Ultimo minuto: il tiro a sorpresa


I giornalisti in tribuna stampa erano sorpresi. Il "Davide" Atletico Vercelli stava per abbattere il "Golia" Begatto. Nell'ultimo minuto di recupero il 36enne centrocampista della squadra di casa Francesco Giuliodori era stato protagonista di una splendida iniziativa personale. Aveva dribblato il capitano avversario, il francese Cygan, e si era presentato davanti al portiere Heurtebis, che però era riuscito a deviare il suo tiro sul palo, evitando il clamoroso 1-0.
«Se avesse aspettato un secondo, avrebbe potuto spiazzare il portiere!».
«E' vero, ha avuto troppa fretta di tirare».
«Invece ha fatto bene. Purtroppo non ce la fa proprio a segnare e davanti ha uno dei migliori portieri in circolazione. L'esito era scontato».

Davide Giuliodori rientrava a centrocampo tra gli applausi dei suo tifosi, sorpresi anche loro per quell'insospettabile exploit offensivo. Giuliodori non era certo un goleador e in massima serie non aveva mai segnato. Centrocampista centrale di ordine, molto apprezzato da tutti i suoi allenatori per l'intelligenza tattica. Un calciatore ammirato per la sua correttezza, un lavoratore oscuro che mai cercava una giocata fuori dagli schemi.  E questo era anche un suo terribile difetto; perché nel calcio gli schemi sono importanti, ma le partite vengono decise dai colpi individuali, dalle giocate estemporanee. Ma per quello serve il talento, e nella gambe di Giuliodori il talento scarseggiava.

Tuttavia lui quella domenica ci aveva provato, sfoggiando un'inusuale sfrontatezza, tra la sorpresa di tutti: aveva conquistato palla ed era partito in progressione, sorprendendo la difesa. Addirittura aveva dribblato capitan Cygan. Come Icaro davanti al sole però sul più bello la sua ascesa era stata fermata. La pronta risposta di Heurtebis, reattivo nel dirgli "no", pronto a chiudere la saracinesca per blindare il risultato di 0-0.
«Mi son sentito male, fortuna che ero seduto», ebbe la forza di scherzare l'allenatore dell'Atletico Vercelli con il suo vice. Ma quella risata nascondeva un forte dispiacere. Non tanto per i due punti sfumati: quanto per il momento di gloria che Giuliodori aspettava da una vita e che probabilmente si sarebbe meritato.

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