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| Immagine elaborata con ChatGpt |
L'Italia è uscita sconfitta 2-0 nella prima gara di Nations League contro il Belgio. Tutto sommato un risultato non così sorprendente. Il Belgio ha discretamente figurato all'ultimo mondiale. È una nazionale forte, anche se in questo momento vive il passaggio dalla "generazione d'oro" (De Bruyne, Lukaku, Hazard, Mertens...) a quella attuale. Il talento non manca, pensiamo a Godts appunto, anche se non capiamo la dimensione di De Ketelaere: giocatore forte (ma incostante) oppure sopravvalutato? Chiaro poi che una sconfitta dell'Italia finisca per essere un mezzo dramma, conosciamo il modus pensandi giornalistico. Ma quanto letto questa mattina sulla Gazzetta mi ha davvero sorpreso.
In primo luogo il Belgio di Van Bommel non è rifondato, ma ribadisco, è nel mezzo di un passaggio "generazionale". Poi, ho dei dubbi che il Belgio abbia questa "miniera di talento": ma anche se fosse vero, l'Italia ne è davvero così sprovvista?
No, ovviamente.
Il problema è che Mancini convoca talenti emergenti come Inacio e Vergara e poi li manda in tribuna. Ma è la solita mentalità italiana, che blocca il cambiamento. Leggendo l'editoriale infatti ecco il capro espiatorio: Romano, che non doveva giocare perché lo scorso anno era in B. Con tanto di frecciatina verso chi ha criticato la Roma per non aver trattenuto questo talento (in realtà Romano non lo vedrei adatto al gioco di Gasperini, ma figuriamoci, questo discorso in Italia non è accettato...). Zero parole sui senatori: Barella, Tonali, Di Lorenzo, Mancini, a mio modo di vedere i peggiori in campo.
Il problema è sempre il solito: in Italia si ha paura della rivoluzione.
Raimondo, centravanti in ascesa del Frosinone, meritava un posto in squadra. Invece abbiamo tre centravanti che sono riserve (Esposito, Kean) o che fanno turnover "spinto" (Scamacca). Il problema non era Romano in campo, ma che vi fosse solo lui degli emergenti. Penso a Doumbia, subentrato a partita in corso. Penso a Kayode. Penso a tanti gioiellini dell'Under 21: il terzino destro Lulli, il fantasista del Milan Cisse o al jolly di fascia destra Favasuli. "Ah l'Under 21 ha bisogno dei suoi giocatori perché servono i risultati". Altro grande guaio del calcio italiano: volere i risultati a livello giovanile. L'Under 21 non deve vincere trofei o qualificarsi alle olimpiadi per vincere una medaglia, deve forgiare giocatori. All'estero l'hanno capito, in Italia no, nonostante tre mondiali visti da spettatori.


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