La scure di Zagor: bandiere ammainate (di Claudio D'Aleo)


E’ un calcio che “macina” tutto e tutti. Un calcio privo di romanticismo e pazienza dove le bandiere si ammainano con troppa facilità e le panchine e le scrivanie saltano d’un tratto senza preavviso alcuno. Talvolta senza “pietà”. Per molti quello di adesso non è il vero calcio. Troppi i milioni di euro che vi girano attorno e troppo poca l’umanità che ne cuce e ne medica gli strappi. E’ il calcio dei ricavi e dei profitti, il calcio dei contratti milionari e delle plusvalenze. Uno “sport” a tratti “spietato”che ti porta con troppa facilità dalle stelle alle stalle e viceversa. Il calcio non aspetta niente e nessuno. Frenetico, cinico e vorace come frenetica, cinica e vorace è la nostra quotidianità.

CALCIO DI IERI E IL CALCIO DI OGGI. I “nostalgici” del calcio che fu crescono a vista d’occhio. Sono i tifosi di Rivera, Mazzola, Claudio Sala e Bettega; delle magliette senza “sponsor” e delle partite di calcio tutte alle 15:00 di ogni domenica. Non c’era Sky e non c’erano i telefonini. Solo Rai, solo Radio e TV. La Rai trasmetteva, la domenica pomeriggio, il secondo tempo di una delle partite più importanti della serie A. Aspettavi con ansia quello scorcio di  gara per vedere i gol e i tuoi eroi ricamare calcio e belle giocate. Vedevi poco ma era come se vedessi tanto. Quei gol li rivedevi centinaia di volte fino alla nausea. Passavi le tue domeniche ascoltando Sandro Ciotti ed Enrico Ameri guardando le interviste e i commenti di giornata grazie a “Novantesimo minuto”, alla “Domenica sportiva” e Domenica Sprint”. Era il calcio di Beppe Viola, Nando Martellini, Gianni Brera e Giorgio Tosatti. La gente si incontrava per strada, in casa o nei locali pubblici e discuteva di tutto. Anche di Sport. Il dialogo era crescita reciproca, “medicamento”, confronto. E questo sia che si parlasse di calcio che di politica. Lo “scambio” culturale era la base di ogni incontro. Milanisti, interisti, juventini conversavano e discutevano gli uni con gli altri pur rimanendo alla fine sempre delle loro idee. Un po’ come, conversando di politica, usavano fare i “sostenitori” dei diversi Partiti politici di allora. Le trasmissioni e i dibattiti televisivi di politica e sport nutrivano le coscienze, “formavano”. Erano banchi di studio importanti. Si dialogava anche con animosità ma alla fine quello che contava era il confronto, lo stare assieme, la “dinamica” dialettica reciproca che univa e appassionava. Oggi i sostenitori di “Tutto il calcio minuto per minuto”, di “90 minuto”, della “Domenica sportiva” e di “Domenica Sprint” bussano forte alle porte di una calcio nel quale si riconoscono sempre meno. Essenze e tracce salienti di uno Sport radicalmente cambiato come profondamente cambiata è la nostra società. I posteri diranno se in meglio o in peggio.

Rivera e Riva

PANE, RIVERA E MARMELLATE. L’epoca dei Rivera, dei Mazzola, dei Maldini, dei Baresi, dei Facchetti, dei Corso, dei Bettega, dei Causio e degli Anastasi è finita e non tornerà mai più. Consegnata alla Storia. “Riponete ogni speranza o voi che entrate”. Oggi se ti chiami Milan, Inter o Juventus non puoi più permetterti di aspettare un Franco Baresi o un Roberto Baggio. Oggi il Baresi o il Baggio di turno si preferisce andarlo a prendere all’estero magari pagando un mare di soldi e meglio ancora se in Sud America. Esterofili sempre. Non ci sono più i Liedholm, i Rocco o gli Herrera di una volta. Maestri che ti insegnavano il calcio dalla A alla Z sfruttando al meglio doti e qualità naturali all’occorrenza anche “addolcendoti” i piedi che “dolci” e “virtuosi” magari non erano mai stati. Non mancano solo quei grandi Allenatori. Oggi non ci sono più neppure i ruoli di una volta laddove i portieri erano Zoff e Albertosi, i terzini Burgnich e Facchetti, i centrali Cera e Bellugi, i centrocampisti Rivera, Bulgarelli e Mazzola e gli attaccanti Riva, Boninsegna e Domenghini. Oggi un terzino fa l’ala, un centrocampista il mediano e un centravanti la mezzapunta o l’esterno. Il portiere è un “regista difensivo” aggiunto. Tutti in avanti e tutti in difesa in omaggio a un calcio che non sa più cosa inventarsi per non annoiare e che spesso si avvita su se stesso senza costrutto alcuno.

Vincenzo Montella, allenatore della Fiorentina

IL CALCIO CHE DIVORA. Ci sono state e ci sono delle vicende che ci hanno lasciato e ci lasciano sgomenti. I casi di De Sisti, Bigon, Prandelli, Montella e scusateci se ce ne dimentichiamo qualcuno, impietriscono specie se si scruta dentro l’aspetto emotivo di ogni singola vicenda. De Sisti e Bigon rimangono “storie” ancora oggi, sportivamente, senza risposta. Giancarlo De Sisti e Albertino Bigon sono stati grandi giocatori prima ancora di diventare grandi allenatori. Bigon ha addirittura vinto uno Scudetto col Napoli. De Sisti ha bene allenato fino ad un certo punto della sua carriera. Sia l’uno che l’altro, d’un tratto, nel bel mezzo del loro lavoro, hanno perso panchina e percorsi da allenatori. Dileguati nel nulla tra esoneri clamorosi, dimenticatoi e incomprensioni più o meno manifeste. La storia si ripete e oggi ha il volto di Prandelli e Montella. Sia l’uno che l’altro grandi allenatori anche loro fino ad un certo momento delle loro carriere. Prandelli ha allenato la Nazionale, poi è “sparito” da quasi tutti i radar. Oggi è tornato e allena il Genoa ma del Prandelli di prima, di quel grande allenatore che è stato, sembra non sia rimasto più nulla. Quasi lo stesso il percorso di Montella. Bene a Catania, bene a Firenze, benino il primo anno al Milan. Poi una lenta, strana ma inevitabile frenata fino all’esonero spagnolo. Anche lui oggi è in panchina a Firenze. Ma se il buon giorno si vede dal mattino sta incontrando già più difficoltà di quelle che sarebbe stato lecito attendersi da un tecnico giovane e capace come lui. Nel calcio di oggi chi si ferma è perduto.

Daniele De Rossi

DE ROSSI, BANDIERA AMMAINATA. De Rossi come Ambrosini e Del Piero tanto per citare i primi “casi” che ci vengono in mente. Capitan Futuro lascia la Roma dopo 18 anni di “battaglie” indimenticabili e di successi da incorniciare. Lascia la “lupa” non senza qualche polemica o rimpianto. Lui avrebbe voluto continuare in giallorosso nonostante le 36 primavere. La “Proprietà” non è mai stata dello stesso avviso. Al Milan stessa “musica”. Non saranno rinnovati i contratti di Abate e Zapata destinati pure loro ad andare altrove. Abate aveva interpretato quest’anno una delle migliori stagioni in rossonero “inventandosi” addirittura centrale di sicuro affidamento in tante partite importanti. Lo stesso dicasi per Zapata che ha pure lui fornito ottime prestazioni ogni qual volta sia stato chiamato in causa. Con Galliani entrambi avrebbero “prolungato”. Con  Gazidis no. Occhio a Leonardo. Mentre Leo sta riflettendo sulla sostituzione di Gattuso, pare che Gazidis stia pensando ad  allontanarlo dalle scrivanie milaniste. Incredibile. Della serie “nessun dorma”. L’impressione è che con Elliott pure il Milan non guarderà in faccia nessuno e prediligerà il materialismo del risultato al romanticismo da “libro cuore”. L’ A.D. Gazidis vuol costruire una squadra giovane, talentuosa e proiettata nel futuro. Arsenal docet. Sembra intenzionato ad affidare ad altri il delicato compito dell’ennesima ricostruzione milanista. Leonardo è finito sul banco degli imputati. Il Milan non è stato costruito bene e questo lo hanno capito tutti. Leo ha avuto poco tempo, certo, ma talune scelte hanno lasciato perplessi tutti, tifosi, analisti e Proprietà. Le attenzioni della Dirigenza vanno ai ricavi, al fatturato e alle plusvalenze. Investimenti si, ma oculati. Dopo ci vogliono i risultati. Solita storia, solito calcio. Un calcio per non romantici. Il calcio materialista e senza scrupoli di oggi. Se poi pensiamo alla “parabola” semiseria di Icardi e a quella ancora più strana di Spalletti, viene da mettersi le mani nei capelli. Maurito da eroe e simbolo nerazzurro, da centravanti implacabile e Capitano dell’Inter è diventato in pochi mesi quasi un “peso”  e un “ingombro” per tutti, compagni, allenatore e Dirigenza. Spalletti sta rispettando tutti i programmi e gli obiettivi di inizio stagione. Il suo lavoro fin qui pare eccellente. Eppure, al 99%, l’anno prossimo non sarà più l’allenatore dell’Inter. Sembra che Conte abbia già accettato la proposta dell’Inter. Meditate, gente. Meditate. Non c’è trippa per gatti. 

Claudio D’Aleo

Commenti

  1. Il calcio è in piena sintonia con i valori della nostra società.
    Il più apprezzato è la "cattiveria".
    A livello manageriale la cattiveria equivale al cinismo.
    Nei calciatori è determinante la cattiveria agonistica.
    Prima di Berlusconi il Milan era nelle mani di Rivera
    che aveva inventato un prestanome come Presidente,
    (D'Ambrosio?) e Gianni Brera paragonò l'abatino a un ballerino
    che non potendo più esibirsi alla Scala , decide di comprarsi la Scala.
    La discesa in campo di Berlusconi finì per travolgere Rivera.
    Con cinismo liquidò l'abatino. Lo spazio destinato al fuoriclasse
    era quello di organizzatore della tifoseria e non di dirigente del Milan.
    Rivera non poteva che rifiutare.
    Il nuovo Milan vinceva e i tifosi erano felici e certamente non pensavano
    a Rivera.
    Le stesse cose succedono ai politici, diretti di banche, manager affermati.
    Invecchiano e vengono cacciati senza tanti complimenti.
    "Randellino" De Rossi era uno che picchiava forte, un esponente di
    rilievo della cattiveria agonistica. Ora è vecchio e pretende il prolungamento
    del contratto e fa la vittima. Assurdo.

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    1. Vero, Berlusconi mise al bando Rivera. E' una delle cose che non ho perdonato al nostro ex presidente.
      Sottoscrivo ogni parola del tuo commento, tranne il discorso sui politici\direttori di banche\manager: spesso rimangono incollati alla poltrona fino all'ultimo, contrastando il ricambio generazionale.
      Su De Rossi: non sono mai stato un suo fan. Ma non biasimo la Roma per non avergli rinnovato il contratto...Poi chiaro che romanticamente una bandiera dovrebbe rimanere a vita...e di sicuro mi dispiace che si sia interrotta la sua storia con la Roma.
      Però come detto: non è mai stato un giocatore che ho apprezzato particolarmente.

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  2. Il poter vedere le partite in tv su sky a me piace anche se ritengo sia eccessivo questo spezzatino a cui assistiamo ogni fine settimana con partite fino a lunedì. Allenatori che curano la tecnica ce ne sono ancora, uno su tutti, il Gasp, mitico mister. Su De Rossi sono anch'io molto deluso. Potevano rinnovargli il contratto di un anno non esisteva ragione per sbatterlo fuori in questo modo. Infine sugli allenatori che poi misteriosamente perdono i loro "super-poteri" posso solo osservare che forse avere certi "rovesci" può in alcuni creare insicurezze perché Prandelli sembra un allenatore lontano dai suoi standard e non certo quello che vinceva con i viola. Vero è che ha anche a disposizione una squadra fatta di nulla. Diverso il caso di Montella, lì alcuni giocatori buoni ci sono, vedi Chiesa e Veretout su tutti.

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    1. A me piace, non posso negare che da ragazzo ho trascorso momenti bellissimi, al bar o nelle case altrui (:D) a guardare le partite insieme con gli amici. Ma odio il calcio spezzatino e i turni infrasettimanali.
      Su De Rossi e Prandelli la penso diversamente da Claudio.
      De Rossi non l'ho mai amato come tipologia di giocatore.
      Prandelli secondo me ha avuto la fortuna di avere per le mani, a Firenze, una squadra molto forte.
      Sarri per dire ha forgiato un Napoli molto forte partendo da giocatori non certo di primo piano.
      Montella per me è stato sopravvalutato dai buoni esordi D

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  3. E' uno specchietto molto triste del calcio attuale dove, appunto, non esistono più le bandiere ed i tifosi (quelli veri) piangono per un Del Piero o un De Rossi che finiscono la propria carriera all'estero, quando invece avrebbero dovuto invecchiare nella Juventus o nella Roma.
    Ormai i dirigenti e gli allenatori non hanno più rispetto per chi ha fatto la storia di una determinata squadra, e pensano solo ai numeri.
    Che amarezza.
    Bisognerebbe boicottare gli stadi. Ma tanto al tifoso medio, ormai, interessa solo vincere.

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    1. Claudio ha giustamente citato Del Piero e Ambrosini, il primo finito a giocare in Australia, il secondo ha salutato il Milan facendo una conferenza non ufficiale in uno stanzino buio..

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  4. Per 18 anni, Daniele è stato il cuore pulsante dell’AS Roma”, ha dichiarato il presidente del Club Jim Pallotta. “Ha sempre incarnato il tifoso romanista sul campo con orgoglio, affermandosi come uno dei migliori centrocampisti d’Europa, a partire dal suo debutto nel 2001 fino a quando ha assunto la responsabilità della fascia da capitano. Ci commuoveremo tutti quando, contro il Parma, indosserà per l’ultima volta la maglia giallorossa e rispettiamo la decisione di proseguire la sua carriera da calciatore, anche se, a quasi 36 anni, sarà lontano da Roma. A nome di tutta la Società voglio ringraziare Daniele per lo straordinario impegno profuso per il Club. Le porte della Roma per lui rimarranno sempre aperte con un nuovo ruolo in qualsiasi momento deciderà di tornare”.

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    1. Eh sì, mi metto nei panni del giocatore e dei tifosi che lo amavano: quella con il Parma sarà una partita indimenticabile, da lacrime.

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  5. Dunque, tralascio ciò di cui non sono esperto per dire la mia sulla nostalgia del calcio passato. Effettivamente ricordo il big match serale e tutte le altre, da ascoltarsi magari via radio, alla domenica pomeriggio. Ho anche bei ricordi di questi episodi.
    Il calcio è indubbiamente cambiato. Forse anche prima non ci si poteva fermare (pena il perdersi) ma le cose sembravano meno frenetiche, anche tecnicamente.

    Moz-

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    1. A me del calcio d'oggi non piace la sovraesposizione: si gioca tutti i giorni della settimana.
      Io ho vissuto sia gli ultimi scampoli di calcio romantico, sia l'introduzione delle paytv, ma le colonne d'ercole per me sono stati il calcio spezzatino e soprattutto la Serie A a 20 squadre, con relativo inserimento di turni infasettimanali...

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  6. E' un articolo un po' spietato ma forse fin troppo aderente alla realtà dei fatti.
    Mi dispiace per De Rossi, ben pochi giocatori hanno amato la maglia quanto lui.

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    1. Claudio ha fatto una bellissima analisi! Su De Rossi: mi dispiace, anche se non sono mai stato un suo fan :)

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    2. Anche io non sono una fan, però non posso fare a meno di provare simpatia per coloro che vivono così tanti anni all'interno di una squadra, diventandone davvero parte integrante.

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    3. Giusto, infatti è la mia stessa sensazione :)

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  7. Un calcio business, dove spesso mancano i sentimenti.
    Sereno pomeriggio.

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    1. Anche se fortunatamente ogni tanto qualche bella storia da raccontare, in quel senso, c'è ancora :)

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  8. De Rossi ha fatto quello che avrebbe dovuto fare Totti... mandare a cagare una dirigenza ottusa e irriconoscente.
    per quanto riguarda il capitolo allenatori caduti in disgrazia, tra un po' succederà anche a quella mezza sega di Allegri... l'uomo con più culo che anima...

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    1. Diciamo che sono d'accordo sulla prima frase fino a ottusa completa :D
      Nel senso che la dirigenza della Roma non mi piace proprio...
      Allegri per adesso è disoccupato. Ma di sicuro ha smesso di vincere scudetti!

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  9. Mi hai fatto commuovere con questo articolo, non mi sento vecchia ma sembra passata un'eternità da quel calcio commentato da Vianello in Pressing o da un giovane Fazio in Quelli del calcio. È vero intorno al calcio sono sempre girati tanti soldi, troppi... ma almeno esistevano ancora le bandiere, i leader, le glorie... ora il talento sembra essere quantificato in sponsor sene hai tanti vali e sei forte altrimenti ciao, non sei nessuno! E bisogna pure vedere grandissimi giocatori come Daniele De Rossi essere messi alla porta con un arrivederci stai bene così... il calcio inteso come sport ormai non esiste più...È solo una grandissima "Zecca Monetaria" e noi stiamo ancora lì ad incrementarla!

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    1. Bellissimo il tuo commento Sonia! Devi affacciarti di più da queste parti :P (scherzo!).
      Hai citato Fazio in Quelli che il Calcio, ho bellissimi ricordi di quella trasmissione, mi piaceva molto!
      E sul calcio business, lo è sempre stato, ma adesso veramente l'aspetto business è cresciuto a dismisura. Pensa ad esempio ai Mondiali "allargati" e alla nuova Champions League del 2024...

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