Ritratti: Roberto Boninsegna, il “William Wallace” del calcio

Foto dal sito ufficiale dell'Inter

Roberto Boninsegna  è nato a Mantova il 13 novembre del 1943. Alto 174 cm. pesava 72 kg. Ha “brillato” in particolar modo nel Cagliari dove ha giocato dal 1966 al 1969 (83 presenze, 23 reti), nell’Inter dal 1969 al 1976 (197 presenze 113 reti) e nella Juventus dal 1976 al 1979 (58 presenze, 22 gol).In Nazionale ha giocato dal 1967 al 1974 e ha totalizzato 9 reti in 22 partite. Con gli Azzurri è stato “vice Campione” del mondo vincendo nel 1970  la medaglia d’argento in quel memorabile mondiale in Messico perso, in finale, contro il Brasile di Pelè. Ha vinto uno Scudetto con l’Inter nel 1970-71 e due con la Juventus nel 1976-77 e nel 1977-78. Sempre con la Juventus ha vinto una Coppa Uefa nel 1976-77. E’ stato per ben due volte Capocannoniere:  nel 1970-71 con 24 gol e nel 1971-72 con 22 reti. 

“Bonimba” è stato un grandissimo centravanti. Per molti tecnici, molti tifosi e molti “analisti” del tempo fu addirittura il centravanti “ideale”. Il più forte. Quello che tutti avrebbero voluto avere in squadra. Abile di testa, abile di piede, abile in acrobazia. “Cattivo” come pochi e soprattutto “micidiale” in area di rigore Boninsegna trascinava tutti col suo “ardore”, con il suo “spirito” guerriero. “Tecnicamente” e “stilisticamente” non era “bellissimo”. Ma di questo non fregava nulla a nessuno. A quei tempi il centravanti non doveva essere altro che “potente” . Pochi “fronzoli” molta “sostanza”. “Ergo” doveva fare gol. Punto e basta. Tutto il resto veniva dopo. Vederlo giocare, pardon, “combattere” tra le maglie delle difese avversarie era una “goduria”. Aveva una personalità devastante. Dove c’erano “scontri di gioco” c’era lui. Non di rado lo vedevi “schizzare” dalla zona del campo dove “giocava” per andare a difendere un compagno ovunque questi si trovasse o partecipare egli stesso ad una “discussione” per così dire “animata”. Nessuno ha mai capito se in campo  fossero i “guai” a cercare lui o viceversa. Di certo “Bonimba” era fatto così. Prendere o lasciare. Non aveva paura di niente e di nessuno. “Litigava” non solo per difendere se stesso o i “colori” della squadra per la quale “lottava” e dava tutto se stesso, ma anche per difendere i suoi compagni di squadra. Fu “leader” amato e ascoltato anche nello spogliatoio. Il suo “sguardo” lasciava pochi dubbi. Ti “entrava” dentro e ti prendeva per il “bavero”. A quel punto non avevi scelta. Dovevi ascoltare. Quando giocava l’Inter assistevi a due partite: quelle dei nerazzurri e quella di Boninsegna contro tutti. Roberto non le mandava a dire e non porgeva mai l’altra guancia. Duro ma generoso. Leale ma mai “arrendevole”. Lui non conosceva il timore. Aveva un carattere “esplosivo”.

“Bonimba”, così lo definì Gianni Brera, è stato il “Bravehearth” (“cuore impavido”) del calcio italiano  anni ‘70. Non era un “ribelle”  come lo fu lo scozzese William Wallace e non ce l’aveva certo con gli inglesi come quel grande condottiero passato alla Storia per aver combattuto contro gli “invasori”  ai tempi dell’occupazione inglese della Scozia. Lui, “Bonimba”, ce l’aveva “solo” con tutti i difensori che gli capitavano a tiro. Non erano gli “stopper” avversari ad aggrapparsi alle sue caviglie. Era lui che “ringhiava” addosso a chiunque si sovrapponesse tra lui e il gol. Fiero, leale, grintoso. Acrobata straordinario. Un centravanti bravissimo e potente come lui avresti voluto averlo sempre con te, mai contro.

Indimenticabile e meraviglioso il gol in mezza rovesciata che Roberto Boninsegna segnò al Foggia nel  1970, quando l’Inter allenata da Invernizzi vinse quello Scudetto.  Indimenticabile pure la “sgroppata” sulla fascia laterale che gli permise di fornire a Gianni Rivera la palla della storica vittoria  per 4 a 3 contro la Germania in quella memorabile semifinale del  1970. Epici, indimenticabili e ai limiti di ogni “soglia” regolamentare sono stati i suoi duelli con Francesco Morini, l’allora stopper della Juventus.

Sfida Morini-Boninsegna (foto Wikipedia)

Neppure Morini era un “angelo” e neppure Morini le mandava a dire. Morini fu uno stopper fortissimo. Tra i due “scoppiavano” sempre scintille. Se le davano di santa ragione. Inter-Juventus di quei tempi era anche Boninsegna contro Morini. Gare per cuori forti. Gare che seguivi col cuore in gola. Gare che ti rapivano e ti portavano a spasso lungo i sentieri della fantasia. “Frammenti” indelebili di calcio ai quali ti “appiccicavi” soprattutto quando la partita era finita.

I rivali del grande centravanti interista e della Nazionale italiana furono Anastasi, Salvoldi e Chinaglia. Tutti forti. Tutti meritevoli di attenzione. Campioni epici. Ma fu soprattutto Gigi Riva il vero “rivale” di Roberto Boninsegna.  Ai tempi del Cagliari i due erano molto amici. E molto amici rimasero anche dopo. Godevano di personalità granitiche. Entrambi fortissimi, entrambi egoisti in area di rigore, entrambi devastanti per qualunque difesa avversaria. Tatticamente erano diversi e avrebbero potuto coesistere benissimo in qualunque squadra se soltanto fossero stati meno egoisti. Il “ring” di Boninsegna era l’area di rigore. Era là il suo regno. Là la sua Arena. Riva era anche lui micidiale e possente  ma spesso lo vedevi partire da “posizione” più defilata, quasi da centrocampo. Poi, a ridosso dei sedici metri, nei paraggi della “porta”, diventava  implacabile, una vera “sentenza”. Diventava “Rombo di Tuono”.  Lo “Spartacus” del Cagliari. Un attaccante meraviglioso.

Boninsegna e Riva (foto Sport People)

La coppia durò a Cagliari fino all’avvento in terra sarda dell’Arrigo Sacchi dei quei tempi, alias Manlio Scopigno, il famoso tecnico del Cagliari Scudettato, detto il “filosofo” per il suo modo innovativo e spregiudicato di insegnare calcio. Scopigno si accorse ben presto che per Riva e Boninsegna un pallone soltanto non bastava. I due erano diventati troppo egoisti.  La competizione tra loro era altissima. La palla non se la passavano neppure se “minacciati”. D’accordo con la società Scopigno chiamò in disparte Boninsegna e gli disse che tra lui e Riva il Cagliari non aveva scelta. Il mercato incombeva e i sardi avrebbero venduto lui. L’Inter bussava con insistenza offendo tanti quattrini. Il Cagliari doveva fare mercato e non poteva certo farsi scappare quel clamoroso e assai munifico affare. Così Boninsegna  fu ceduto ai nerazzurri.  Nacque in quel momento la “parabola” del mitico “ Bonimba”. Centravanti potente, mai domo, abilissimo in acrobazia, forte di testa e implacabile in area di rigore.

Claudio D’Aleo

Commenti

  1. Fa impressione leggere i nomi dei centravanti che avevamo all'epoca in nazionale, mentre ora c'è una pochezza disarmante :(

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    1. Davvero, adesso c'è da piangere. E per fortuna Balotelli si è messo fuori causa da solo..

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  2. Di lui mi ricordo appena il nome. Ed è già molto, per me :D
    Buona serata.

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    1. Io me lo ricordo bene di volto da ex giocatore. Da giocatore ho fatto fatica a riconoscerlo nelle foto :D

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    2. Moltissimo direi.
      Io non l'ho mai sentito nominare....

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    3. Siamo troppo giovani :D.
      In questo caso posso usare il "siamo" e non il "siete"

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  3. Altro grande attaccante della nostra storia.
    Sereno pomeriggio.

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  4. Alla Juve si vince sempre qualcosa in più :D

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    1. Caspita, non sei il primo a dire che è un perfetto sconosciuto XD. Povero Bonimba.. :D

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  6. Eh vabbè, qui rivelo la mia età ma io me lo ricordo, ero bambina e mi piaceva. Tra l'altro nei "Topolino" di una volta c'era la rubrica "I grandi amici di Topolino" in cui venivano presentati personaggi dello spettacolo o calciatori famosi... dovrei andare a cercare nella mia collezione il numero con Bonimba.

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    1. Bellissimo! Io ricordo invece nei Topolino di fine anni '80 dei servizi molto divertenti sul calcio, uno sulle facce buffe dei calciatori in azione :D. (tipo linguacce, strane pose).
      Quasi quasi ci faccio un post, se trovo le scansioni :)

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