Intervista a Francesco Scotti: cresciuto nella Lazio, romano di nascita e riminese d'adozione

Scotti con la sciarpa del Rimini (foto Corriere di Romagna)

Francesco Scotti, 36 anni da Roma, è un riminese acquisito. Gioca infatti a Rimini dalla stagione 2011-12, fatta salva una duplice parentesi annuale tra Forlì e L'Aquila. Vive a Rimini con la sua famiglia ed è uno dei leader della squadra che partecipa al campionato di Serie C, categoria nella quale ha totalizzato 326 presenze. Scotti inizia nelle giovanili della Roma, poi passa alla Lazio, voluto fortemente dall'ex portiere Felice Pulici. Tra le Aquile fa la trafila nel settore giovanile e vince il campionato primavera nella stagione 2000-01. Nel 2001-02 è in serie B a Cittadella (purtroppo non scende in campo) e nel 2002-03 a Firenze con la Fiorentina (in C2): i primi passi di una lunga carriera nella quale ha vestito anche le maglie di Fermana, Ancona, Sansovino,  Sangiovannese e San Marino.

Francesco, partiamo da Rimini: una piazza che ti ha conquistato, la tua città adottiva. Una scelta di vita importante che però ha ripagato.
"Io sarò sempre grato a questa città, a questa gente, perché comunque sia mi ha accettato come uno di loro. La mia carta di identità dice che sono nato a Roma. Ma mi sento a tutti gli effetti un riminese. C'è un particolare interessante: mi sono informato sulla storia di Rimini. La strada che arriva all'Arco d'Augusto parte da Roma. E' una strada che ho percorso anche io".

Scotti con la maglia del Rimini

A proposito, i tatuaggi sono la tua passione. Quanti ne hai?
"Ne ho tanti, faccio fatica a contarli. Oramai son tutto un tatuaggio (ride, n.d.r.). L'ultimo l'ho fatto quando ho preso la decisione di tornare a giocare a Rimini, dopo l'Aquila (il Rimini ripartiva dall'Eccellenza, n.d.r.). Mi sono tatuato la scritta Alea iacta est, il dado è tratto, la decisione era stata presa, per sempre".

Una delle tue figlie gioca a calcio nel ruolo di portiere, vuole ripercorrere le tue orme.
"Asia (12 anni, n.d.r.) fa un po' tutti gli sport, è sportiva come il padre. Ha una grande passione per il papà  (ride, n.d.r.). E per Rimini. Quest'anno è stata una stagione difficile per me, quando sono stato messo in panchina, mia figlia è sempre rimasta lì, veniva allo stadio sempre, non ha mai saltato una partita. Ha sempre creduto nei valori. Coerente come il papà e mi fa molto piacere".

Scotti ai tempi della Lazio

A Roma (biennio 1999-2000) eri il portiere della primavera ed eri nel giro della prima squadra. C'erano grandi portieri come Peruzzi e Marchegiani, ma anche ottimi professionisti come Mondini e Ballotta. 
"Era secondo me un calcio imparagonabile a quello di oggi. C'erano veramente campioni che oggi non ci sono più. Quell'esperienza è stata fantastica. Ovviamente non c'erano solo campioni in porta, ma in tutti i ruoli, da Nesta a Crespo, da Veron a Stankovic, da Nedved a Simeone. Peruzzi è stato sempre il mio idolo, indiscutibile come portiere, ma ancor di più come persona, con dei valori e un'umiltà incredibile".

La squadra primavera della Lazio era un team forte, con alcuni dei tuoi compagni sei rimasto in contatto?
"Sì, soprattutto con Domizzi (difensore centrale dai trascorsi in A, oggi a Venezia, n.d.r.) ed Emanuele Berrettoni (attaccante, quest'anno al Pordenone che ha vinto il girone B di Serie C, dove militava il Rimini, n.d.r.). Eravamo un bel gruppo, c'erano ottimi giocatori".

Quando hai deciso di fare il portiere?
"Diciamo che inizialmente mi piaceva giocare in attacco. Solamente che non avevo grosse qualità. Quindi il mio allenatore nelle giovanili della Roma, Maurizio Ceccarelli, mi mise in porta e da lì è partito tutto".

Dalla Roma, la "tua" Roma visto che sei un tifoso giallorosso, alla Lazio. Come mai questa decisione?
"Ma guarda, realmente, non li ho traditi. A dodici-tredici anni dovetti star fermo per 3-4 mesi a causa della sindrome di Osgood-Schlatter, una malattia tipica della preadolescenza. Mentre ero fermo, subentrò la Lazio. Pulici venne a casa a parlare con i miei genitori e mi portarono alla Lazio".

Scotti a L'Aquila

Tu sei uno di portieri che fin da giovane ha sempre giocato con la maniche corte. Oltre a questo qual è il tuo look preferito?
"Guarda, a me basta giocare con la maniche corte perché sono più libero nelle braccia. Per il resto guardo al valore della maglia, più che al colore e al modello. La maglia del Rimini non la cambierei per niente. Non la cambio con quella della Lazio e della Fiorentina. Comunque ogni maglia che ho messo l'ho sudata. Tutto quello che ho conquistato, l'ho conquistato con il sacrificio e con il lavoro".

Scotti con la maglia del San Marino

Grazie a Francesco Scotti per la disponibilità e in bocca al lupo per la prossima stagione sportiva!

Commenti

  1. Risposte
    1. Lo conosco personalmente e posso confermarlo...è anche un bravissimo padre e marito.
      Unico difetto: i tatuaggi :D

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  2. Se fossi un portiere, giocherei anche io con le maniche corte. Non capisco come si possa stare liberi con le braccia con quelle lunghe...
    Bella intervista :)

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    1. arghhhh :D
      Maniche corte per me solo d'estate o con il caldo! :D.
      Anche se effettivamente, per le maniche lunghe, siamo passati da quelle con le maxi protezioni alle maniche strette, quindi non proprio comodissime :D

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  3. Proprio l'altro giorno un ragazzino che viene dove lavoro mi ha nominato quella malattia, aveva il ginocchio che lo faceva zoppicare leggermente...! Pensa tu che coincidenza XD
    Interessante questa cosa di non essere un portiere per vocazione, ma di essere stato piazzato lì. Il mister ci aveva visto lungo o a tirato a caso?

    Moz-

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    1. Secondo me a caso...o portiere si nasce per vocazione (perché piace) oppure è così...
      Poi il bambino\ragazzino si appassiona al ruolo e si migliora sempre di più!

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  4. Un bel personaggio e un'ottima persona....

    Berrettoni me lo ricordo anche io bene!! 😀😀 WOLFSBURG - PERUGIA 0-2 Finale di ritorno Coppa Intertoto (Gio.Tedesco, Berrettoni) 26-08-2003, sei giorni dopo il mio 20esimo compleanno!!

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    1. Grande ricordo! Comunque era fantastica la coppa intertoto, la squadra di serie A costretta a partire con le partite a fine giugno XD

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    2. Infatti quell'impresa ci costò carissimo a fine stagione.... 😥😥😥

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    3. ahahahah infatti era sempre così...pensa alla Sampdoria 1998-99...

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    4. È vero!! Bologna fatale in Intertoto e in finale di campionato che col pareggio li ha condannati alla retrocessione!

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    5. Che dispiacere..Samp e Genoa sono due squadre che mi hanno sempre affascinato..

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    6. Genoa amica di Perugia (grifoni entrambi) e Sampdoria gemellata con la Ternana 😀

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    7. ahahha ottimo! :D
      A me stava simpatico il Genoa per via di Bortolazzi, Ruotolo, Eranio e in seguito di Skhuravy.
      La Sampdoria per Pagliuca soprattutto e per la splendida maglia blu.

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