Ritratti: Mario Corso, il docente universitario con il “sinistro di Dio”

Foto: Wikipedia
Mario Corso è stato uno degli artefici della Grande Inter di Angelo Moratti ed Helenio Herrera.

Nato a Verona il 25 agosto del 1949 era alto 175 cm. e pesava 75 kg. Ha giocato nell’Inter dal 1957 al 1973 segnando 75 gol in 413 presenze. Con l’Inter ha vinto 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali. In Nazionale non ha avuto molta fortuna. Vi ha giocato dal 1961 al 1971 segnando 4 reti in 23 presenze. Non fu convocato per il Campionato del Mondo del 1966 e per gli Europei del 1968 a causa dei forti contrasti con l’allora tecnico azzurro Edmondo Fabbri. Tocco “felpato”, passo “compassato” e lieve, sinistro da favola”. Quella palla di cuoio tra i suoi piedi diventava di velluto. Per anni l’esterno interista fu perno basilare della sua Inter.

Foto: io gioco pulito - L'altra faccia dello sport

A guardarlo in faccia tutto pareva tranne che un calciatore. Corso era il “dinoccolato” per eccellenza. Mite, schivo e romantico fuori dal campo tanto da apparire un docente universitario, in partita si trasformava e scatenava la sua “arma letale”, quel sinistro “impressionante” con cui arpionava la palla e la “metteva” dove voleva lui e quando voleva lui. Lento ma “poetico” nelle movenze, attore e protagonista di una idea di calcio ormai consegnata alla Storia, Mario Corso fu davvero un campione unico che ha insegnato calcio in maniera “dimessa” ma efficace e suadente. La palla difficilmente si allontanava dal suo piede “mancino” nonostante le “marcature” a quei tempi fossero più rigide e asfissianti che mai. Corso era (con i dovuti distinguo) il Claudio Sala di quei tempi gloriosi. In più, rispetto al “poeta” granata, Corso aveva la classe e il tocco da “scrittore” del calcio che solo in lui, grazie alle sue movenze, era possibile immaginare. Un modo di stare in campo davvero raro. A tratti quasi “svogliato”. Calzettoni abbassati, lento ma preciso, testa alta, lo trovavi ovunque a dirigere la manovra. Una classe imperiosa. In meno del fantasista granata Corso aveva una dottrina calcistica differente da quella di quel Toro sculettato che “parcellizzò” dappertutto una idea già allora “operaia” e “progressista” del calcio e dell’essere squadra.  Corso non passò alla Storia come il granata che per tutti fu il “poeta  inarrestabile” che dominava sulla sua fascia, la destra.

Foto: Panorama.it

Corso era un fuoriclasse atipico che sapeva come lasciare un marchio indelebile ad ogni partita, in ogni Stadio. Calzettoni tutti giù “alla” Sivori e visione di gioco alla “Bulgarelli”. In campo non le mandava  a dire a nessuno. Lui impostava, lui arretrava, lui  sapeva sempre come “smarcarsi” e dare la “stura” alle manovre nerazzurre più letali. E dire che quel centrocampo faceva paura. Attorno a lui gironzolavano altri Fuoriclasse e Campioni niente male come Suarez, Mazzola, Jair, Peirò, Bedin. Ma lui eccelleva comunque. Lui era Mariolino Corso, il “sinistro” di Dio. Le sue punizioni a “foglia morta” lasciavano basiti tutti: portieri, compagni di squadra e giocatori avversari. Tifosi dell’Inter e no. Calciava con una padronanza del ruolo difficilmente emulabile nonostante ancora oggi non mancano i paragoni a quei tiri meravigliosi e imparabili. Lui tirava. La palla, poi, quasi telecomandata, aggirava la barriera per poi “abbassarsi” d’incanto e “insaccasi” alle spalle del portiere avversario dando luogo alle traiettorie più impensabili. Corso sfidava la fisica. Corso divenne oggetto di studio nelle più importanti Scuole calcistiche del Mondo. Giocava con la maglia numero 11 addosso ma in realtà era il “tuttocampista” di quell’Inter piena zeppa di Grandi Campioni. Lo vedevi ovunque e a ridosso di chiunque. Lui si smarcava per andare al tiro; si proponeva come “sponda” per i compagni; rifiniva con una maestria impressionante e tirava egli stesso in porta. Tutto con la massima “lentezza” “kunderiana” tipica del suo “essere”. Non ha mai nuociuto alla economia del gioco di quella grande Inter ma anzi ha sempre contribuito a rendere eccellenti le manovre offensive dei suoi compagni. Il giusto condimento di una pietanza da “leccarsi” i baffi. Segnava da qualunque posizione gli venisse da tirare. Un godimento vederlo tirare in porta. Segnava poco, vero. Ma era sempre uno spettacolo. Prendeva una breve rincorsa e calciava quella palla da “Professore”. Sembrava fosse “smanacciata” dal “Signore”. Quei tiri e quei passaggi smarcanti lasciavano tutti di “stucco”. Nacque così il Mito di Mariolino Corso “professore” di ruolo, fuoriclasse di fatto.

Foto: Gazzetta.it

L’11 nerazzurro amato da tutti nonostante in Nazionale non avesse mai fatto “breccia”. Nonostante con il numero 11 sulle spalle molti si sarebbero aspettati un goleador come Angelillo e non certo un intellettuale prestato al calcio come lui appariva. Il Pallone racconta che il Presidentissimo Moratti stravedeva per lui tanto quanto per Giacinto Facchetti. Poi  “scelse” il secondo che, rispetto a Mariolino Corso, che pure era fortissimo, palesò negli anni a seguire un carisma e un “piglio” da condottiero intramontabile che non poteva non fare breccia in un innamorato del Calcio e dell’Inter quale era ed è sempre stato Angelo Moratti. Mazzola, altro grandissimo di quella squadra, sembra ci rimase un po’ male. Il Sandrino nazionale come tutti i grandi Campioni pare desiderasse attenzioni, coccole e riflettori tutti per sé. Difficile in quella squadra e con tutti quei Campioni. La grandezza di Helenio Herrera fu proprio quella di essere riuscito a “disciplinare”  e a far coesistere senza grossi problemi, in una stessa squadra, undici fuoriclasse così diversi gli uni dagli altri ma fortissimi. Calciatori che in campo giocavano gli uni per gli altri e che passarono alla Storia per aver messo in secondo piano ambizioni personali a favore dell’interesse principale dell’Inter e dei suoi tifosi. Mitica quella Squadra. Sarti; Burgnich, Facchetti; Bedin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso.  Una “pugno” di gladiatori indimenticabili divenuti leggenda. Roba da Enciclopedia del Calcio.

Claudio D’Aleo

Commenti

  1. In effetti Corso faceva quello che dovrebbe fare Dybala nella Juve, cioè il tuttocampista.
    Il fatto è che Corso non era una punta ma un centrocampista e tutto gli veniva facile, mentre Dybala è un seconda punta dotato di un sinistro letale che perde potenza a causa del lavoro svolto a centrocampo che gli toglie forza e lucidità mentale.
    Riky è impossibile non parlare della prova disastrosa offerta dai bianconeri contro l'A.Madrid.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Disanima perfetta nel parallelo tra Dybala e Corso.
      E' un guaio di abbondanza. Ronaldo è il terminale offensivo, Mandzukic è fondamentale nel gioco aereo e per il lavoro di cucitura del gioco.
      Dybala è giocoforza spostato di posizione.
      La Juventus a questo punto è a un bivio sul mercato.
      Isco è molto più forte e congeniale di Dybala al gioco della Juventus.
      Un centrocampo con Ramsey, Pjanic, una mezzala molto fisica (Mautidi è comunque un ottimo giocatore) e Isco: la Juventus vincerebbe coppe dei campioni a profusione.

      Elimina
    2. Per ciò che concerne la partita con l'Atletico: più che prova disastrosa della Juve, direi prova eccezionale dell'Atletico Madrid.
      I colchoneros sono i peggiori a cui rimontare tre reti, perché si sanno difendere bene e hanno un portiere eccezionale.
      La Juventus è davvero a un bivio importante.
      A livello di organico ci sono due problemi: De Sciglio e l'involuto Alex Sandro.
      Trovo invece ingenerose le critiche a Betancur che ha fatto una stagione eccellente, ma anche allo stesso Allegri.

      Elimina
    3. Parlando di ieri, vedremo al ritorno..ci sarà il fattore Stadium, più le assenze per loro di Diego Costa e del picchiatore Thomas, a proposito hanno picchiato come dei fabbri per tutta la partita, e dopo aver sbagliato dei gol facili hanno segnato alla fine i due goal con due mischie che neanche nel rugby, vabbè..

      Elimina
    4. L'Atletico non fa certo bel gioco...quello è il loro gioco. Ma hanno annullato la Juventus, quindi va dato atto a Simeone del risultato.
      Al ritorno sarà una partita epica!

      Elimina
  2. Non è una bella giornata per commentare di calcio, dopo il disastro di Madrid. Comunque Corso era un grande fuoriclasse, entrato nella storia del calcio italiano.
    Sereno giorno.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non è finita finché non è finita, come recitava il vecchio detto :)

      Elimina
  3. "Segnava poco, vero. Ma era sempre uno spettacolo".
    Non sono i goal a fare i campioni.
    Per fortuna.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Verissimo, anche se Corso giocava in un ruolo nel quale richiedono anche dei gol :)

      Elimina
  4. In effetti non ha proprio l'aspetto del giocatore di calcio e somiglia più a un docente o a un funzionario dell'inps.
    Però che dire, se aveva i piedi giusti, il resto non conta.
    Buona giornata.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pensa che Corso si è mantenuto in forma anche da anziano, negli anni '90 giocava ancora le partite di beneficenza!

      Elimina
  5. Ma avevo creduto fosse stato davvero docente! XD
    Grande, in effetti ha l'aria dinoccolata da tipo d'ufficio anni '70. Io non lo conosco, non conoscevo quindi le sue doti -tecniche e non- (i calzettoni abbassati).
    Nell'ultima foto sembra aver un po' di pancetta, devo dire XD

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No mi sa che la pancetta è un effetto della foto :D
      Molto anni '70, ma non dell'area dandy o bohemien :D

      Elimina

Posta un commento