L'uscita sbagliata



All'84' il terzino sinistro della Marchigiana, De Vito, lanciò lungo dalla fascia sinistra. La difesa avversaria era però ben schierata, sotto le direttive dello spagnolo Heliodoro Alvarez, per tutti Heli. Il portiere Miroslaw Drezer urlò «mia» ed uscì dai pali.
L'estremo difensore polacco, 32 anni, rimpiazzava il 20enne Alexsander Eriksson, fermato da un problema alla caviglia. Figlio d'arte, portiere di grande personalità e spavalderia nonostante la giovane età, Eriksson era un punto fermo dell'Eak Linate. Da questa stagione Drezer era tornato a vestire la maglia biancoblu come sua "chioccia" e riserva. Finora la gara del polacco era stata piuttosto buona con un un paio di interventi sopra la media, operati con grande perizia tecnica. Era stato incolpevole sul diagonale vincente di Juvenal Marcelo, meglio conosciuto come Junior, il giovane attaccante brasiliano 22enne della Marchigiana che era cresciuto proprio nel vivaio dell'Eak Linate.
Drezer spiccò un balzo per raggiungere il pallone, ma si accorse che aveva azzardato troppo. Era una traiettoria che Heli avrebbe potuto raggiungere con più facilità, probabilmente. Certo quel pallone il difensore avrebbe potuto solo respingerlo. Lui invece l'avrebbe potuto bloccare e avviare il contropiede. Ma quel pallone Miro non lo raggiunse, lo sfiorò soltanto. L'attaccante svedese della Marchigiana, Wiland, sbucò sul secondo palo e lo toccò di testa, servendo il compagno Federico Smanio. Il centrocampista 34enne calciò senza esitazione nella porta sguarnita segnando il gol del 2-0.
Drezer fece una smorfia. Sentiva le gambe d'improvviso pesanti. Alzò il braccio destro: «scusate, colpa mia». Il capitano dell'Eak Linate, il difensore brasiliano Koehler, battette due volte le mani e lo rincuorò: «Non è successo niente». Poi incitò i compagni a non arrendersi. L'Eak Linate si sbilanciò in attacco e la Marchigiana ebbe anche la palla del 3-0. Drezer riuscì però a respingere il tiro di Wiland con una bella parata.
Il portiere rientrò in posizione, si passò la mano destra sulla fronte. «Ho fatto una cazzata. Un giorno capirò perché a volte mi spenga così il cervello». Ripensava all'errore di qualche minuto prima. Ripensava a quando, molti anni fa, fu ingaggiato dall'Eak Linate, per sostituire una leggenda: il portiere statunitense Jones, il più forte portiere della storia della squadra biancoblu. Le pressioni e le aspettative lo schiacciarono.
Al 90' Berto riaprì la partita, segnando con un potente tiro angolato il gol del 2-1. Al 94' Svindal Larsen colpì di testa in mischia, ma il portiere Vladan, il terzo ex della partita, con un balzo prodigioso riuscì a toccare il pallone e a deviarlo sulla traversa. Fu l'ultima azione di gioco.
Uscendo dal campo Drezer si sfilò il guanto destro, stropicciò nervosamente con la mano destra la maglia blu. Incrociò lo sguardo dell'allenatore e si scusò: «Sono un idiota». «Capita Miro, a chi ci mette animo e cuore tutti i giorni».
Le parole dell'allenatore lo rincuorarono, ma digerire quell'errore era impossibile.
Entrato nello spogliatoio, si sedette sulla panca e appoggiò i guanti neri bordati di arancione e blu della Reusch. L'Eak Linate, per colpa del suo errore, aveva interrotto un importante filotto di risultati utili che l'avevano riportata a ridosso delle prime due in classifica. Drezer afferrò dal borsone il telefonino, lo mise online. Mentre la suoneria squillava, annunciando l'arrivo di numerosi messaggi, il polacco sospirò reclinando il capo all'indietro. «Perché non ho lasciato che Heli spazzasse via quel pallone? L'uscita non era impossibile, ma neppure facile. Perché non ho pensato a rimanere tra i pali? Avremmo potuto pareggiare tranquillamente». Drezer scrisse velocemente un messaggio nello stato di Whatsapp, poi mise offline il telefonino. Non voleva vedere pagelle, soprattutto non voleva cadere nella tentazione di sbirciare i social, lui che comunque soffriva per quei giudizi di nomi e cognomi sconosciuti, talvolta nickname.
«Ma nel loro lavoro, nella vita, loro non sbagliano mai?», pensava fra sé e sé.
Si dice che nella vita la felicità non sia non cadere mai, ma rialzarsi dopo una caduta. Parole semplici da ricordare, immediato incoraggiamento verso chi è caduto rovinosamente al suolo, dopo aver sbagliato un'uscita. «Ma quando si è caduti, rialzarsi è più un dovere, che un gesto verso la felicità».

Commenti

  1. Questo portiere fu sicuramente troppo severo con se stesso, proprio come lo siamo io e te.
    Questa gente sbaglia continuamente, ogni giorno, molto più di quanto noi siamo abituati a fare nel corso di una vita intera.
    Dura l'esistenza dei perfezionisti, sul lavoro e non solo.
    Ma resto dell'idea che solo chi vale (e molto) possa concedersi degli errori.
    Facci caso. Tutti ci perdonano a parte noi. Come mai? ;)

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    1. È come quando viziamo i figli degli altri, Claudia, secondo me xD
      Coi nostri siamo duri e ligi, perché vogliamo il meglio per loro mentre con gli altri siamo più morbidi consapevoli che non sono di nostra responsabilità.
      Vale lo stesso per noi stessi, secondo me, i nostri errori e gli errori degli altri.

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    2. Claudia, tu sei perfezionista; io no, sono pignolo :D. Comunque alla fine dobbiamo perdonarci, e lo facciamo, no?

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    3. Paola, Duri e ligi? Naaaah. Però capisco quello che vuoi dire.
      I nostri genitori (Di noi classe '83) non ci facevano mancare nulla, ma nel contempo speravano di essere "ricompensati" con le nostre fantastiche performance artistiche o sportive!

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    4. Mi stai dicendo che perfezionista e pignolo non sono sinonimi??
      Perché io sono mooooolto pignola! 😉
      Comunque io, alla fine, mi perdono. Tu non troppo.....

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    5. Temo che tu abbia ragione (sulla seconda parte, sulla prima hai ragione e basta 😃).
      Alla fine, in un modo o nell'altro, mi porto sempre il rimorso per l'errore. Me lo metto nell'armadio..

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    6. Vabbè ma io ho SEMPRE ragione. Non lo sapevi?
      (Pignola è sinonimo anche di stronza). 😜

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    7. ahahah😁il cinese direbbe che sei una stronza, senza sbagliare la pronuncia (cit.)

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