Ritratti: Roberto Baggio, l'eroe amletico (di Claudio D'Aleo)


LA LEGGENDA DEL DIVIN CODINO. Roberto Baggio è nato a Caldogno il 18 febbraio 1967. Alto 174 cm. pesava 73 kg. Ha giocato nel Lanerossi Vicenza (dal 1982 al 1985; 13 gol in 36 presenze); nella Fiorentina (dal 1985 al 1990; 39 gol in 94 presenze); nella Juventus (dal 1990 al 1995; 78 gol in 141 presenze); nel Milan (dal 1995 al 1997; 12 gol in 51 presenze); nel Bologna (dal 1997 al 1998; 22 gol in 30 presenze); nell’Inter (dal 1998 al 2000; 9 gol in 41 presenze); nel Brescia (dal 2000 al 2004; 45 gol in 95 presenze). In Nazionale ha giocato dal 1988 al 2004 segnando 45 reti in 95 partite. Ha vinto 2 Scudetti (Juventus 1994-1995 e Milan 1995-1996), 1 Coppa Italia (con la Juve nel 1994-1995) e 1 Coppa Uefa (con la Juve nel 1992-1993). Si è aggiudicato il Pallone d’oro nel 1993 (secondo italiano a vincerlo dopo Gianni Rivera che lo vinse nel 1969). Con la maglia azzurra della Nazionale ha vinto la medaglia di bronzo a Italia 1990 e quella d’argento a USA 1994. Baggio si è ritirato dal calcio il 16 maggio del 2004.

Dopo qualche breve esperienza come Dirigente sportivo (anche in FIGC), oggi vive “semplice”: tutto “casa, caccia e famiglia”. Cioè tra tutto quello in cui crede e ha sempre creduto di più. Il “nostro” va collocato di diritto nella categoria dei Calciatori “eterni”. Cioè in quella schiera di grandi Fuoriclasse che con le loro gesta e il loro modo di interpretare il calcio e la vita hanno fatto “epoca”. “Tendenza”, oseremmo dire.


CARATTERISTICHE UMANE E TECNICHE. Baggio è stato l’eroe buono di tanti ragazzini che aspettavano di vederlo giocare per sognare ad occhi aperti. E’ stato “artista”, “poeta” e “scultore” di almeno 22 anni di imprese calcistiche “sublimi” consegnate alla Storia. Gesta che ogni nonno vorrebbe un giorno poter raccontare ai propri nipotini per deliziarli e avvicinarli allo Sport più bello del Mondo. Roberto Baggio è leggenda. Ha “dipinto” se stesso nei campi di mezzo Mondo con le maglie più svariate, non ultima quella della Nazionale italiana. Spiegare  Roberto Baggio a chi non ha avuto la fortuna di vederlo giocare non è compito agevole. Lui “atipico” tra gli “atipici”, è stato un calciatore spettacolare.

Un “10” da urlo. Non “un” Rivera e neppure un Antognoni ma una via di mezzo tra un attaccante fortissimo e una mezza punta da “sballo”. Schivo e riservato come pochi altri, si è sempre avvitato nella “morsa” di chi, per carattere, modi di fare e cultura, si è sempre impegnato per non balzare agli onori della cronaca senza però mai riuscirci. Roberto Baggio come Amleto. “Essere o non essere, questo è il quesito” si recita nella celeberrima tragedia di William Shakespeare. In essa Amleto, principe di Danimarca, appare come l’eroe-antieroe per eccellenza. Personaggio malinconico, triste, pieno di dubbi, incertezze e frammenti importanti di vita mai risolti appieno.



FUORICLASSE AMLETICO. Perdonateci l’”aggancio” ma la nostra modesta opinione è che la vita sportiva di Baggio abbia ricalcato molto i tratti salienti di quella mitica tragedia. Una vita, quella del “divin codino”, vissuta da fuoriclasse ma anche da giocatore più che “normale; pervasa quasi sempre dal dubbio di essere o non essere un grande Campione, un atleta irripetibile, un trascinatore; l’eroe che ogni ragazzino, a quei tempi, sognava d’essere o di poter diventare. Nella tragedia Shakespeariana il grande dilemma in cui Amleto inciampa è quello di non sapere non quale scelta egli debba fare ma, al contrario, se mai la farà. Secondo molte interpretazioni Amleto non giunse mai ad alcuna decisione parcellizzando un po’ ovunque l’immagine di un uomo  indeciso e per certi versi inattivo. Detto, fatto. Fiorentina – Juventus del 6 aprile 1991. E’ la prima volta di Baggio a Firenze con la maglia della Juventus. La prima da ex. Destino volle che alla Juventus fosse assegnato un calcio di rigore. Tutti si aspettavano che dal dischetto calciasse Baggio, che si prendesse lui quella enorme responsabilità. Probabilmente pervaso dall’amletico “dubbio”, Baggio, tra lo stupore generale, si rifiutò di calciare quel rigore dando corpo e sostanza a polemiche “feroci” ancora oggi mai sopite del tutto. Per la cronaca quel rigore fu poi tirato dallo juventino De Agostini che lo sbagliò facendoselo parare dal portiere viola Mareggini. Baggio uscì poi dal campo indossando una sciarpa viola donatagli da un tifoso della Fiorentina. Un disastro a tinte “bianconere” o quasi. Vivere da Baggio non gli è stato mai facile. Parimenti complicato è stato per lui interpretare se stesso. Timido, riflessivo, educato e garbato come pochi non ha mai ben digerito riflettori e “onori” della cronaca. Non ha mai vissuto il campo di calcio come un’Arena bensì come un palcoscenico dove coltivare il suo “essere” Baggio e raggiungere, esprimendosi, la “pacificazione” interiore. Questo suo vivere il lavoro e la quotidianità ha influito molto in quasi tutte le sue “scelte” di vita. Almeno in quelle più importanti.



MITO E BUDDISMO. Mai “cuor” di leone ma sempre “irrequieto”. Talvolta introverso. Per l’Avvocato Agnelli fu un po’ “Raffaello” un po’ “coniglio bagnato”. Artista del calcio, certo, ma mai “coraggioso”. Difficile dire se Baggio sia stato “usurato” più dall’arte di saper “consapevolizzare” che dal calcio. Non è mai stato un Gladiatore neppure fisicamente. Era di stazza “normale”, per niente possente. La sua grande forza stava nel “credere”, nella sua poco comune capacità di staccare la spina per meditare e dedicarsi a ciò in cui ha sempre creduto. “Nella mia mente ci sono tanti esempi di eroi: patrioti, scienziati, esploratori, astronauti, uomini che hanno lottato per la libertà e la pace – ebbe a dire Baggio al giornalista Salvatore Giannella- ed è proprio tra i maestri di pace che ho trovato il mio eroe. Il suo nome è: Daisaku Ikeda. Mi ero avvicinato al buddhismo nel 1988, all’inizio con scetticismo, poi con curiosità e infine con convinzione. Da allora - conclude Baggio - ho avuto la fortuna di incontrare e dialogare con protagonisti di fama mondiale in ambiti religioso, politico e industriale. Considero Ikeda colui che più di ogni altro mi ha toccato il cuore. Vorrei poter descrivere tutte le sensazioni che ho provato incontrandolo e dialogando con lui, ma non credo di esserne capace”. Il buddhismo, è noto, non proclama dogmi. Al contrario, incoraggia l’analisi critica. Attraverso l’uso di metodi appropriati, la comprensione intellettuale degli insegnamenti diventa un’esperienza diretta. Metodi ulteriori consolidano i risultati raggiunti durante la meditazione, intesa come spazio inattaccabile per l’ottenimento della Verità.



L'UOMO E IL CALCIATORE. Umanista convinto e mai materialista, in campo Baggio usava la sua  arma letale: il “dribbling”. E’ come se madre Natura gli avesse donato lo strumento perfetto da utilizzare al bisogno per difendersi dalle “criticità”. Quasi un “morso” dello Scorpione cui Roby ricorreva nei momenti difficili per venirne a capo. Lui “dribblava” tutto e tutti; anche le difficoltà, anche le ingiustizie”, anche la “mala sorte”. Si infortunava come qualunque altro calciatore “super marcato” come lo era lui, ma tornava sempre più forte di prima. Quando pensavi che non ce l’avrebbe mai fatta a causa del suo carattere “debole” ecco che lui ti spiazzava tornando in campo più forte di prima e con una grinta inusuale. E’ stato, dopo Rivera, il più forte calciatore italiano. La “fede”, in Baggio, entrava in alchimia col “genio”. Una “catarsi” perfetta. Una “purificazione” indispensabile per corpo e anima dove la “consapevolizzazione “ del proprio vissuto assurge a esperienza e a “rimedio” basilare per ogni “male”. La “riflessione” in lui era spazio vitale. Impossibile non parlare di Baggio. Ancora oggi c’è chi lo “osanna”, c’è chi lo contesta. Lo ricordano tutti come se avesse smesso di giocare ieri. Il destino dei Fuoriclasse talvolta è “dividere”. Molto “paolorossieggiante” nel fisico, a differenza del Pablito nazionale Baggio giostrava a tutto campo senza mai offrire punti di riferimento al suo marcatore. Marcarlo era impossibile.



La palla tra i suoi piedi “spariva”. Palla a terra non aveva rivali, era un fulmine. Umile ma spietato. Roberto Baggio viveva il campo come uno squalo vive l’Oceano. “Girava” senza fermarsi un attimo attorno all’azione che l’istinto gli “suggeriva” come buona per il gol. Poi d’improvviso, “fiutato” tutto quello che c’era da “fiutare”, prendeva palla e segnava o faceva segnare. Non è mai stato un leader e neppure un Comandante. E’ stato un grande Fuoriclasse e un personaggio da “copertina”. In lui hanno vissuto gli “estri” e la classe di Campioni indimenticabili. Un po’ Sivori, un po’ Cruyff, un po’ Platini. Soprattutto tanto Baggio.



Dribbling “feroce”, gioco di gamba fantastico con entrambi i piedi, scatto fulminante, visione di gioco da “dio”. Aveva tutto. Fermarlo con le buone era arduo. Dal centrocampo in poi lo trovavi ovunque. Dovevi per forza buttarlo giù. Lasciava le “tracce” come Pollicino ma più lo ammiravi attonito meno ne capivi. Un dribbling, una finta di “corpo”, una “veronica”, uno stop a “seguire” di quelli che ti lasciano sul posto, una fuga in avanti quasi il rettangolo di gioco fosse una “gimkana”. Calciava non fortissimo ma con precisione “chirurgica”. Le sue “punizioni” erano imprendibili. Disponeva di un repertorio senza “fondo”. Un Campione unico, geniale. Pensavi che la prossima volta non te lo saresti mai fatto scappare. Ti convincevi che di lui avevi capito tutto o quasi tutto e che l’azione successiva non gliela avresti fatta mai finire. Quisquilie. Finivi sempre o quasi sempre col sedere per terra.



BAGGIO, L'ARTE DI GIOCARE AL CALCIO.  Roby sgusciava di qua e di la per il campo lasciando dietro di se avversari sdraiati a terra come birilli. La gara  che lo ha “partorito” come calciatore favoloso e, oseremmo dire, irripetibile per caratteristiche e modo di stare in campo,  è stata certamente Napoli - Fiorentina (3-2) del 17 settembre 1989. Baggio segnò entrambi i gol del momentaneo vantaggio “viola”. Il primo su rigore, il secondo da cineteca. Un gol da consegnare agli “annali” del Calcio e da far studiare agli Studenti di qualunque Scuola di calcio. Baggio prese palla subito dopo la sua area di rigore, scartò nell’ordine Ferrara, Renica e De Napoli poi, una volta giunto in corsa in area partenopea, a sinistra di quella porta, “dribblò” il povero Giuliani e insaccò all’angoletto opposto ammutolendo ogni tifoso napoletano. A Napoli ancora oggi ricordano quel favoloso gol segnato proprio al San Paolo, il Tempio del grande Diego Armando Maradona. Maradona, per inciso, entrò in campo nei secondi quarantacinque minuti di quella partita (non era al massimo della condizione) trovando lo stesso il tempo di divorarsi un calcio rigore e di trascinare il Napoli alla vittoria che ai più sembrava un miraggio o quasi. Tutto il pubblico di Napoli applaudì Baggio. Maradona si “perse” per lui in complimenti mai fatti prima. Il destino dei Grandi è incontrarsi. Baggio per molti anni è stato Ambasciatore nel Mondo per l’Unicef.  Oggi si dedica a se stesso e alla famiglia. Il calcio, per lui, non è più una priorità. Forse non lo è mai stato.

Claudio D’Aleo


Commenti

  1. Lui e Rivera i talenti sontuosi del calcio Italiano di sempre.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Verissimo. E da tifoso del Milan, felice che abbiano indossato la nostra maglietta.

      Elimina
  2. Questo sì che è un campione che ricordo.
    L'ho amato e seguito da ragazzina, e ne avevo persino un poster in camera.
    Peccato che la dirigenza non faccia per lui.
    Sono certa che avrebbe avuto molto da dare anche lì.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Urca, che poster avevi? Italia? Milan?

      Elimina
    2. E figurati se me lo ricordo.
      Comunque era un primo piano, eh?
      La maglietta? Meglio senza. 😅😅😅

      Elimina
    3. ahhahaha forse era la maglia del Milan XD, pensando alla tua età...

      Elimina
  3. Tecnicamente non si discute ma forse non era poi così sbagliata la definizione che gli rifilò Agnelli alla Juve di coniglio bagnato

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Secondo me Baggio è sempre stato uomo di grande sensibilità e un carattere schivo, non un divo pallonaro.

      Elimina
  4. Ciao Riccardo! Questo è un campione che i nati nell'89 come me non possono non conoscere… ricordo ancora che alcuni miei compagni delle elementari avevano il codino come il suo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Verissimo: Baggio rilanciò la moda del codino tra i ragazzini :).
      Fu uno shock quando nel 1997 si rasò, andando a giocare al Bologna :)

      Elimina
  5. E chi se lo scorda il divin codino :)
    Ero piccola ma lo adoravo. L'ho sempre trovato un giocatore con la g maiuscola. Un grande uomo sia fuori che dentro il campo.
    Quando si ritirò mi dispiacque un sacco.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grande, infatti Baggio è un campione universalmente riconosciuto, e non solo perché ci ha fatto quasi vincere un mondiale da solo.
      Io ricordo il giorno del suo ritiro: Milan-Brescia, ero al bar a vedere le partita con due carissimi amici. Che emozione!

      Elimina
  6. Un grande, che ho apprezzato solo dopo.
    Sì, perché da piccolo ero milanista, ma prima di essere milanista ero (e sono ancora, in parte) anti-juventino. Quindi puoi immaginare quanto non sopportassi il codino di Confucio XD
    Addirittura ha giocato in Nazionale fino al 2004? Pensavo avesse smesso prima...
    Un esempio, comunque, del calcio che non c'è più. Mi spiace sia sparito dalle scene, dovrebbero dargli qualche programma in tv...

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io pure non ho mai amato i colori juventini, ma Baggio lo ammiravo tantissimo.
      Mi sono anche incazzato con Sacchi quando lo sostituì nella seconda partita del mondiale per fare entrare il secondo portiere (il primo era stato espulso).
      Baggio ha trasformato quell'ingiustizia nella spinta per fare un mondiale eccezionale.

      Elimina
  7. Indimenticabile talento.
    Ti auguro una buona serata.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Speriamo sia indimenticabile anche per le future generazioni :).
      Chissà,magari verranno a leggere questo post per conoscerlo :D

      Elimina
  8. Risposte
    1. Davvero! Quanto ci ha fatto sognare con le sue prodezze.

      Elimina
  9. Il mio primo giocatore preferito, e quel rigore mi spezzò il cuore..

    RispondiElimina
  10. Alla Juve non voleva venirci, è chiaro fin dal principio che fu venduto senza il suo consenso e dopo quel rigore nessuno alla Juve lo ha mai amato del tutto, nemmeno quando con tutto il suo talento ci portò a vincere la Coppa Uefa vincendo anche il pallone d'oro.
    Credo che sia il giocatore italiano più bravo su cui ho posato gli occhi ( le partite del mondiale USA '94 dopo il girone furono uno spettacolo ), però non è stato mai vero amore nonostante io fossi un amante incondizionato del calcio ancorché ragazzo.
    Per dirti: ci misi molto meno ad amare Del Piero, che lui che ho visto giocare per la Juve per molti anni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pensa: un giocatore non amato al 100% dai suoi tifosi, ma amato dagli avversari.
      Il mito di Baggio poi si è fortificato nel tempo, secondo me, con la ciliegina di un finale di carriera su alti livelli nel "piccolo" Brescia.

      Elimina
    2. A Bologna e Brescia ( con Guardiola ) fu spettacolare.
      Fece un gol alla Juve con stop a seguire ingannando il portiere che ancora amaramente ricordo, ma che fu troppo bello per non apprezzarne il gesto.

      Elimina
    3. P.S: prima di farsi convincere da Mazzone, era quasi sicuro il suo approdo qui a Reggio Calabria, con tanto di tifosi che facevano girare voci incondizionate della sua presenza in vari punti della città. :-P

      Elimina
    4. Fantastico quel gol. Uno dei più belli di Baggio e della storia del calcio italiano (campionato 2000-2001).

      Elimina
  11. Potrei dire tantissime cose su questo giocatore... sono diventata Juventina seguendolo, una sportiva prendendolo come esempio... Baggio a parer mio è e resterà per sempre un grandissimo giocatore, sia tecnicamente che umanamente!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti perdono l'essere juventina :P perché il tuo tifo bianconero è nato grazie a uno dei pù forti giocatori della storia del calcio

      Elimina
  12. Quanto affetto per quest'uomo qua!! Che bello quando Pizzul lo chiamava praticamente soltanto per nome nella telecronaca di Italia - Bulgaria USA 94!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fantastico l'aneddoto che citi! Infatti l'anno dopo, guardando la serie finale di Holly e Benji (mondiale Under 16) mi stupivo del fatto che il telecronista chiamasse Holly Hutton non solo per nome, ma per soprannome! E mia sorella giustamente mi fece notare: "Anche Baggio veniva chiamato Roby da Pizzul".
      Fantastico!

      Elimina

Posta un commento