Il Milan e i virtuosi del bilancio


Qualche settimana fa ho scambiato un paio di Tweet con il giornalista Gianni Visnadi, "rimproverandolo" di esprimere opinioni con un tono un po' troppo risentito verso il Milan.

Uno scambio di Tweet assolutamente pacifico e rispettoso, lo preciso, perché il senso di questo mio post non è gettare discredito su Visnadi.

Ma un suo editoriale di un mese fa mi ha lasciato piuttosto perplesso. 

Nessun tifoso del Milan festeggia lo scudetto del bilancio e tutti i tifosi vorrebbero sempre lottare per il massimo obiettivo, almeno in Italia. Ma ci sono regole che valgono in Europa: magari non valgono per tutti (si veda Psg e City...), però queste regole ci sono. Non rispettare le regole porta a sanzioni più o meno morbide. Io preferisco stare dalla parte del sicuro. 

Essere quindi soddisfatti di una gestione virtuosa, che è comunque riuscita a raggiungere dei risultati (scudetto e semifinali di Champions League), ed esporre orgogliosamente questa soddisfazione non è un'anomalia.

Paragonare il Milan attuale a quello di Berlusconi dei 31 bilanci in rosso e dei 29 trofei, citando le parole dello stesso Visnadi, è un paragone senza senso: il calcio dei mecenati che mettevano soldi a fondo perduto è finito, quantomeno in Italia. Il calcio in Italia è povero di ricavi, non ha più senso il mecenatismo. E bisognerebbe poi ricordare che Silvio Berlusconi ha costruito il proprio consenso elettorale sui successi del Milan: ergo non sono stati soldi buttati dalla finestra solo per riempire le bacheche e fare felici i tifosi, se proprio vogliamo dire le cose come stanno. 

Le scelte della dirigenza del Milan devono essere rispettate (criticate, certamente), anche se impopolari; e vanno rispettate, non sbeffeggiate, le persone che difendono quella linea dirigenziale. 

Capisco benissimo il senso del discorso di Visnadi: il Milan sul campo prende le batoste dall'Inter, Cardinale dovrebbe investire soldi e fare debiti per rinforzare adeguatamente il Milan. I tifosi invece di arrabbiarsi con Cardinale, lo difendono attaccando la dirigenza dell'Inter che fa debiti, spende e spande. Per Visnadi è incomprensibile. 

Per me no, assolutamente. Questioni di approcci da rispettare, ribadisco. 

Visnadi ha tutto il diritto di fare i peana all'Inter e criticare - anche aspramente - quella del Milan, ma poi deve aspettarsi le (legittime) critiche e osservazioni di quelli che lui disprezza chiamando "i virtuosi del bilancio". Magari cogliendo anche degli spunti positivi, perché nella vita il confronto con gli altri arricchisce. 

Così,  quando l'Inter rade al suolo il Milan nel derby di Champions, il verdetto del campo rimane ovviamente inappellabile, tuttavia ritengo legittimo e  comprensibile rimarcare anche le diverse strategie societarie e il differente costo delle due rose. 

Ci sono infatti diversi approcci al calcio, quello più tradizionalista, e quello che invece considera il calcio anche negli aspetti economici perché essi contano, altrimenti non esisterebbe il fair-play finanziario.

Nessuno mette in discussione i risultati e i verdetti del campo, ma i risultati del bilancio non sono così trascurabili, perché prima o poi, lo abbiamo visto proprio negli anni della "Banter Era" milanista (2012-2020), il conto si paga, salato. Per l'Inter non accadrà? I risultati sul campo porteranno i ricavi così in alto da evitare poi di passare dal ristorante a quattro stelle al chiosco con il panino? Buon per i tifosi di questa squadra. 

Visnadi in merito scrive ciò:

Gli Zhang sono in affanno economico da almeno 2 anni e hanno sottoscritto una montagna di debiti (loro, non l’Inter) per provare a continuare a vincere, perché vogliono farlo e perché pensano che vincendo potrebbero uscire dai guai (e nel frattempo, se non salderanno i debiti o cederanno il club, perderanno l’Inter, che vivrebbe in ogni caso sotto un’altra proprietà).


Prima di tutto, dati del bilancio 2021-22, l'Inter ha debiti netti per 788 milioni di euro, sette volte quelli del Milan. La strategia degli Zhang è assolutamente rispettabile perché finora ha pagato, con l'Inter che ha conquistato trofei e costanti qualificazioni alla Champions League, i cui ricavi sono indispensabili. Marotta è stato abile a fare mercato anche dovendo chiudere le sessioni in saldo positivo, cedendo giocatori importanti e rimpiazzandoli con giocatori all'altezza. Tanto di cappello.

Ma i nodi rischiano di venire al pettine, con una strategia molto aggressiva come quella degli Zhang. L'Inter non fallirà, ma il giorno in cui Oaktree dovesse diventare proprietaria dell'Inter, cosa farà? Il fair-play finanziario impone regole rigorose, forse le sanzioni non sono altrettanto proporzionate. Vedremo. 

Certamente l'Inter accumula bilanci in rosso e vince (ad ogni modo negli ultimi anni ha vinto gli stessi scudetti e Champions League del Milan, se proprio vogliamo dirlo..). Ma forse, più che prendersela con i virtuosi del bilancio o con Cardinale, sarebbe interessante rivolgere l'attenzione alle ultime gestioni di Silvio Berlusconi, all'inopinata parentesi di Li Yonghong e alla prima fase di Elliott (quella con Leonardo al vertice dell'area tecnica). Per colpa di quelle gestioni della "Banter Era" che oggi il Milan si trova a ragionare da formichina. Ed è per quello che in fondo "sventoliamo" (non festeggiamo...) lo scudetto del bilancio: perché nella "Banter Era" milanista, i bilanci erano sempre in rosso e sul campo assistevamo alle peggiori figuracce. 




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