Ritratti: Roberto Bettega. Penna bianca che divenne fuoriclasse (di Claudio D'Aleo)


Gli albori e le vicissitudini

Roberto Bettega è nato a Torino il 27 dicembre del 1950. Alto 184 cm. Pesava 78 kg. Juventino da sempre  ha giocato in bianconero dal 1970 al 1983 collezionando 326 presenze e 129 gol. Con la Juventus ha vinto 7 Campionati: 1971-1972; 1972-1973; 1974-1975; 1976-1977; 1977-1978; 1980-1981; 1981-1982; 1 Coppa Italia: 1978-1979; 1 Coppa Uefa: 1976-1977. E’ stato Capocannoniere della Serie A nel 1979-1980 segnando 16 reti con la Juventus. Lasciato il campo nel 1984 s’è cimentato da dirigente sportivo con alterne fortune. Dal 1994 al 2006 è stato vicepresidente della Juventus e, tra il 2009 e il 2010, ha ricoperto la carica di vicedirettore generale dei bianconeri. Lo scoppio del “Calcio scommesse” del 2006 coinvolse la dirigenza juventina (Moggi e Giraudo) ma non Bettega, che uscì indenne dalle indagini nonostante le innumerevoli “turbative” sul calcio che, da quel momento in poi, non fu mai più lo stesso.

A tu per tu con il Fuoriclasse

Roberto Bettega è stato per diversi anni l’attaccante Juventino che più d’ogni altro ha incarnato, in carriera, i “toni”  e gli  “umori” dello stile Juventus. L’Avvocato Agnelli per lui stravedeva. Aveva ragione. Bettega, nei movimenti in campo, nei comportamenti fuori dal rettangolo di gioco, ovunque, fu quel “Signore d’altri tempi” che l’Avvocato ha sempre desiderato e sognato poter annoverare un giorno tra i suoi più impavidi e intraprendenti “guerrieri”. Bettega ha incarnato di tutto punto lo stile Juventus di quel determinato periodo storico. Signorile, educato e disinvolto nelle interviste; colto; forte nei contrasti , tecnicamente ineccepibile, fortissimo di testa, sontuoso palla al piede, abile nei dribbling, permaloso quanto bastava e coriaceo nell’inseguire ogni pallone, Bettega è stato l’alfiere indimenticato di tante battaglie e di tanti successi in maglia bianconera. Sempre elegante e fine, incarnò così bene i valori e i principi di quella Società da diventarne poi Dirigente di grande spessore. In campo la sua caratteristica essenziale fu quella di essere un trascinatore della squadra, specialista soprattutto nel colpo di testa. E’ stato descritto non solo come uno degli attaccanti più completi di sempre, ma anche come un grande professionista. La sua ascesa fu frenata da un principio di tubercolosi che lo colpì nella stagione 1971-1972. Giampiero Mughini scrisse che a causa di quella malattia Bettega non divenne il più grande calciatore di quel periodo come tutto, invece, lasciava pensare. Bettega era un “leader”. A tratti incurante dei pericoli. Aveva un’alta considerazione di sé e non faceva nulla per nasconderlo. In area di rigore si batteva e si “sbatteva” alla caccia di palloni giocabili e di gol; si catapultava su ogni pallone, specie di testa, la sua “arma” titanica, letale.


I contenuti tecnici

Il gioco aereo è sempre stato la specialità di “Bobby gol” pur non essendo lui un centravanti propriamente detto bensì una classica punta  “d’appoggio”. In coppia col compianto “Pietruzzu” Anastasi ha fatto faville. I due triangolavano, giocavano di “sponda”, creavano superiorità numerica, crossavano l’uno per l’altro e soprattutto segnavano a ripetizione. “No Pietro, no party”. Senza Anastasi accanto Bettega non riusciva ad essere compiutamente se stesso. Un po’ come se a Stanlio toglievi Ollio. Palla a terra Bettega non scherzava. La sua visione di gioco era quella tipica del centrocampista. Arretrava spesso a centrocampo per dare man forte ai compagni e iniziare egli stesso la manovra offensiva. Dispensava classe e tecnica a “go – go’”. La sua “chioma” non passava mai inosservata. Non era veloce ma si faceva trovare ovunque sentisse profumo di gol o ci fosse bisogno del suo contributo. Il tocco di palla era soffice e vellutato. Certi suoi “stop” a seguire, deliziosi, lasciavano di “stucco”. Sembrava avesse la calamita nei piedi. Amava sia “dialogare” col compagno meglio piazzato sia verticalizzare verso il “cuore” dell’area altrui. Passò alla storia per via di quel famoso colpo di tacco con cui in un Milan - Juventus del 31 ottobre 1971, su passaggio (guarda un po’) di Anastasi, spedì il pallone alle spalle dell’esterrefatto Cudicini “appropriandosi” di quella gara. Il “Pallone racconta” che Nereo Rocco, gran signore, vista quella prodezza, non potè far altro che alzarsi in piedi, togliersi il cappello e applaudire il fuoriclasse juventino.


L’artista che dipingeva in bianco e nero con qualche venatura d’azzurro

“Penna bianca”  o “Bobby gol”  che dir si voglia, segnò parecchio anche in maglia azzurra. Celebre quel gol di testa a “volo d’angelo” in occasione di Italia - Inghilterra del 1976, gara valida per le qualificazioni ai Mondiali in Argentina del 1978. Magnifica l’azione. Da Benetti a Causio che, quasi in “veronica”, di tacco involava Benetti  lungo la fascia sinistra. Il poderoso mediano,  giunto a ridosso dell’area di rigore inglese, crossava per Bettega il quale, arrivando in tuffo, proprio  “a volo d’angelo”, colpì di testa quel pallone insaccandolo inesorabilmente alle spalle del portiere britannico. Chapeau!L’Olimpico fu tutto di Roberto Bettega. I tifosi andarono in “delirio”. Era talmente nitida la classe di cui il grande Campione juventino disponeva che si rendeva quasi indisponente al cospetto di avversari e tifosi. Quando parlava era più “ficcante” di quando si proiettava in avanti alla ricerca del gol. Al pallone dava del “tu”. Celebri “anche” i fraseggi con Franco Causio. Il “7” juventino crossò e rifinì innumerevoli volte per la testa o i piedi di “Bobby Gol”, sia in bianconero che in azzurro. Bettega pensava calcio prima ancora d’entrare in campo; disponeva di un carattere di ferro e di una personalità travolgente. “Aristocratico”, esemplare, elegante e sempre rispettoso di compagni e avversari non te le mandava mai a dire. Lui, Bettega, non si sentì mai secondo a nessuno.

Claudio D’Aleo

Commenti

  1. Non ho fatto tempo a vedere Bettega in azione negli anni '70, i miei primi ricordi di lui sono dei primi anni '80, ricordo che durante il mondiale dell'82 dicevano che, se non fosse stato per un infortunio, ci sarebbe stato anche lui

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    1. Esattamente, anche se il clou in nazionale lo aveva fatto proprio a fine anni '70.

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  2. Ho iniziato ad interessarmi di calcio nella stagione 81-82 (tra l'altro quella con finale più incerto della storia, sia in testa che in coda), per cui ho fatto in tempo ad assistere all'ultima fase della carriera di Bettega.
    Ti dirò, sarà stato anche per via della sfiga di non aver potuto partecipare ai mondiali spagnoli, ma da quello che ho visto in tivù, il fenomeno Bettega, nel 1983, era già nettamente in fase calante, anche per via della concorrenza di Boniek che era stratosferico (anche se quasi solo nelle partite di coppa). Se penso a quella sfida dei quarti con l'Aston Villa mi ricordo solo di Rossi, Platini e Boniek... eppure Bettega era in campo. Nella finale con L'Amburgo mi pare si fosse pure mangiato un gol incredibile...
    Mi sono poi riguardato alcune partite precedenti, tipo la vittoria con l'Argentina a casa loro, e ho dovuto riconoscerne la grandezza... ma quella era una nazionale forse anche migliore di quella dell' 1982

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    1. Anche secondo me la nazionale del 1978 era fortissima. Ma purtroppo non avrebbe potuto vincere: era un mondiale destinato a finire nelle mani del'Argentina.

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  3. Bettega è uno dei giocatori più amati dai tifosi bianconeri.

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    1. Non solo. Anche io da milanista lo rispetto molto. Un grande calciatore.

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  4. Bettega come giocatore era incredibile, come dirigente al momento sbagliato..

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    1. Non direi alla fine: al di là dell'esito finale (Calciopoli), la Juventus di quegli anni è stata una società ai vertici.

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  5. Ha smesso quando iniziavo a capirci qualcosa...

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    1. E io quando son nato :D

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    2. Rettifico, avevo un anno quando ha smesso, dimenticavo l'esperienza americana!

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  6. Questo lo conosco solo di nome.
    Ma non sei riuscito a trovare un'immagine del gol a volo (Nino) d'angelo?

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    1. ahah, purtroppo ho fatto una ricerca veloce sui miei guerin vecchi, ma non ho trovato!

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