Massimiliano Alvini è uno dei tecnici più sottovalutati del calcio italiano. Ha fatto una lunga gavetta e in A ha avuto una sola esperienza con la Cremonese. Un anno fa, in B, ha totalizzato 81 punti con il Frosinone: secondo posto e ritorno in massima serie.
L'inizio dei ciociari è stato entusiasmante: una sconfitta di misura con la Juventus, due brillanti vittorie contro Fiorentina e Venezia. Il primo merito di Alvini è stato quello di non smantellare l'ossatura della squadra, nonostante il classico mercato della neopromossa: una dozzina di stranieri inseriti in rosa.
E invece Alvini ha dato fiducia al centravanti della Serie B, Raimondo: 4 reti in A in 3 partite. Uno dei tanti talenti delle giovanili che vengono lasciati troppo tempo ai "piani di sotto" del nostro calcio e che invece valgono. Un clamoroso errore di valutazione di uno dei migliori ds del nostro calcio, Sartori del Bologna. Il Frosinone ha acquistato due nuovi centravanti, eppure gioca Raimondo. Nel tridente, con Ghedjmeis fuori per ragioni legate al mercato, Alvini ha dato fiducia al giovane Seydou Fini e a sinistra ha puntato su Kvernadze, protagonista della promozione, domenica a segno con il Venezia. A centrocampo si sono aggiunti Schmid e Masini, ma il fulcro rimane Calò, regista abile esecutore di calci piazzati, che sembrava destinato alla cessione. E la difesa? Tchato, Fayed, Akpoguma e Terzic. Quattro difensori nuovi. E invece Alvini schiera a destra la freccia Oyono (o al massimo un altro dei nuovi: il giovane talento del Bologna Amey, ahi Sartori...), a sinistra l'ottimo Bracaglia, al centro due tra Monterisi, Cittadini e Calvani, i difensori della promozione.
Tra i pali sta sbocciando il pararigori Palmisani, che agli esordi faceva qualche errorino di troppo, ma a cui è stato dato tempo (giustamente) per crescere e ora, a 22 anni, ha un grande futuro davanti. In casa Frosinone arriveranno tempi molto più difficili, ma i ciociari voglio sottrarsi al ruolo di condannata "certificata" alla Serie B.

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