Le vere ragioni della crisi del Milan, che nessuno dice

No, loro hanno solo delle responsabilità, ma non sono la ragione della crisi

Il Milan chiude il 2019 con una sorprendente batosta in casa dell'Atalanta. Assorbita la delusione da tifoso, mi sono divertito a leggere "migliaia" di analisi di addetti ai lavori, giornalisti, opinionisti, blogger..quasi tutte "supercazzole" umorali in base ad antipatie e simpatie. Proviamo invece a "scavare" in questa profonda crisi.

Fairplay finanziario e la "bolla" di Milanello


La crisi del Milan ha radici profonde, nasce negli ultimi anni di "regno" berlusconiano, fatto di bilanci costantemente in rosso (con alcune "strane" voci tra le perdite). E' stato lo stesso Berlusconi a cedere il Milan "in mani sicure", cioè a uno sconosciuto imprenditore cinese che avrebbe dovuto fare da "collettore" di capitali, una sorta di broker. I bilanci in rosso hanno avuto delle conseguenze gravi: nell'estate 2018 il Milan è stato escluso dall'Europa League e riammesso solo a seguito di pronuncia favorevole del Tas; nell'estate 2019 è stato il Milan a "patteggiare" l'esclusione. Ma la domanda che pongo è: quali stimoli possono avere i giocatori a Milanello? L'allenatore Stefano Pioli dice, giustamente, di avere l'impressione che spesso ai giocatori "non importa che si pareggi, che si vinca o si perda". Pensiamo alla vigilia di Atalanta - Milan. In caso di vittoria, il Milan si sarebbe portato a -4 dai bergamaschi e a -5 dal Cagliari. La Champions League? A 11 punti. I giocatori sanno che in caso di Europa League si aprono due scenari. Una nuova sanzione dell'Uefa o verosimilmente il "Settlement Agreement", che è un altro "patteggiamento": in pratica tre anni di bilanci controllati con paletti intermedi da raggiungere, pena una sanzione pesante: l'esclusione dall'Europa (che nel caso del Milan, con la recidiva, potrebbe anche essere pluriennale). Il Milan è andato a Bergamo con la consapevolezza di essere sconfitto in partenza (l'Atalanta in questo momento è al massimo della forma), con la pancia piena per i 7 punti raccolti tra Parma, Bologna e Sassuolo, con le valigie in mano e la testa alle vacanze. Ecco spiegato il 5-0.

I giocatori e la loro apatia


I giocatori si sono nascosti, spesso, dietro la scusa delle pressioni che derivano dall'indossare la maglia rossonera. Non è così. I giocatori del Milan sono solamente apatici "prigionieri" della bolla di Milanello. Sanno che non ci sono grandi obiettivi sportivi: la Champions è irraggiungibile per superiorità di alcune avversarie. Ma al contempo sanno che (parentesi cinese a parte) la proprietà del Milan è solidissima. Ogni anno c'è un bilancio con rosso a tre zeri, ma anche una proprietà che ripiana (prima Berlusconi, oggi la famiglia Singer) e che può garantire ricchi emolumenti. Il Milan non ha più il primo o il secondo tetto ingaggi della Serie A, ma un quarto-quinto. La piazza rimane comunque prestigiosa, anche se in decadenza sportiva. La città di Milano ha un grande fascino (città della moda, città dei locali notturni) e la rende quindi molto appetibile (e purtroppo ricca di distrazioni). I giocatori, visti i risultati sul campo, non sono ovviamente ricercati dai club più importanti. Lasciano la maglia rossonera in scadenza oppure ottengono il rinnovo di contratto, spesso a cifre più alte, perché poi alla fine il problema principale è quello: le tasche sono troppo piene. Non è vero che "il Milan ha una rosa da undicesimo posto e i suoi giocatori hanno il valore di quelli del Bologna e del Parma". Semplicemente, i giocatori del Milan non hanno gli stimoli giusti. Gattuso lo scorso anno, a corrente alternata, ha dato la carica giusta. Ma dimenticare le figuracce di Benevento e Verona di due anni fa (un 3-0 che è molto simile al 5-0 di ieri...), il ciclo di tante partite senza vincere dopo il derby di ritorno, significa non avere bene compreso la situazione in casa rossonera. D'altro canto che stimoli si possono avere in una società che cambia proprietà spesso e soprattutto cambia sempre allenatore e management? Non c'è coesione di squadra, non c'è coesione societaria. Ognuno finisce per pensare in primis alle proprie tasche.


Gli esperti. I fuoriclasse


Giusto dire che questo Milan difetta di leadership e personalità. Doti che possono portare solo giocatori abituati a vincere. Ma si dovrebbe ricordare la dorsale costruita dal Milan cinese: Kalinic, attaccante protagonista della Fiorentina e in Europa League; Biglia, cervello della Lazio di Simone Inzaghi; Bonucci, uno dei tre leader difensivi della Juventus di Allegri. Sulla carta i giocatori di leadership utili a guidare un gruppo sostanzialmente giovane. Come è finita? Lo sapete tutti. La verità è che il Milan avrebbe bisogno di 3-4 giocatori esperti, ma forti. Il Milan non può investire, non è che non vuole investire: giocatori di livello costano di cartellino, di ingaggio, di commissioni. E' il solito "all-in": se la squadra dovesse arrivare subito in Champions League, allora si vedrebbe la fine del tunnel. Ma in caso contrario...sarebbero guai. Alla fine non è questione di gioventù e vecchiaia: è questione di giocatori forti e deboli. Il Milan si può permettere i giocatori forti? No. Inutile citare Hernandez. Il francese è stato (finora) un colpo eccezionale, ma è stata comunque una scommessa.

Elliott è una sorta di liquidatore


Leggo sulla Gazzetta dello Sport di oggi che la famiglia Singer deve decidersi a vendere oppure a investire. Il punto è proprio questo: Elliott è una sorta di liquidatore. Deve ripulire i bilanci, costruire un parco giocatori giovani e futuribili, in modo tale da guadagnare il più possibile dalla cessione, ma nel contempo permettere al nuovo proprietario di investire liberamente per allestire un Milan finalmente competitivo al massimo (avendo magari mano più libera dalla Uefa).

Il vero male: l'instabilità dirigenziale e la discontinuità tecnica


Come già detto, i giocatori hanno pochi stimoli anche per via dei continui cambiamenti al vertice. Perché mai dovrebbero sputare il sangue per una dirigenza che ha già la data di scadenza? Per un Gattuso che lo scorso anno a metà stagione era già stato esautorato? Per Maldini e Boban che hanno già le valigie in mano? I giornali, tanto, li leggiamo tutti. Maldini e Boban, responsabili dell'area tecnica, non condividerebbero la linea dettata dalla proprietà sul mercato. D'altro canto la proprietà non è contenta delle scelte tecniche, soprattutto quella di Marco Giampaolo come allenatore. Il problema è che arrivare a giugno per decidere se proseguire con questo management o se cambiarlo, è il vero errore che si sta perpetuando da anni (anche se in un caso costretto dal cambio di proprietà, da Li Yonghong al fondo Elliott). Per programmare bisogna iniziare da gennaio, non a giugno. Vale la pena dunque "cacciare Boban e Maldini perché hanno portato Duarte, Bennacer, Krunic, Leao e Rebic", per poi affidarsi a nuovi responsabili dell'area tecnica che dovrebbero rivoluzionare tutto a giugno per poi ritrovarsi a dicembre nuovamente in discussione? Ma davvero Maldini e Boban sono incompetenti? Bisognerebbe ricordare che prima di scegliere Massara e Giampaolo, per i ruoli di ds e allenatore, Maldini ha trattato l'ingaggio di Tare e Simone Inzaghi, i due grandi protagonisti del "miracolo" Lazio. Un direttore sportivo al top accetterebbe il Milan, con il rischio di incappare in uno scivolone?

La via: programmare, ma in anticipo


L'unica strada è la solita: programmare. Ma non programmare a luglio, in anticipo. Maldini e Boban sono gli uomini giusti per il rilancio del Milan? In caso di risposta positiva, facciano il mercato di gennaio pensando anche alla squadra del prossimo anno. Inizino a programmare, pensando anche all'allenatore: Pioli si merita una seconda occasione, comunque vada a finire la stagione? In caso di risposta negativa, invece, bisogna giocoforza scegliere il nuovo responsabile dell'area tecnica. Marotta all'Inter è stato assunto il 13 dicembre 2018. Tredici dicembre 2018. Non tre giugno 2019.
Perché il vero errore del Milan moderno, il primo e più pesante errore, è stato proprio questo: programmare in base al risultato sportivo.
Arriviamo quarti? Allora piano A.
Non arriviamo quarti? Piano B.
No.
Il Milan deve avere un'unica strategia e deve pianificarla in anticipo.
Magari una strategia anche al ribasso, ma deve essere pensata prima, non "improvvisata" a inizio estate.
Al Milan i risultati dettano la programmazione.
La verità è che deve essere la programmazione a dettare i risultati.

Commenti

  1. Analisi impeccabile.
    Da perfetta profana del calcio, ho sempre detto che gli stipendi a sei zeri di questi giocatori siano eccessivi e dovrebbero essere proporzionali al loro impegno ed anche al rendimento.
    Allora vedi come si darebbero una mossa, altro che!

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    1. Esattamente, ma i giocatori:
      a) se hanno un minimo di rendimento vanno a chiedere il rinnovo di contratto e ottengono una cifra superiore;
      b) se hanno un rendimento di merda vanno in scadenza, ma intanto si pappano tre-quattro anni di ingaggi importanti.
      Un pochino il trend sugli ingaggi è cambiato (il Milan li ha diminuiti, nel senso che ha comprato gente più economica). Ma ancora non basta...

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  2. Passo per lasciarti i miei migliori auguri di Buon Natale.
    sinforosa

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    1. Grazie Sinfo, contraccambio di cuore :)

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  3. Uscirne non sarà facile, ma non si può mollare.
    Comunque per entrambi una fine d'anno calcisticamente parlando amara.

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    1. Ti dirò che sarei felice di essere triste per un primo posto in coabitazione e una supercoppa persa in finale :D.

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  4. Per "fortuna" c'è stato quel 5-0 del Milan, altrimenti avresti parlato della Juve :D

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    1. In realtà avevo un post sul calciomercato :D, che ho spostato al 27, mettendo nel 2020 il post del 27 :D.
      Questo del Milan è stato l'extra! Non potevo non scrivere qualcosa (infatti l'ho messo anche nello stato di whatsapp per i miei amici milanisti)

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  5. Sono preoccupato. La città di Milano non riesce a trovare imprenditori italiani capaci di
    assumersi l'impegno di acquistare Inter e Milan.

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    1. Diciamo che all'Inter il problema è passato in secondo piano..al Milan invece manca un imprenditore appassionato..che sia italiano o maltese, poco importa.
      Ma come detto, Elliott è un liquidatore...arriverà il tempo della cessione.

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  6. Mah, non mi aspettavo questa discesa del Milan quest'anno. Tu hai fatto un'analisi degna di uno statista, comunque :D complimenti.

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    1. grazie mille :) spero che questo pezzo inizi a girare tra i tifosi del Milan. Troppi isterismi :)

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