Ritratti: Tardelli, il tuttofare che giocava per due (di Claudio D'Aleo)


Marco Tardelli detto “Schizzo” è nato a Careggine il 24.09.1954. Era alto 178 cm e pesava 70 kg  “Schizzo” è’ stato certamente  il più forte “tuttocampista” italiano degli anni ’80. Oseremmo dire  il più forte calciatore “tutto fare” che il calcio italiano abbia mai avuto e mai “gestito” prima. Ha giocato nella Juventus dal 1975 al 1985 collezionando 259 presenze e 35 gol. Con i bianconeri ha vinto 5 Scudetti, 2 Coppe Italia, 1 Coppa dei Campioni, 1 Coppa Uefa, 1 Super Coppa europea, 1 Coppa delle Coppe. Dopo Tardelli, il nulla o quasi.


Ottimi mediani, ottimi centrocampisti ma mai più nuovi Tardelli. In “Schizzo” Madre Natura ha canalizzato tutto quello che era necessario e giusto dovesse avere un calciatore che tutti avrebbero definito, per l’appunto, “universale”. Uno di quelli che qualunque squadra e qualunque allenatore al mondo avrebbero voluto e vorrebbero avere. Un fuoriclasse, certo, ma “atipico”. Capace di “cantare” e portare la “croce”, di “ricamare” calcio e “irretire” quello degli altri, di segnare e far segnare. Marco Tardelli sapeva fare tutto e lo sapeva fare con estrema eleganza e naturalezza. Terzino destro; terzino sinistro; mediano; centrale; mezzala destra; mezzala sinistra; interno; trequartista; ala. Forse avrebbe saputo fare anche il portiere o l’attaccante. Difficile dirlo perché non ci ha mai provato veramente e nessun allenatore glielo ha mai chiesto. Saremmo stati curiosi di vederlo all’opera anche in quei ruoli. Di certo non ci avrebbe deluso.


In lui il gioco del calcio era di “casa”. Tardelli era tutto quello che un grande calciatore sarebbe dovuto essere. Forza, personalità e carattere non gli facevano difetto. Mai stato uno che le “mandasse” a dire. Tardelli lo trovavi nelle mischie più “animate”. Non è che se le andasse a cercare ma senza quelle il suo “gioco” sarebbe mancato in qualcosa di assai basilare. Era un combattente nato. Il suo esprimersi in campo, come la sua vita, è stato sempre un continuo entrare e/o uscire da una mischia. Come nel rugby ne veniva fuori alla grande. E lo faceva a testa alta, col l’ardore dei grandi guerrieri, di quelli che non si arrendono mai e trascinano tutti gli altri alla “conquista”. Tardelli era un “leader”, un “testardo”, un compagno di squadra leale e corretto. Uno che di “grinta” ne possedeva a tonnellate e avrebbe potuto distribuirne a valanghe a chicchessia. Uno che si prodigava per se stesso e per la squadra senza mai lamentarsene. Aggrediva qualunque “spazio” e creava superiorità numerica. Lui è stato il motore della Juventus anni ‘75/85 e della Nazionale italiana Campione del Mondo in Spagna nel 1982.


Senza di lui Enzo Bearzot non sarebbe mai riuscito a costruire e a “cementare” quel magnifico gruppo di “eroi”.  Trapattoni vedeva in lui il giusto nesso tra una difesa di ferro e un centrocampo di qualità e quantità. Tardelli faceva “spogliatoio”. Tardelli era il “collante tra Scirea e Paolo Rossi. Cioè tra la difesa “bunker” di quelle bellissime squadre e quegli attacchi magnifici e “devastanti”. Forte coi entrambi i piedi, forte di testa e in marcatura, bravo e sicuro in elevazione, “Schizzo” si faceva valere, eccome, anche in “sede” di realizzazione. Lui segnava. Era soprattutto un “generoso” ma segnava tanto pure lui. “Sradicava” la palla dai piedi del centrocampista avversario, si fiondava in avanti, chiedeva la triangolazione al compagno più vicino e una volta nei paraggi o in area di rigore tentava il tiro egli stesso o giocava d’appoggio per servire il compagno di reparto meglio piazzato.


Averlo contro non era una passeggiata per nessuno. Neppure per Gianni Rivera che in un leggendario Juventus Milan del 5 novembre 1978, se lo vide fiondare tra i piedi a pochissimi secondi dal fischio di inizio di quella partita. Tardelli si avventò su Rivera all’inizio della contesa. Un fallo che a tutti parve da espulsione. Rivera venne molto “limitato” da quell’intervento a “freddo” e non giocò una delle sue solite partite. Ebbe timore per la gamba e quel “fallo” lo condizionò parecchio.  L’arbitro D’Elia si limitò ad ammonire Tardelli tra l’incredulità generale. Ne susseguì un finimondo. Tutti avrebbero voluto l’espulsione del mediano bianconero. Invece Tardelli continuò la partita, durante la quale - secondo le marcature scelte da Giovanni Trapattoni - seguì come un’ombra Albertino Bigon, limitando di molto il gioco offensivo del Milan. La Juve vinse quella partita per 1-0 con gol di Roberto Bettega. Le polemiche non terminarono mai. Ce ne ricordiamo anche adesso.


Tardelli non era certo un Marcantonio, però si faceva rispettare da tutti. Alto, longilineo, generoso, coriaceo; lineamenti marcati dalla “sofferenza” d’essere se stesso e di giocare come Madre natura gli aveva imposto di fare. Cioè correndo, rincorrendo tutti, lottando e sbuffando dal primo all’ultimo minuto. Una corsa armoniosa e composta che solo in lui abbiamo visto e ammirato. Tardelli non aveva la classe di Rivera o di Antognoni. Però era Tardelli. Un giocatore delizioso e dal tocco di palla sopraffino. Uno che “randellava” con eleganza e senza guardare in faccia nessuno. Il campo per lui non finiva mai. Correva in lungo e in largo senza soluzione di continuità. E più correva più rimaneva “lucido”, più lo vedevi sfrecciare indomito in ogni dove alla ricerca di avversari da “azzannare” o di palloni da conquistare. Trapattoni una volta disse che avere Tardelli in squadra significava giocare in 12. Parole d’oro e assolutamente condivisibili. Tardelli arrivò alla Juve per caso. Diciamo che era già nerazzurro, cioè dell’Inter. Giancarlo Beltrami, direttore sportivo dell’Inter di Ivanhoe Fraizzoli prima ed Ernesto Pellegrini poi, lo aveva praticamente acquistato dal Como. Quando sembrava tutto già fatto, Boniperti su “imput” di Gianni Agnelli piombò come un falco su quella trattativa e dirottò contratto e giocatore in quel di Torino. Un  “blitz” in piena regola che stupì stampa e tifosi.

Era l’estate del 1975. A Milano rimasero “basiti”. A Torino brindarono alla grande. Un “colpo” di mano che fece storia e che nessuno seppe più dimenticare. Non fu il primo e neppure l’ultimo. Tra Inter e Juventus i colpi di scena non sono mai mancati. Accadde lo stesso con Michel Platini. Il francese si promise all’Inter in attesa dell’immediato “sblocco” della frontiere. Mazzola, allora Consigliere del Presidente, gongolava. Aveva in pugno un autentico fuoriclasse. La trattativa fu oggetto di una “scrittura privata” tra Platini e Giancarlo Beltrami (luglio 1979) che sanciva i tratti salienti di quell’accordo. Anche in quel caso piombò sulla trattativa la Juventus di Boniperti e Platini ben presto prese la strada della Torino bianconera. Tardelli è stato certamente uno degli acquisti storici più importanti di quella Juventus “trapattoniana” che dominò in lungo e in largo in Italia fino al 1986 (6 Scudetti, 2 Coppa Italia, 1 Coppa Uefa). Nacque così la favola del grande mediano tutto fare Juventino.


Favola che ha trovato la sua naturale sublimazione il giorno undici luglio del 1982. Finale del Campionato del Mondo in Spagna. Italia-Germania Ovest 3-1. Reti di Rossi (57’), Tardelli (69’), Altobelli (81’) e Braitner (Germania) al minuto 83’. Tardelli mise un marchio indelebile su quella finale. Quel tiro potente e angolato scagliato poco prima dell’area di rigore tedesca e insaccatosi alle spalle di Schumacher, non lo dimenticheremo mai finchè camperemo. Ancora oggi vengono i “brividi”. Così come non dimenticheremo mai la sua gioia e soprattutto quel suo meraviglioso, liberatorio urlo. L’urlo di gioia di un Paese intero. Tardelli oggi è apprezzato opinionista TV. Come allenatore non ha avuto la stessa fortuna avuta come calciatore.

Foto di copertina Getty Images, le altre foto sono scansioni dalla mia collezione di Guerin Sportivo.

Commenti

  1. Ogni volta che leggo un post di Claudio, per tutta la lettura, penso che il calciatore di turno sia morto, visti i tempi verbali.
    Non imparo mai. Infatti, mi sembrava strano che Tardelli fosse morto ed io non ne avessi sentito parlare.
    Comunque è bello che un fuoriclasse come lui sia stato un leader giusto ed apprezzato.
    Spesso chi si proclama "comandante" non ha le carte per dirigere proprio nulla. Qui, invece, il talento era proprio palese.

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    1. Facciamo dei 'coccodrilli' in largo anticipo :D anzi larghissimo.
      Tardelli è sempre stato un leader, tanto più che ha fatto anche l'allenatore e il vice allenatore.
      Io lo ricordo molto bene sulla panchina dell'under 21 azzurra, era una squadra con tanti giocatori che mi piacevano :)

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  2. Di Tardelli resterà sempre quell'urlo nella finale mondiale del 1982 ed anche lui lo sa. Quell'urlo, il nostro urlo.

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    1. Non sono riuscito a trovare la foto XD sui miei Guerin Sportivo.
      Perché era perfetta quell'immagine, come apertura del post!

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  3. Dopo quel gol terribile nel mondiale praticamente tornò a essere un giocatore normale senza cattiveria e movimento.

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    1. povero Tardelli, l'hai stroncato!
      Dai, quel gol, a prescindere dall'importanza, non è stato brutto :)

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    2. Si, e poi si trasferì all'Inter dove si trasformò in un brocco come tutti gli ex-juventini passati all'Inter...

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    3. ahahah noi ultimamente con gli ex juventini siamo andati maluccio...

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    4. Beh, ma voi è un po' che non pescate dalla Juve.... o mi sbaglio?

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    5. Dal mercato di gennaio,ahahah! Non vorrei che quest'estate puntassimo Cuadrado...

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    6. Ah si? E chi avete pescato? Mica mi ricordo....
      PS. Comunque Cuadrado è tanta roba...

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    7. Cuadrado secondo me è scarico..

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  4. Di Tardelli conosco più la carriera da allenatore che non quella di calciatore qui descritta. Grazie come sempre per l'approfondimento :) buona giornata.

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    1. Anche io 'dal vivo' ho visto solo il Tardelli allenatore :)

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  5. Sono passati quasi 40 anni ma quell'urlo lo ricordo ancora perfettamente :D Come CT dell'Under 21 è stato discreto, ha vinto pure un Europeo...poi si è perso ed è finito a fare il vice del maestro Trap e poi il commentatore

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    1. Come ct dell'Under 21 ha fatto molto bene, mi ricordo ancora la finalissima con la Repubblica Ceca, le prodezze di Pirlo e Abbiati. Poi sì, all'Inter si è affondato :D

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  6. Eh sì, Tardelli è più che un esultanza ;)

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    1. Esultanza iconica, ma poi sì, c'è di più: uno dei più forti mediani della storia del calcio italiano :)

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  7. Anche se avevo quasi 7 anni, ricordo molto bene l'esultanza ai mondiali.
    Sereno pomeriggio.

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    1. Bellissimo vedere un mondiale vinto con gli occhi da bambino ^_^
      Io fortunatamente ho rimediato con le coppe dei campioni

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  8. Non l'ho mai visto manco come opinionista.
    Curioso l'episodio del fallo non punito, sicuro che non c'erano attriti tra i due giocatori?

    Moz-

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    1. Secondo me no: in quegli anni però i mediani ogni tanto facevano i falli di intimidazione. Era un altro calcio, più genuino; non credo più corretto o più scorretto.

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  9. giocatore certamente ineccepibile, un'impronta bene impressa sul selciato del calcio. come allenatore lo ricordo soprattutto per un derby (no, inutile ricordare il risultato, eh) :-) e la famosa frase riferita all'inter "non siamo una grande squadra".

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    1. ahah, peraltro è avvenuto, quel derby, l'11 maggio del 2001 :D. Sono già passati 18 anni!

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    2. sei un'enciclopedia vivente. richipedia. però devo crederti sulla parola, non ero ancora nato :-)

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    3. Bella la definizione di Richipedia :), mi lusinghi

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