Milan, trent'anni dalla coppa Intercontinentale con l'Atletico Nacional. Il racconto di Claudio D'Aleo

Il gol di Evani

Oggi doppia celebrazione rossonera: l'amico Claudio D'Aleo racconterà, attraverso i suoi ricordi, la storica sfida di Coppa Intercontinentale tra il Milan di Arrigo Sacchi e l'Atletico Nacional di Medellin, gara che fu giocata il 17 dicembre di trent'anni fa. E il 16 dicembre (ieri) la società rossonera ha festeggiato i 120 anni di storia. Auguri al vecchio diavolo!



La storia “pallonara” non è scarna di partite che diventano leggenda. Al riguardo un posticino bisogna assegnarlo a Milan - Atletico Nacional giocatasi a Tokyo il 17 dicembre del 1989 e valida per la finale della Coppa Intercontinentale. Match per nulla banale. Tatticamente “tirato” fino all’ultimo quasi fosse una partita a “scacchi”. Alla vigilia nessuno avrebbe immaginato una partita del genere. Tutti i pronostici convergevano sullo squadrone di Arrigo Sacchi, né poteva essere altrimenti. Il Milan aveva appena iniziato a sbalordire il Mondo con il suo gioco granitico, spettacolare e “avvolgente”; con Fuoriclasse che pochissime altre squadre potevano vantare. Fu una gara “particolare”. “Paura di sbagliare” e “non gioco” si miscelarono assieme. Ne venne fuori una “palude” calcistica imperscrutabile dalla quale nessuno dei due pretendenti fu in grado di uscire. Una “sofferenza” per tutti, protagonisti e tifosi. Due squadre impantanate a centrocampo alla ricerca ossessiva dell’errore altrui.


Una partita..a scacchi


Milan- Atletico Nacional viene oggi ricordata come la più bella tra le partite a “scacchi” che mai si sarebbero potute giocare in un campo di calcio. Il Milan si presentava più forte. Almeno sulla “carta” non era lieve il divario tra le due compagini. L’ Epopea berlusconiana era agli inizi. La grande squadra di Sacchi stava accingendosi a scrivere i primi capitoli della sua favolosa Storia sportiva. Eppure gli undici di Maturana tirarono fuori una prestazione coi fiocchi. Un “non gioco” sapiente che fece Scuola e sbalordì il Mondo. Assolutamente impensabile alla vigilia. Mai stati “agnelli” sacrificali i colombiani. Non impiegarono molto a dimostrarlo. “Davide” (Maturana) contro “Golia” (Sacchi), vero. Ma nulla di scontato, nulla di “già” scritto. I “Sacchi boys” ebbero la meglio ma stentarono parecchio. Quando l’avversario non fa circolare la palla come piace a te e “inibisce” la cura degli spazi ai quali sei abituato è allora che cominci a innervosirti, a non giocare più al calcio come vorresti e sei capace di fare. Van Basten, Donadoni, Rijkaard: tutti imbavagliati, impossibilitati a esprimere le loro immense qualità calcistiche. Fu questo il “miracolo” tattico compiuto da Maturana. Togliere al Milan l’arte di “pensare”, di imprimere alla partita la sua “traiettoria”, quella abituale, quella a cui tutti eravamo abituati. Impresa da Enciclopedia del Calcio. Al Milan fu impedito di emergere, di giocare il suo calcio talentuoso e micidiale, di fare la differenza come sempre aveva fatto e come era in grado di fare. Fu grazie a quel “capolavoro” tattico di “stampo” esasperatamente “zonaiolo” che quella partita balzò con prepotenza agli onori della cronaca fino a essere ricordata, oggi, come una delle gare più “incomprensibili” mai giocate. 

Strateghi a confronto


In panchina due “strateghi” dalle idee tattiche diverse ma “congruenti”. Arrigo Sacchi, l’inventore del calcio moderno tutto “pressing”, qualità, arte pallonara e sacrificio e “Pacho” Maturana, emergente “santone” del calcio internazionale già allora considerato in Patria come il “Sacchi” del calcio colombiano. Due “maniaci” del “perfezionismo tattico”. Due Maestri d’altri tempi ossessionati dall’idea del bel calcio ma votati a “imbrigliare” chiunque, costi quel che costi, pur di vincere e dominare. Quel Super Milan privo di punti deboli, orfano in quella partita del grande Ruud Gullit (infortunato) e con un Donadoni non in “palla” come tante altre volte, non ebbe per nulla vita facile. 90 minuti e passa trascorsi a studiare l’avversario. Un “puzzle” tattico senza sbocchi. Palla di qua, palla di là in modo “snervante”,  ossessivo, privo di “soluzioni” appropriate. 

Van Basten e Higuita a confronto


Imprigionati nella "ragnatela"


Alla fine i rossoneri  vinsero quella finale incamerando la seconda Coppa Intercontinentale della loro storia. Ma ci volle una magistrale punizione di Alberigo Evani (da poco entrato al posto di Diego Fuser) calciata a pochi passi dall’area di rigore colombiana, per avere ragione dei “centurioni” di Maturana e aggiudicarsi quella agognata Coppa. “Pacho” da applausi. Seppe dare alla gara il “volto” desiderato. Possesso palla fitto e intenso in mezzo al campo per irretire la manovra del Milan e impedire a quei fuoriclasse di sprigionare calcio. Obiettivo la Coppa. Più facile a dirsi che a farsi. Quel Milan era imbattibile. Quella difesa ancorata attorno al grandissimo Franco Baresi era a dir poco insuperabile. Rijkaard dominava la scena. In avanti un dio del calcio: Marco Van Basten. Nonostante tutto per Sacchi non fu agevole avere ragione di quella squadra. Maturana “anestetizzò” e stupì tutti. Disinnescò ogni “mina”. Il suo calcio felpato, lento e “cocciuto” ebbe la meglio per larghi tratti della gara. Il grande Arrigo masticava amaro. Lui “profeta” del calcio bello, frenetico e produttivo costretto ad aspettare le mosse dell’avversario. Sacchi dovette “arginare” con cura  la “ragnatela” tattica che Maturana aveva sapientemente allestito in ogni zona del campo e aprire al contempo “spifferi” importanti tra le maglie di quella difesa. Fu necessaria tanta pazienza. La partita ebbe sfogo a centrocampo. Una sequenza impressionante di passaggi a “più voci” assimilabili all’odierno “tiqui -taca”. L’unico obiettivo era sorprendere gli altri. “Addormentarli” per poi averne la meglio magari in contropiede. Occorreva una gara “perfetta” pur nella sua naturale “imperfezione”.


Rijkaard, Costacurta e Baresi


 La "magia" di Evani



Al 119’ Sacchi tirò fuori dal suo cilindro magico “Chicco” Evani. Evani sulla sinistra, Ancelotti a destra, Rijkaard più al centro. Fu la mossa vincente. La mossa che valse quella Coppa. Solo quelle due squadre avrebbero potuto giocare quel calcio metodico e asfissiante ai limiti del “non senso” tattico. Solo Sacchi e Maturana potevano concepirne il “senso” e tradurlo in “gioco”. Quel “dialogo” insistente e continuato tra difensori centrali e centrocampisti perpetrato per sfruttare al meglio eventuali “sbafornie” altrui divenne “metodo”, tatticismo. Quasi una “Lectio magistralis” da tramandare ai posteri. Neppure Rocco e Helenio Herrera avrebbero potuto concepire qualcosa di più snervante e di più “catenacciaro”. Chi mai avrebbe pensato ad un catenaccio studiato e organizzato già in mezzo al campo?  Nacque così il “mito” di quella partita. Un mito che resiste e si alimenta tuttora nella sua proverbiale “innaturalezza”.  Ricordiamo quelle formazioni:

17 dicembre 1989, Nacional Stadium Tokyo.

Milan – Nacional: 1- 0 (Evani al 119’)

Milan: Galli, Tassotti, Maldini; Fuser (65’ Evani), Costacurta, Baresi; Donadoni, Rijkaard, Van Basten, Ancelotti, Massaro (69’ Simone). All. Arrigo Sacchi.

Nacional Medellin: Higuita, Escobar, Gomez, Herrera, Cassiani, Perez; Arango (46’ Restrepo), Alvarez, Arboleda (46 Uzuriaga), Garcia,  Trellez. All. Maturana

Arbitro: Fredriksson (Svezia).


Claudio D’Aleo

Commenti

  1. Bravissimo D'Aleo. Forse non ho visto l'incontro ma grazie alla tua cronoca è come se l'avessi vista.

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    1. Grazie Gus, gli giro i tuoi complimenti.
      Neanche io la vidi, devo dirti la verità, mi svegliai, ma tornai a letto dopo 5 minuti, avevo un sonno....

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  2. Questo post capita a fagiolo proprio oggi e tu sai perché.
    Non conoscevo queste date importanti. Complimenti a Claudio per il post.

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    1. 17 dicembre, per te è un data molto più dolorosa e importante, certo che è un solo giorno dopo la nascita del Milan, una squadra che stava molto a cuore a chi ti è tanto caro <3

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