forza dall'amica in questo vortice che le porterà alla fine. Nel tragico epilogo, Tina sfida infatti i suoi carnefici, mentre Lia le grida di non farlo. Caratteri che rispettano la tipologia di bellezza: la Guida è bionda, una bellezza nordica, una perla delicata, fragile; la Carati è una mora mediterranea, aggressiva, prorompente. 

Commenti

  1. Bellissimo. Uno dei miei film preferiti in assoluto.
    La versione rimontata diventa quasi una commedia sexy, snaturata ma valida come commedia sexy. L'originale però è tutt'altra cosa, per tutte le cose che citi.
    Nessuno ne esce bene, forse solo la Guida, ancora angelica, unca "normale".

    Moz-

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    1. La versione rimontata è un gran pugno nello stomaco.
      In questo film escono male tutti, hai ragione, probabilmente anche la nostra Gloria.
      E' il suo punto di forza però questa visione "nichilista".
      Ma tutto sommato si può leggere anche secondo un'altra ottica, quella di De André in "Via della povertà": non mi sembra che siano mostri, non mi sembra che siano eroi.

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    2. È una visione dura, anni '70, impietosa. Forse anche per questo non ha funzionato: si andava negli '80, dove la tendenza era diversa, più "luminosa".

      Moz-

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    3. Giusta osservazione...Fosse uscito qualche anno prima, avrebbe avuto più successo, probabilmente

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  2. Mi avete fatto incuriosire. Non ho visto questo film. Provvederò, voglio farmi un’idea mia... Si trova ancora la versione originale?

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    1. Sìsì, si trova facilmente la versione originale :)
      Anche se effettivamente la scena finale è molto forte: il cinema italiano non osa più, così.

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  3. Prendere il finale e metterlo all'inizio... uno dei casi più unici che rari in cui la censura, pur facendo egregiamente il suo sporco lavoro, aveva deciso che andava buttato via niente.
    Ottima analisi, come naturalmente mi aspettavo. Rivederlo oggi, abituati come siamo ai bei lieti fine, è effettivamente spiazzante. Se poi si comincia a pensare alla carriera che intraprese in seguito la Carati...

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    1. Riflessione calzante sulla Carati..epilogo triste della sua vita.
      Ti dirò comunque che anche la versione n.2 del film non mi dispiace (paradossalmente mi dispiace più per la scena della spiaggia, tagliata per il nudo integrale maschile?, che per la scena dello stupro).

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