Possiamo permetterci Conte senza panchina

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Ho letto con interesse un editoriale di Vocalelli sulla Gazzetta, in cui esprime il proprio rammarico per l'anno sabbatico a cui sarà "costretto" Antonio Conte. L'ex allenatore del Napoli sembrava destinato alla nazionale: invece il nuovo corso targato Maldini sembra virare su altre scelte (Pirlo, il sogno Guardiola). Per Vocalelli, lo stop di Conte è un problema, essendo un'eccellenza assoluta del nostro movimento calcistico, come lo è Sinner per il tennis, come lo furono Valentino Rossi per i motori e Alberto Tomba per lo sci.

Ma il motivo di questo anno sabbatico non è un mistero di Fatima: Conte è un allenatore (dal ricco ingaggio...) estremamente esigente in termini di investimenti sul mercato e spreme il gruppo squadra, fatto che ha sempre impedito la sua permanenza in panchina per cicli medio-lunghi. Oggi il calcio richiede progettualità e sostenibilità, e uno degli obiettivi è far crescere i giovani talenti, concetto diverso dall'ottenere un rendimento sopra le attese dai proprio giocatori: qui rientriamo nell'ambito di quanto già detto sullo spremere le energie mentali e fisiche dell'organico a sua disposizione. Conte è certamente un allenatore vincente, ma in Italia: le sue esperienze nelle coppe europee sono sempre state deludenti. Non è quindi un'eresia vederlo fermo per una o più stagioni. Conte preferisce mantenere inalterate le proprie ambizioni, senza scendere a compromessi (ingaggio più basso, più aziendalismo nella gestione della rosa). Ne prendiamo atto. In questo momento, peraltro, al calcio italiano i Sinner servirebbero in campo, non in panchina. 

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