Al Milan per ora manca una "visione": Krösche può essere l'uomo giusto

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Verbruggen, Vuskovic, Ayari, Minteh, Kostoulas, De Cuyper, Rutter, Diego Gòmez, Wieffer, Yohanna, Chema, Mitoma, Boscagli, Promise David. A molti questi nomi diranno poco, e invece sono tra i giocatori più interessanti del Brighton, squadra che in Premier League è terza dietro City e Arsenal (con Barca, Bayern e Psg le due squadre migliori d'Europa). 

Il Brighton ha un interessante punto di contatto con il Como, la squadra rivelazione d'Italia, 6 punti su 9 in Champions: il famigerato algoritmo, tanto criticato dagli opinionisti "boomer" italiani, è la base su cui queste due squadre hanno costruito i loro successi. Il Como è la squadra con la rosa più completa e intercambiabile (non la più forte, eh, preciso) della Serie A, e non è un caso: arriverà in fondo, molto in fondo, in Champions e arriverà tra le prime 4 in Serie A. 

L'algoritmo è però al centro di una visione, di un progetto sportivo chiaro e definito. Quello che continua a mancare al Milan.

L'anno del Covid il Milan riuscì a superare la mediocrità, nella quale era tristemente confinato, grazie a mister Pioli, che, ispirandosi un po' al modello del Gegenpressing tedesco e un po' al modello Atalanta di Gasperini, riuscì a costruire una squadra interessante. Il primo Milan di Pioli era imperniato sulla fisicità e sulla tecnica di Ibrahimovic, Calhanoglu e Rebic, tre giocatori poi usciti di scena (il primo per acciacchi ed età, il secondo per il passaggio all'Inter, il terzo per acciacchi e quella discontinuità che ne ha caratterizzato la carriera). Sono emersi Theo Hernandez, Leao e Tonali, in parte Diaz e Saelemaekers, ma non è bastato. Il Milan è stato incapace di trovare, sul mercato, altri giovani da far crescere: si è aggrappato a qualche mestierante, ma i limiti sono emersi nella stagione del post scudetto, che pure viene considerata positiva per il passaggio del Milan alla semifinali di Champions (complice però anche un girone agevole da testa di serie: dove il Milan prese però due "scoppole" dal Chelsea). Dopo l'addio di Maldini e Pioli, la situazione è peggiorata, anche perché, con Furlani al comando, spesso il parametro economico ha prevalso su tutto il resto, ma ironia della sorte, il Milan per spendere meno ha speso di più. 

In estate finalmente la proprietà ha tirato una riga e messo le basi per un progetto. Ma non basta, come non basta un proprietario più presente e qualche investimento sul mercato.

La rosa del Milan ha limiti evidentissimi: al 23 ottobre possiamo già tracciare un bilancio. Tomori e Loftus Cheek, come prevedibile, sono fuori progetto. Estupinian ha dei limiti individuali pazzeschi e anche questo era altamente prevedibile, al di là del suo essere "giocatore associativo", quindi gradito ad Amorim. Comotto, Camarda e Diawara sono giovani che sembrano non avere un grande fiducia da parte dell'allenatore, che faccio fatica a biasimare: sembrano ancora molto acerbi. Musah e Pavlovic giocano sempre e hanno "la lingua di fuori". Moreira è devastante quando gioca sul piede forte, ma non brilla quando si sposta a destra. A questo Milan servono sei giocatori, da acquistare nei prossimi due mercati (invernale ed estivo). Un centrale forte e bravo a impostare, un esterno di sinistra, un vice Chukwueze, un vice Goncalo Ramos e due centrocampisti, considerando Rabiot nel nuovo ruolo di trequartista e il ritiro di Modric. Non potrà, il Milan, fare acquisti a suon di milioni sulla falsariga di Goncalo Ramos e Moreira. 

E qui entra in gioco il nome di Markus Krösche, ex dirigente dell'Eintracht Francoforte in procinto di diventare il nuovo direttore tecnico del Milan. È lui che dovrà portare al Milan una "visione", ovviamente lavorando a stretto gomito con l'allenatore Amorim (pare che il tedesco abbia dato il suo benestare all'investitura del portoghese: le trattative tra Cardinale e Krösche partono da lontano). È lui, attraverso la sua rete di scout, a dover portare al Milan giocatori che possano migliorare la rosa e incrementare il loro valore. Ci si ferma al dato delle plusvalenze dicendo "Eh ma tanto Cardinale vuole guadagnare non gli interessano i risultati sul campo", quando invece quelle plusvalenze rappresentano giocatori di valore cresciuti esponenzialmente.  Quello che ha fatto il Como con i vari Nico Paz, Baturina, Diao. Krösche dovrà portare la sua visione e soprattutto i suoi uomini: è il momento giusto per mettere le mani e ribaltare come un calzino un vivaio in difficoltà e cambiare il settore scouting. Il tedesco, se firmerà il contratto  con il Milan, avrà carta bianca: altroché ingerenze di Ibra (uscito di scena, come era prevedibile: lo svedese non è uno sciocco, come lo dipinge la maggioranza dei tifosi) e Kirkovsi. Dovrà dimostrare, nel caso, di essere l'uomo giusto. Ma al Milan serve urgentemente un dirigente del suo spessore: servono scelte forti e definite, quelle che l'allenatore manager Amorim non è riuscito a fare in fondo, basti pensare all'esclusione e al reintegro di Tomori. 

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