L'Italia è diventata polarizzante (effetto social), ma la tattica di Mancini mi stuzzica eccome: viva il 3-2-5!
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| Immagine elaborata con ChatGpt |
A poche ore dal big match tra Francia e Italia, vorrei dire una cosa scomoda sulla nazionale. Penso che prima di una qualificazione ai Mondiali, l'Italia debba ritrovare una sua dimensione. Oggi ho l'impressione, infatti, che sia una nazionale "polarizzante". Da una parte i tifosi interisti che, coltivando un senso di rivalsa (che in tutta sincerità è anche giustificabile), tendono a considerare l'Italia come una sorta di succursale neroazzurra. "Abbiamo vinto grazie ai nostri giocatori", è una frase che i tifosi interisti ripetono spesso quando l'Italia vince e la Gazzetta sembra un po' cavalcare questa polarizzazione, mettendo in copertina i giocatori interisti prima dei match e quando il match è stato vinto. D'altra parte ci sono i tifosi, specie del Milan e della Juventus, che sentendosi spodestati, dai vertici nazionali (così è stato negli anni di Moratti presidente dell'Inter), tendono a coltivare una gelosia "patologica" nei confronti dell'Inter (che sfocia in una strana sindrome di Stoccolma per i tifosi milanisti: impegnati a fare il conto dei trofei e dei derby vinti dai neroazzurri, finiscono poi per descrivere loro stessi l'Inter come la squadra più forte della storia).
Io credo che la nazionale sia sempre stata di tutti, anche quando il top team italiano del momento forniva più titolari dell'attuale Inter. Poi è normale che Pio Esposito occupi le copertine in quanto centravanti: è sempre stato il ruolo da copertina. Ma alla fine Dimarco sulla sinistra ha un competitor di altissimo livello (Calafiori), Barella a centrocampo si ritrova la concorrenza di quel Frattesi che all'Inter è finito ai margini, Bastoni rimane il difensore di più alto livello in Italia, ma presto dovrà guardarsi dalla concorrenza dei giovani talenti, Leoni in primis. E c'è da dire che anche la rosa neroazzurra, dopo gli addii di Acerbi e Darmian, è meno italiana: 6 giocatori, compresi i portieri di riserva Provedel e Di Gennaro. Il Milan ne ha 8, anche se sono tutte riserve tranne Cissè che è uno dei titolari che ruotano nelle posizioni sulla trequarti.
E se il centravanti è sempre quello che prende la copertina (in tutte le nazioni e in tutti i club), in questa Italia ci sono tanti altri giocatori protagonisti: gli alfieri di fascia destra (Palestra e Kayode), il portiere Donnarumma, Tonali sempre più leader di centrocampo, e tanti giovani pronti a sbocciare.
Dal mio punto di vista, il mio interesse maggiore per la nazionale va per le idee tattiche di Mancini. Non ho mai avuto particolare simpatia per il Mancini sportivo, sia da calciatore che da allenatore, ma il suo 4-3-3 che in fase di non possesso diventa 3-2-5, con un terzino avanzato sulla linea d'attacco e uno dei tre centrocampisti libero di inserirsi, un esterno che si accentra e l'altro che cerca ampiezza, è un sistema di gioco molto affascinante. Con la Turchia, per creare superiorità (gli avversari in non possesso si schieravano con il 5-2-3), il Mancio si è inventato un 3-1-6, con Tonali che si è "schiacciato" sulla linea dei difensori, Frattesi che si inseriva in attacco, due terzini alti a dare ampiezza e Raspadori e Seba Esposito più centrali, in posizioni a loro congeniali. Questa sera (2 ottobre), con la Francia, sono curioso di vedere nel 3-2-5, in fase di possesso, chi occuperà la posizione sull'estrema sinistra nei cinque d'attacco, visto che Seba Esposito non è esterno sinistro puro, mentre Calafiori alternarsi nella posizione di braccetto sinistro e di mediano (in tal caso, Tonali si "schiaccia" dietro). Comunque è questa la grande ricchezza che deve sfruttare l'Italia: sfruttare i piedi buoni in attacco (Vergara, Esposito, Raspadori) schierandogli nelle posizioni congeniali (più centrali) e sfruttare l'ampiezza con i terzini, in attesa di crescere esterni offensivi che possano dare ampiezza e qualità nell'uno contro uno.

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