Ritratti: Pietro Anastasi. Tre soprannomi un solo destino: il gol



Ritratti: fatti, fuoriclasse e storie raccontati da Claudio D'Aleo

Pietro Anastasi è stato il centravanti per “antonomasia” della grande Juventus “bonipertiana” degli anni ‘70. Il “Pelè bianco” (così chiamato per la sua classe cristallina) nacque a Catania il 7 aprile del 1948.

Centravanti imprendibile nel “breve” era “spietato” nei pressi dell’area avversaria. 172 cm di altezza, 66 kg di peso. Non era un “colosso” ma un “furetto” mai domo. Tutti gli “stopper” dell’epoca soffrivano da matti quando c’era da marcare Anastasi. Arginarne la “foga” non era facile per nessuno. Era dappertutto. Abile nel “dribbling”, abilissimo in acrobazia e palla a “terra”, “irriverente” il “giusto” davanti al portiere. Amava definirsi un “uomo d’area capace anche di manovrare”. In pratica era il “falso nove ad litteram” di quella Juventus. Spaziava su tutto il fronte offensivo. 

Per molti fu la “pantera” dal” tocco” felpato. In effetti lui la palla l’accarezzava. Tra palla e calciatore c’era un rispetto impressionante. In determinati frangenti della partita sembrava quasi che fosse la palla a cercare Anastasi e non viceversa. Il gol ce l’aveva “nel sangue”. Non è mai stato un vero e proprio “goleador”. Non era Roberto Boninsegna, tanto per intenderci, né Gigi Riva, né Beppe Savoldi. Di certo ha vissuto per il gol. Non si “calmava” se prima non la “buttava” dentro. E se non riusciva lui doveva far segnare un suo compagno, non importava chi fosse. La palla doveva finire in “rete”. Non segnare era un “tormento”.

Generosissimo e altruista ha rifornito per anni di “assist” al “bacio” il suo compagno di reparto Roberto Bettega, che ancora ringrazia. Quando Franco Causio (ala destra, altro fuoriclasse assoluto di quella Juve) si involava sulla “sua” corsia preferita,  compagni di squadra, avversari e tifosi di entrambe le “compagini” avevano già ben chiaro in testa il “film“ di quella azione. Dribbling ubriacante del “barone” (così era soprannominato Causio) che, una volta nei paraggi dell’area di rigore, crossava “millimetricamente” al “centro”. Lì scattava la “sentenza”. O la buttava dentro Anastasi, anche in acrobazia, o  palla a terra, sempre Anastasi, la “stoppava” per servire Bettega. A quel punto il gol della Juventus era bello e confezionato. “Apoteosi” a portata di rete.



“Pitruzzu” non fu mai acclamato e celebrato come altri centravanti ben più prolifici di quei tempi.  E neppure come tanti altri Campioni juventini suoi compagni di squadra. Questo dispiace ma appare del tutto normale se rapportato all’uomo prima che al calciatore. Mai una parola di troppo. A tratti timido. Schivo, umile e riservato come pochi. Anastasi, per tutti, era sinonimo di “spettacolo”. In lui c’era gioia di vivere e amore per il lavoro che madre natura e il buon Dio gli avevano concesso di fare. “Petru u’ turcu” coniugava il “romanticismo” e il “sentimentalismo” tipico di quegli anni alla passione per il calcio e per la casacca bianconera.

Fu per la Sicilia un po’ quello che Riva fu per la Sardegna. Idolo di ogni tifoso siciliano a prescindere dalla squadra per cui si tifava. Era la Juve di Morini e Salvadore, di Furino e Haller, di Cuccureddu e Bettega. Un calcio divenuto leggenda. Anastasi ha indossato la maglia bianconera dal 1968 al 1976 collezionando 275 presenze e 78 reti. Anche quando non giocava benissimo lui, quella maglia, la “sua” maglia, la onorava sempre.“Respirava “ e “sudava” bianconero.

E’ stato punta di “diamante” anche della Nazionale italiana, precisamente dal 1968 al 1975. In “azzurro” vanta 25 presenze e ”8 reti. “Pitruzzu” o meglio ancora “Petru u turcu” per via della sua carnagione “olivastra” e delle origini siciliane, ha dato corpo e sostanza per anni assieme a Roberto Bettega (altra “icona” bianconera di quei tempi) a una delle coppie più prolifiche e meglio “assortite” del calcio italiano. Definirlo centravanti “atipico” sarebbe riduttivo. Era il “Paolo Rossi” di un’epoca ormai consegnata alla storia. Non altissimo di statura, non potente come altri pari ruolo, Anastasi seminava il “panico” nelle difese avversarie grazie ad una agilità, ad un coraggio e a una brillantezza nei movimenti davvero poco comuni. “Pitruzzu” è stato senza dubbio alcuno un grandissimo centravanti. Vederlo giocare era fantastico. Valeva da solo il prezzo del biglietto. Marcarlo non era semplice. Ti sbucava da tutte le parti e si catapultava impavido su ogni pallone. Di testa, di piede, in acrobazia lui, il gol, lo cercava. Palla a terra dettava legge. Immarcabile nei sedici metri si presentava in area di rigore o per tirare o per servire il suo compagno di squadra.



Fu definito un centravanti “paradosso” da buona parte della critica di quel periodo poco “abituata” ai centravanti tutti brio e agilità. Eppure lui, Anastasi, velocissimo e imprevedibile, “frizzante” come un bicchiere d’acqua minerale, spesso metteva a sedere il suo avversario di turno per presentava da solo davanti al portiere avversario. Non aveva il tocco di palla tipico dei fuoriclasse ma al pallone, o di riffa, o di raffa, dava del “tu”.Una volta davanti al portiere era gol. Non ce ne era per nessuno. La sua carriera è una “favola”. 

Due anni nella Massiminiana (girone F della serie D) e poi passaggio al Varese nel 1966. Due stagioni in Lombardia e a seguire la Juventus che vinse la serrata concorrenza dell’Inter. Fu pagato un prezzo record: 660 milioni di lire. È il 1968. In Italia si gioca il Campionato d’Europa. Per la Nazionale è l’occasione giusta e tanto attesa per tornare fra le grandi potenze del calcio. La sera di sabato 8 giugno, allo stadio Olimpico, l’Italia gioca in finale contro la Jugoslavia. Anastasi esordisce in quella formazione, ma non gioca una delle sue solite, belle partite. Il pareggio 1 a 1 premia gli azzurri oltre il dovuto. Due giorni dopo, in occasione della finale-bis,viene fuori la prova d’orgoglio degli italiani. È il trionfo: gol di Riva e, bellissimo, in mezza rovesciata, il raddoppio di “Pitruzzu” Anastasi. 



Quando nel 1976 la Juventus lo cedette all’Inter per avere in cambio Roberto Boninsegna, molti gridarono allo scandalo. La storia dimostrò che l’affare lo fece la Juve. Anastasi confermò in nerazzurro l’essenza del suo declino “manifesto”. La Juventus con Boninsegna vinse due Scudetti, una Coppa Italia e una Coppa Uefa. Anastasi realizzo con l’Inter 7 reti in 46 presenze. Vi giocò dal 1976 al 1978. Le sue “tracce” importanti e indelebili rimasero alla Juve. In quella Torino bianconera che non smise mai d’amarlo. In carriera Anastasi non fu “fortunatissimo”. La sua “rivalità” a distanza con Roberto Boninsegna fu senza tregua. Furono entrambi fortissimi ma avevano caratteristiche molto differenti. Centravanti d’area “tradizionale” e potente il primo, centravanti di manovra seppur dotato di un notevole fiuto del gol, il secondo.

Anastasi fu stabilmente in “orbita” Nazionale in specie tra gli anni 1960 e 1970. Nel 1970, in Messico, doveva essere lui il titolare della maglia azzurra numero. 9. Un infortunio al basso ventre gli impedì di aggregarsi a quella meravigliosa squadra arrivata, poi, in finale contro il grande Brasile. Al suo posto furono convocati Roberto Boninsegna e Pierino Prati. Per “Pitruzzu” fu davvero un boccone amaro. Lui reagì e tornò fortissimo. Come solo i grandi Campioni sono capaci di fare.

Claudio D’Aleo

Tutte le foto sono fonte Wikipedia 

Commenti

  1. Anastasi era un buon centravanti d'area superato poi da Paolo Rossi.
    La punta più forte della Juve, centravanti potente, è sicuramente Charles, anche se a me piaceva particolarmente Sivori.

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    1. Hai citato altri tre grandi...sì, Sivori era più un attaccante di fantasia. Charles un vero e proprio "bisonte" d'area

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  2. A me piacciono gli uomini con questo carattere un po' schivo, mai sopra le righe. Come persona penso l'avrei apprezzato, come calciatore non mi pronuncio.

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    1. Oggi è difficile trovare calciatori schivi e riservati :), in campo comunque era molto altruista, altro punto a favore

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  3. Ovviamente non posso aver ricordi di quando giocava, ma conosco bene la fama di Anastasi :) E lo scambio Anastasi-Boninsegna è passato alla storia!

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    1. Gran bel giocatore Anastasi, anche per me ammirato solo nei filmati d'epoca :)

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  4. Uno dei più grandi attaccanti della storia bianconera.
    Saluti a presto.

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    1. Direi uno dei più grandi attaccanti italiani :). Ciao Cav!

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  5. Un tipo di calciatore come non se ne vedono più.

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    1. Davvero, gentiluomini riservati e corretti in campo.
      Ciao Nick!

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  6. Bellissimo post, gli fa onore. Io lo ricordo poco e solo per qualche commento di mio padre e i suoi amici...

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    1. Visto Mary, abbamo dato spazio anche ad altri campioni, non rossoneri :).
      Giro i complimenti all'amico Claudo, grazie mille per aver apprezzato

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  7. Conoscevo solo di nome; mai visto in azione, ovviamente.
    660 milioni per quegli anni erano cifre folli... un andazzo che non accenna a placarsi.

    Moz-

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    1. Davvero, una bella sommetta per l'epoca. Invece il primo trasferimento a sforare il miliardo fu quello di Savoldi nel 1975, dal Bologna al Napoli: quasi 2 miliardi. Il grande Cruyff fu pagato dal Barcellona, due anni prima, il corrispondente di un miliardino di lire.

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  8. Ammazza, un altruista alla Giuve? Erano proprio altri tempi!
    Comunque da come viene descritto, penso sarebbe stato uno dei pochi bianconeri ad andarmi in simpatia.
    Torino bianconera? Claudio ha avuto un lapsus, voleva sicuramente scrivere Calabria bianconera 😆

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    1. Ahahhaha, hai visto report ieri sera?
      Si erano proprio altri tempi XD. Rimedieremo scrivendo un pezzo su Nedved ahaha

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    2. No, niente report, evito pure quello.
      Su Sky Go non c'era, quindi mi sono attaccato. Ma mi sa che non va senza connessione perché ho provato a mettere la Juve ma non mi apriva la pagina.

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    3. ah ecco, ma a connessione come sei messo poi? Non sono aggiornato sulle tue traversie :D

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    4. Per ora sto coi 50 giga di Iliad (ci scarico tranquillamente, non i videogiochi che occupano 10-20 GB), mentre aspetto un'offerta ADSL a 20 euro. Per ora ci sono ma poi ti obbligano a pagare il modem per 48 mesi, altri 5 euro. Invece io più di 20 per sempre, non te li do!

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    5. 25 euro al mese è ottima, va là!

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  9. Mi son detta: finalmente un post adatto a Pietro. Ma non lo vedo nei commenti. Peccato .
    Oggi sono stata fuori e ho letto pochissimo. Ritieniti fortunato. Come sempre.. 😜

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    1. Chissà se Pietro conosce Pietro 😁, comunque si:sono un ragazzo fortunato ahaha!come cantava Jovanotti

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  10. Parlavate di me? certo che conosco Anastasi, ma non è un giocatore della mia generazione e di lui ho sentito e visto nei reportage, documentari e quant'altro della Juve, e comunque lo ritengo uno dei più dei grandi ;)

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    1. Riccardo invece l'ha conosciuto personalmente..
      Nonnetto com'è.. 😂😂😜

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    2. Esattamente Pietro, comunque è così anche per me: tanti campioni io li ho visti solo nei documentari (celebri quelli di Sfide su Rai3!, ti ricordi?).
      Claudia: prrrrrr :D

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