Ritratti: come Rocky Balboa, il bomber Bruno Giordano

Foto da Lazio Story

Bruno Giordano è stato un centravanti fortissimo e probabilmente non emulabile. Un centravanti “di strada” divenuto ben presto Fuoriclasse. E’ stato non soltanto uno dei migliori giocatori della storia della Lazio ma certamente uno dei migliori centravanti che l’Italia “pallonara” abbia mai prodotto e ammirato.  Tecnicamente eccelso, dotato di una forza nelle gambe difficilmente riscontrabile in atri pari ruolo del suo tempo, forte di una personalità granitica da “leader” consumato, Giordano univa a uno spiccato senso del gol, un  tiro, un gioco di gambe e un dribbling anche in corsa da lasciare chiunque a “bocca aperta”.

Foto Wikipedia

Giordano ha giocato nella Lazio dal 1975 al 1985  segnando 86 reti in 203 partite. Alto 175 cm. pesava 68 kg. Dal 1985 al 1988 ha giocato nel grande Napoli di Diego Armando Maradona dove ha vinto uno Scudetto nel 1986-1987 e segnato 23 reti in 78 presenze. Giordano è stato il simbolo di una grande Lazio e di una ”lazialità” mai dispersa e tuttora più che presente. Con la Lazio ha vinto un Campionato “under 23” nel 1973-1974 e un Campionato “Primavera” nel 1975-1976. Esordisce in prima squadra con Corsini ma fu Maestrelli il suo grande “mentore”. Con il Napoli ha pure vinto una Coppa Italia nel 1986-1987. Giordano è stato protagonista assoluto nella Lazio di Manfredonia e Re Cecconi, di Agostinelli  e D’Amico, di Cacciatori  e Wilson. 

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Il “9” laziale era davvero spietato sotto rete. Talvolta entrava in porta con tutto il pallone. Non segnava spesso ma partecipava ad ogni manovra da gol. Altre si trascinava dietro il difensore avversario per poi “toglierselo” dalla “calcagna” e impallinare senza pietà l’ incredulo portiere avversario. E’ stato centravanti di sfondamento “atipico” e “rifinitore” sopraffino. Non facile a quel tempo dove il catenaccio si stava poco per volta evolvendo in un gioco meno difensivista e più votato al fraseggio in ogni zona del campo. Bruno Giordano impostava l’azione e la concludeva. Marcava il difensore avversario fin dalla trequarti e “viveva” sugli errori dei suoi marcatori. Se rubava palla o la perdevi non lo prendevi più neppure rincorrendolo in automobile. Non era fortissimo di testa ma palla al piede era immarcabile. Come detto incarnava almeno due ruoli: centravanti e trequartista. Il suo dribbling secco era una sentenza, Divertiva come pochi e teneva in “canna” un tiro potente e preciso specie col destro. Il suo gioco lo portava ad essere sempre in movimento e a cercare la triangolazione con il compagno più vicino alla linea d’attacco.  Talvolta rifiniva per se stesso. Strano ma vero. Iniziava l’azione d’attacco, chiedeva la “sponda” al compagno più vicino e si fiondava egli stesso a rete. “Cattivo” e imprevedibile il suo gioco d’attacco è diventato leggenda.

Foto Magliarossonera.it

Lui non era Boninsegna, né Riva, né Savoldi, né Chinaglia, né Paolo Rossi. Era forte come loro ma completamente diverso da loro. E questo sia  nel modo di giocare che di “intendere” il campo. Univa classe sopraffina a forza e impeto da gladiatore. Svariava su tutto il fronte d’attacco. Era semplicemente Bruno Giordano, il “Rocky Balboa” della Lazio e del calcio italiano; il centravanti che si è fatto da solo e che ha scritto pagine di  storia pedatoria indimenticabili che ricordiamo ora come se le avessimo vissute allora. Scattante e imprevedibile non sapevi mai da dove ti sbucasse; non sapevi mai come arginarne la forza e la fantasia. Non aveva paura di niente. Come Boninsegna era sempre presente nelle zone dl campo dove si svolgevano le azioni più…“litigiose”. Difendeva i suoi colori e i suoi compagni di squadra.  Era un moto perpetuo. Memorabile un gol che fece alla Juve in un Lazio Juventus 3 -0 del 2 ottobre 1977 passato agli annali del calcio. Giordano fece due gol. Il secondo con un doppio sombrero in area a “uccellare” l’incredulo Caricola, allora arcigno difensore della Juventus. Tutto al volo  senza che la palla posasse mai per terra. Una meraviglia. Roba da leccarsi i baffi. Un gesto atletico da grande fuoriclasse e diremmo da enciclopedia del pallone. Quella Lazio  era una squadra che macinava gioco e gol con una disinvoltura e una padronanza del campo tipica solo delle grandi formazioni. Era una Lazio che divertiva, che vinceva poco rispetto alla grandiosità del gioco prodotto ma, che si faceva ammirare ovunque andasse. Una squadra che si giocava la partita ad armi pari con chiunque senza timore alcuno. Era la Lazio di Bruno Giordano un centravanti meraviglioso dallo stile unico ma che tutte le squadre avrebbero voluto avere e vorrebbero anche adesso. 

Foto Gazzetta.it

La carriera di questo fuoriclasse tutto genio, sregolatezza e potenza va divisa in due tronconi ben diversi l’uno dall’altro. Il Bruno Giordano prima del calcioscommesse e il Bruno Giordano dopo il calcio scommesse. Due giocatori talmente differenti da non sembrare neppure lontani parenti. Fuoriclasse assoluto il primo, ottimo giocatore il secondo.  Il “Calcioscommesse” ha segnato ineluttabilmente la sua vita da calciatore. La Guardia di finanza lo portò via in manette per condurlo in carcere, assieme a tre suoi compagni di squadra, al termine della partita Pescara Lazio del marzo 1980. Era stato accusato di essere coinvolto nel più famoso scandalo del calcioscommesse italiano, passato alla cronaca con l’appellativo di “totonero”. Fu condannato a tre anni e mezzo dal giudice sportivo (successivamente ridotti a due dopo la vittoria dell’Italia ai Mondiali del ’82) e in seguito assolto dalla giustizia ordinaria, più lenta di quella del pallone, perché “il fatto non sussisteva”.Giordano nacque “in strada” e ha costruito il mito di se stesso giorno dopo giorno, gol dopo gol, fatica dopo fatica. Fosse stato prodotto dal  vivaio del Milan, della Juventus o dell’Inter o avesse giocato per quelle squadre avrebbe di certo vinto valanghe di Campionati e di Coppe europee. Forse, però, non sarebbe stato felice. Lui il “Rocky Balboa” della Lazio traduceva la sofferenza in gioia di vivere tirando calci al pallone. Per la gioia di quanti lo hanno amato e stimato e del popolo Biancoazzurro che lo adorava quasi fosse un re.

Claudio D’Aleo

Commenti

  1. Ciao! Mi piacciono molto questi "storytelling" sui calciatori. Per me sono tutti personaggi nuovi da conoscere, e poi credo che a volte la passione per il proprio sport preferito possa portare a risultati straordinari.

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    1. Grazie Silvia, mi fa piacere che questi scritti piacciano anche a chi non "mastica" molto la materia :)

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  2. Ma quando si è "tecnicamente eccelsi", quanto conta il talento e quanto la preparazione?
    Cosa pesa di più, sul piatto della bilancia?

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    1. Bella domanda...
      Secondo me un 60% il talento, ma un 40% la preparazione fisica..
      Forse nel calcio di una volta si poteva fare un 70-30 :D

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  3. Io lo ricordo nel Napoli, il famoso trio MA-GI-CA, Maradona-Giordano-Careca, era tanta ma tanta roba!

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    1. Fantastico trio! E nonostante tutto, gli abbiamo sfilato lo scudetto :D

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    1. Decisamente...oggi alla Lazio farebbe sfracelli a fianco di Immobile :P

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  5. Mai visto nè sentito.
    Claudio mi fa sentire sempre più ignorante.
    Fortuna che parliamo di calcio e non di politica, ad esempio.. 😜

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  6. Grandissimo attaccante, peccato del neo in gioventù insieme a Manfredonia del calcioscommesse... In ogni caso una carriera ricchissima!

    Non per fare il rompic...il professorino, ma Caricola alla Juventus nel 77? 🤔🤔

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    1. E' vero XD non può essere Caricola. Devo ricordarmi di cercare sul Guerin dell'epoca chi fosse il difensore :D

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    2. Top :D (magari il Guerin pubblicò anche la moviola!)

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    3. Oh ma non sono sicuro eh che sia Morini!! 😁
      Comunque se senti il mitico disegnatore può darsi abbia disegni a riguardo!!

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    4. devo ancora vedere sui guerin :D

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