Ritratti: Javier Zanetti, il trattore nero-azzurro (di Claudio D'Aleo)

Le origini del leader

Javier Zanetti è nato a Buenos Aires il 10 agosto del 1973. Alto 178 cm. pesava 75 kg. Ha giocato nell’Inter dal 1995 al 2014 dove ha collezionato 615 presenze e 12 gol complessivi. E’ lo straniero con più presenze nella massima serie (615) e il calciatore con più presenze complessive nell’Inter (858). Dei nerazzurri  è stato pure Capitano dal 2001 al 2014 anno in cui ha abbandonato l’attività agonistica. Oggi è Vice Presidente della squadra interista. Con l’Inter ha vinto 5 Scudetti (2005-2006; 2006-2007; 2007-2008; 2008-2009; 2009-2010), 1 Champions League (2010), 1 Mondiale per Club (2010), 1 Coppa Uefa (1997-1998), 4 Coppe Italia (2004-2005; 2005-2006; 2009-2010: 2010-2011), 4 Super Coppe italiane (2005-2006; 2006-2007; 2009-2010; 2010-2011)

Simbolo dell’Inter

Zanetti ha incarnato per anni il “verbo morattiano” della Grande Inter del “Triplete”. E’ stato uno dei “pilastri” di quella magnifica squadra, praticamente la “bandiera”. Ambasciatore oltrechè  “marchio” inossidabile del Club che lo ha fatto diventare Campione, oggi è degno erede di tanti altri grandissimi che hanno rappresentato e sempre rappresenteranno l ‘immagine e la Storia dell’Inter in Italia e nel Mondo. Zanetti come Picchi, come Facchetti, come Mazzola, come Suarez, come Corso. Primo acquisto dell’Epopea nerazzurra firmata da Massimo Moratti, Javier ne ha rappresentato e ne rappresenta a pieno titolo l’essenza “corporea” per valori, contenuti e sentimenti. Forte fisicamente, colto, educato, veloce, agile nei movimenti ma ben “piantato” a terra, Zanetti aveva gambe talmente muscolose e forti da sembrare di granito. Gambe simili le ricordiamo in Romeo Benetti e Karl Heinze Rummenigge. Un vero e proprio “panzer” col motore di una “Ferrari”. Mediano, terzino, all’occorrenza “tutto campista”, il poderoso Capitano dell’Inter è stato l’allenatore in campo di tante formazioni interiste, non ultima quella allenata da Josè Mourinho, il tecnico secondo solo al grande Helenio Herrera per “bagaglio” storico e “impulsi neroazzurri” coltivati. Tecnicamente dotato e stilisticamente quasi perfetto, Zanetti “arava” senza soste la zona di campo di sua competenza saltando come birilli ogni avversario per dirigersi in prossimità dell’area di rigore pronto a crossare o a tirare egli stesso a rete. Non per niente era soprannominato il “Trattore”. Vederlo “scendere” e “salire” lungo la fascia destra, quella di “sua” competenza, era davvero uno spettacolo. Pareva un “Tir” in corsa. Inarrestabile. Per fermarlo dovevi buttarlo giù, ma neppure questo era facile perché con le gambe che si ritrovava era più facile far deragliare un treno che metterlo a sedere. Zanetti indossava la maglia numero 4. In verità di numeri ne avrebbe potuto indossare tanti, almeno quasi tutti quelli del centrocampo unitamente a quella numero 2. Lui era un “destro”. E questo sia che si esprimesse da terzino sia che lo facesse da mediano. Leader in campo e nello Spogliatoio, Zanetti era il primo a interloquire con Mourinho e il primo a farlo con Moratti. Era molto ascoltato dai compagni. E’ stato il primo acquisto di Moratti, un Presidente d’altri tempi. Zanetti ha amato l’Inter quasi fosse una sua seconda famiglia; non avrebbe mai tradito quei colori e quella gente per nessun motivo al mondo. La maglia nerazzurra l’aveva stampigliata nel cuore e nell’anima prima ancora che sulle spalle.

Il piglio del leader

Il pallone racconta che Josè Mourinho amasse confrontarsi con Zanetti nei momenti di difficoltà, specie alla vigilia di ogni partita di “cartello”.  Zanetti era “portatore” della “parola” e del pensiero della squadra sia in campo che fuori. Era il giusto “collante” tra tutti: spogliatoio, guida tecnica, proprietà. I compagni lo seguivano. Mourinho dialogava spesso con lui. Era un gladiatore e disponeva di un carisma enciclopedico. Nei momenti di difficoltà, Zanetti usciva dalle acque come Nettuno e trascinava la squadra alla vittoria. Le interviste del Capitano erano un misto di educazione, gentilezza e fermezza. La Grande Inter del “Triplete” non aveva paura di niente. Non aveva punti deboli. Tutti si aiutavano l’un l’altro. Tutti si rispettavano. Tutti sapevano convivere con la sofferenza e gestire con compostezza e dignità i momenti di gioia senza mai esaltarsi oltre il dovuto. La vittoria non era mai punto di arroganza e/o presunzione. La vittoria era la base da cui ripartire. I nerazzurri “mourinhani” erano Fuoriclasse, certo, ma sempre composti.  L’Inter sembrava coniata a immagine e somiglianza del suo Capitano. Come Zanetti incuteva il giusto timore sportivo a qualunque avversario; come Zanetti rispettava chiunque ma desiderava il rispetto di chiunque; come Zanetti si piegava ma non si spezzava e lottava fino all’ultima goccia di sudore senza mai arretrare di un centimetro. Solo con una mentalità simile puoi sperare di scrivere la Storia. E infatti quell’Inter scrisse pagine memorabili di Storia pallonara. Quel gruppo era sano, determinato e motivato. Nei momenti di difficoltà tutti sapevano a chi aggrapparsi. Cioè al loro Capitano, a Javier Zanetti. Quella Inter vinceva e dominava in Italia e nel mondo perché era basata su capisaldi inossidabili. Moratti al vertice. Mourinho alla guida tecnica. Zanetti in campo e negli spogliatoi. Tutti per uno, uno per tutti. Moschettieri d’un calcio divenuto leggenda. Quei giocatori erano uomini prima ancora che grandi Campioni. Per quella maglia, per la loro maglia, per quei tifosi avrebbero fatto qualunque cosa.  Anche per il loro allenatore. Materazzi e Ibrahimovic stravedevano per Mourinho. Zanetti era il “calmieratore”. Il condottiero impavido. Il saggio. Era l’equilibrio senza il quale quel gruppo non avrebbe mai sopportato e supportato se stesso.

Le doti tecniche

Zanetti disponeva di un gioco semplice ma efficace. Prendeva palla dal portiere o dal compagno meglio piazzato, chiedeva il triangolo e si involava prepotentemente verso l’altrui area di rigore.  Una volta giunto nei paraggi del portiere o crossava o tirava egli stesso in porta. Il suo Regno era la parte centrale del campo meglio se con “visuale” a destra. Di testa non eccelleva ma negli anticipi era imbattibile. In marcatura se la cavava benissimo. Superarlo non era facile e se decideva di “fermarti” lo faceva. O con le buone o con le brutte. In fase di impostazione della manovra gli avversari tentavano di fermarlo ma non sempre riuscivano nel loro intento. Zanetti ti incoraggiava ma ti bacchettava. Con una semplice occhiata metteva subito in riga il compagno in difficoltà. Godeva di una buona visione di gioco e si faceva sempre trovare pronto a ricevere palla anche per creare superiorità numerica.   Un leader senza dubbio alcuno. “El Tractor” era l’avversario contro il quale chiunque avrebbe voluto misurarsi.  Poderoso, leale, caparbio nell’impostazione della manovra e nel recupero dei palloni grazie anche ad una velocità impressionante, Zanetti coniugava doti fisiche eccellenti ad un controllo di palla degno di un fuoriclasse assoluto. A volte si intestardiva troppo nel condurre l’azione. Non era contento se non “rifiniva”, “crossava” o tirava in porta. Il Capitano non amava né perdere, né sfigurare. E se l’Inter è arrivata in cima al Mondo dominando tutto e tutti, di sicuro il merito è anche suo.

Claudio D’Aleo


Commenti

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    1. All'Inter attuale servirebbe come il pane, uno Zanetti "giovane".

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  2. Uno di quei giocatori rispettati anche dai tifosi delle altre squadre

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  3. Credo di averti detto già che sono interista e sennò te lo dico ora.
    Grazie davvero per aver postato questo articolo che - confesso - mi ha fatto commuovere. Zanetti è l'emblema di quel calcio pulito e un po' romantico a cui sono affezionata, Zanetti è un campione e un uomo che può solo essere apprezzato. Zanetti... amalo.

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    1. Mi fa piacere che il pezzo dell'amico Claudio ti abbia colpito al cuore :)

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    2. In questi giorni critici per tutta Italia serve anche qualche boccata di ossigeno 😊

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  4. Solo grande rispetto.
    Un professionista esemplare.

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    1. Una delle ultime bandiere, anche da parte mia massimo rispetto!

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