Intervista a Gabriele Aldegani: l'album dei ricordi, Monza '98-99 e il Milan



Oggi sul Bazar abbiamo un graditissimo ospite. Gabriele Aldegani, ex portiere con una lunghissima carriera in Serie B, oggi apprezzatissimo preparatore dei portieri al Pescara, sempre in cadetteria.

Una parata di Aldegani nella sua ultima partita da portiere, Bari-Pescara 1-1 (stagione 2014-15)

Con Gabriele, vogliamo ricordare soprattutto il Monza di fine anni '90, che fu il primo Milan "B", cioè formazione composta da giocatori di proprietà della società rossonera, ceduti in prestito per maturare. Accadde per il biennio 1997-1999. Il Monza è oggi la squadra di Silvio Berlusconi e, considerati gli eccellenti rapporti con il presidente del Milan Scaroni, possiamo immaginare di vedere presto molti giovani rossoneri vestire la maglia rossa con la banda verticale bianca.

Aldegani con la maglia del Pescara

In quel Monza di fine anni '90, Gabriele prese il posto, nell'estate 1998, di Christian Abbiati, talentuoso estremo difensore che passò al Milan, venendo promosso da terzo a primo portiere e contribuendo a uno storico scudetto. Lo stesso Aldegani fu però protagonista di un grande campionato in serie B: 37 presenze (nell'ultima giornata fu concesso spazio al suo secondo, Colombo, altro portiere del vivaio del Milan) e un contributo importante alla miracolosa salvezza dei brianzoli (arrivati quattordicesimi).

Aldegani in azione a Grosseto (stagione 2009-2010)

1- Gabriele, grazie per essere qui sul Bazar. Anzitutto raccontaci come avvenne il passaggio al Monza, dopo il tuo primo ottimo campionato da professionista a Prato.
"Uscito dalla primavera, i dirigenti del Milan mi mandarono a Prato (Serie C1 girone A, n.d.r.), nell'estate 1996. Non andò bene perché retrocedemmo ai playout (ma Gabriele ebbe una strepitosa media voti, n.d.r). Mi arrivavano però molti tiri a partita, ero molto sollecitato: una situazione critica di squadra che ha fatto emergere le mie caratteristiche. Fui premiato come miglior giocatore del girone A di Serie C. La cosa mi rese molto orgoglioso: non il miglior portiere, ma proprio il miglior giocatore. Eravamo votati dai Team Manager avversari e alla fine vinsi il trofeo e un premio di cinque milioni di lire in gettoni d'oro dal Montepaschi. La consegna avvenne a Coverciano".


2- Al Monza, stagione '98-'99, trentasette partite da protagonista. Il 6 gennaio del 1999 si giocò la gara con il Verona. Finì 1-0 per il Monza e tu fosti grande protagonista. Rigore parato a Manetti, grande parata su Melis, ma soprattutto una deviazione prodigiosa su colpo di testa di Aglietti. Dopo quella partita ci furono diversi articoli che celebrarono le tue gesta.
"Ricordo tutto benissimo! Abbiamo fatto gol con Max (Massimo Oddo, n.d.r.) proprio a seguito di quella mia parata su Aglietti. Sul fatto degli articoli, tieni conto che all'epoca di portieri giovani in squadre di Serie B se ne vedevano pochissimi. Sostanzialmente c'eravamo io e Frezzolini che era alla Fidelis Andria (Frezzolini andò al Milan come terzo portiere a gennaio, n.d.r.). C'era una spietata 'selezione naturale', non come ora, adesso un giovane in C deve giocare per forza con i contributi legati al minutaggio dei giovani. Feci una bella partita a 20 anni, in serie B, contro il Verona che vinse il campionato, era normale avere i riflettori addosso; però dico che bisognerebbe avere equilibrio nei giudizi: nel calcio, in un secondo sei un fenomeno, il giorno dopo sbagli una partita e diventi il più scarso del mondo".



3- Tra tanti giocatori del vivaio rossonero, c'erano anche altri giocatori. Tra gli stranieri spiccava Marko Topic, attaccante bosniaco che rimase due stagioni in Italia. Te lo ricordi?
"Me lo ricordo benissimo, fece una grande partita contro il Torino, segnando una doppietta. A Torino finì 3-3, presi due gol su due rigori di Ferrante, ma in quella partita feci molte parate (voto Gazzetta dello Sport 7, voto Guerin Sportivo 8, n.d.r.)".


4- C'era anche in rosa il franco-senegalese Joachim Fernandez, un difensore-centrocampista che purtroppo finito di fare il calciatore è diventato un senzatetto perdendo tragicamente la vita. 
"Mi è dispiaciuto molto. Quell'anno lì arrivò da un infortunio (fu portato in Italia l'anno prima dall'Udinese. n.d.r.). Si allenava con noi, faceva parte del gruppo. Poi lasciò l'Italia. Ho appreso la notizia della sua scomparsa dai giornali". 

5- Tuoi compagni di squadra al Monza erano Oddo, D'Aversa e De Zerbi, quest'ultimo andò poi al Padova, oggi sono diventati tutti allenatori. Ti ha sorpreso questa cosa?
"All'epoca, quando uscivi dal Milan, lo facevi avendo appreso un'educazione e una grande conoscenza del mestiere di calciatore. Il Milan è una scuola di vita, non solo a livello professionale. Non è una sorpresa: tanti giocatori in quegli anni, cito anche Brocchi, sono diventati grandi giocatori e anche allenatori. Al Milan a quei tempi dalle giovanili sono usciti giocatori importanti, come Saudati e Maccarone".




6- Parliamo di Milan, eri nella primavera ma anche nel giro della prima squadra come terzo portiere, quindi hai avuto modo di confrontarti anche con campioni come Weah, Baggio, Savicevic, per non parlare di Baresi e Maldini. Hai qualche aneddoto?

"C'è un aneddoto che racconta sempre mister Negrisolo, il preparatore dei portieri. I grandi campioni del Milan si fermavano spesso, finito l'allenamento, per una seduta di mezz'ora di tiri in porta. In particolare Roberto Baggio, che ogni volta mi diceva, indicando la porta: 'Alde, andiamo di là'. Un pomeriggio Baggio era stanco, io ero molto in forma. Non riuscì a farmi gol e si incazzò. Si rivolse a Negrisolo: 'Negrì, cosa hai fatto oggi a questo che para tutto?". Un altro aneddoto che ricordo volentieri risale alla stagione 1996-97, quando mi feci male al malleolo peroneale, rimanendo due mesi e mezzo fermo. La sera stessa dell'infortunio mi arrivò una telefonata di Oscar Tabarez (allenatore del Milan e oggi allenatore della nazionale dell'Uruguay, n.d.r.). Mi disse, rassicurandomi: 'Stai tranquillo, non ti preoccupare, questo sarà un piccolo episodio che racconterai ai tuoi nipoti, ma hai tutta una carriera davanti da calciatore'. Una cosa importante ed emozionante. Tabarez, che allenava grandi campioni, aveva perso due minuti di tempo per Aldegani che non era nessuno. Inoltre in quel periodo, io ero immobilizzato a letto con il gesso, mister Negrisolo mi portava tutte le sere le camere in fragola. Mi diceva: 'Queste fanno bene, recuperi prima!'. Per me mister Negrisolo è stata una persona importantissima, un secondo padre, ancora oggi ci sentiamo, mi confronto con lui per il lavoro, ma non solo".




7-A casa conservi qualche maglia della tua lunghissima carriera? 
"Guarda, ne ho conservata una per ogni anno della mia carriera. Tieni conto che ho iniziato a 20 anni a Prato e ho finito a 41 a Pescara. In alcuni anni ho girato anche più di una squadra. Le tengo in alcuni scatoloni; ogni tanto mia figlia, la dodicenne, e mia nipote aprono questi scatoloni e iniziano a tirarle fuori, dicendo 'guarda questa maglia come è bella' e la indossano (ride, n.d.r.). Ricordo bene la maglia che indossai per le prime partite al Monza, azzurra (vedi figurina, n.d.r.). Aveva le imbottiture sulle spalle, io non ho grandi spalle in proporzione all'altezza, ma con quella maglia ero gigantesco, sembravo Mazinga Z!  (ride, n.d.r.). Personalmente ho sempre amato le maglie da portieri tradizionali, di colore nero e grigio, non amo molto i colori 'fluo' che vanno di moda oggi. Per non parlare dei portieri a maniche corte, mi danno fastidio le maniche corte. Infatti gli ultimi anni sono stato uno dei pochi portieri a farsele fare sempre a maniche lunghe. Il portiere non deve fare una sfilata con i colori alla moda (Gabriele non lo dice, ma pensate ai portieri che mettono le maniche corte per fare vedere le braccia tatuate...), si deve sporcare. Ma io sono un romantico del calcio, vado spesso a guardare le foto d'epoca, mi si apre il cuore a vedere i grandi portieri degli anni '80. Pensa che quando avevo 7-8 anni prendevo il Guerin Sportivo e ritagliavo le foto dei portieri, incollandole su un quaderno dove preparavo delle schede tecniche. Per non parlare del mitico N'Kono, il portiere del Camerun che sdoganò il pantalone lungo da portiere con il calzettone bianco sopra. Oggi invece  i portieri devono mettere la calzamaglia colorata, d'inverno, dello stesso colore di calzettoni e calzoncini".

8-Ma la maglia più bella di quelle che ha indossato?
"Senza dubbio la prima maglia da portiere a Treviso (maglia Lotto, stagione 1999-2000, n.d.r.), completamente nera, compresi calzoncini e i calzettoni".

9- Abbiamo parlato del look dei portieri e di come sia cambiato. Ma nel corso degli anni, da quando hai esordito a Prato fino agli ultimi anni di carriera, è cambiato anche il ruolo del portiere. La scuola italiana è cambiata molto negli ultimi anni.
"Più che altro ora è un periodo in cui adesso si sta cercando di recuperare ciò che si è tralasciato negli ultimi anni. La vera scuola italiana, di grande livello dal punto di vista tecnico, si è persa un po' e si sono visti i risultati, in senso negativo. Con Roberto Negrisolo e Gigi Romano al Milan c'era grande attenzione per la tecnica di base del portiere. La stessa che Savorani ha riportato nella Roma e la stessa che voglio portare io a Pescara. Qualche anno fa siamo andati a guardare all'estero: altre metodologie e altra mentalità. Si è fatto il copia e incolla e si è la tralasciata la tecnica di base per cui i portieri italiani erano fortissimi e si distinguevano dagli altri. Si parla molto dell'attacco palla: l'attacco palla va benissimo. I portieri italiani si sono sempre distinti per la tecnica e per il coraggio. Fortunatamente hanno tolto la regola del cartellino rosso per gli interventi fallosi in area del portiere, perché questo spingeva i portieri a non uscire. Ma l'uscita bassa è la massima esaltazione del portiere, che deve avere un grande coraggio per buttarsi sui piedi degli attaccanti".

Dalla mia collezione: maglia di Aldegani al Chievo Verona (stagione 2007-08)



Ringraziamo Gabriele, calciatore dalla straordinaria professionalità e uomo di grandi valori.

Commenti

  1. Accidenti che ricordi... grazie per queste chicche di tempo cristallizzato... bei tempi, quando le figurine avevano un valore, specie se "valide", e la maglia non la cambiavi come i calzini... posso dire che a volte per un portiere, anche di valore, si devono affastellare tante circostanze favorevoli per permettere un deciso salto di qualità, e non sempre tutto questo accade...

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    1. Gabriele secondo me è stato sfortunato nel 2000, quando dopo un ottimo campionato a Monza e uno buono a Treviso, in B, fu mandato dal Milan in Spagna, ma fu un'esperienza breve. Allora tornò a Monza, che però non era più nell'orbita Milan ed era una squadra in difficoltà, poi retrocessa. Fece molto bene a Cosenza in B, l'anno scorso, ed ecco il secondo sliding doors: andò a Livorno dove però gli fu preferito l'astro nascente Amelia, giovanissimo portiere arrivato dalla Roma.

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  2. Aldegani, un ottimo portiere e un uomo affidabile.

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    1. Verissimo e sono sicuro che farà una grande carriera anche da preparatore dei portieri. Sarà molto contento dei complimenti :)

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  3. In Italia abbiamo ottimi calciatori, ma devono giocare di più.
    Serena giornata.

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    1. Già a quei tempi c'erano tantissimi stranieri..oggi anzi sembra strano, ma i giovani giocano un po' di più..almeno nelle categorie più basse..

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  4. Beh, anche io conserverei tutte le maglie :) sono bei ricordi, giusto tenerle.
    Complimenti per l'intervista e le risposte pacate.

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    1. Ti dirò che pacatezza ed educazione sono due cose che spiccano subito di Gabriele, ma è una persona veramente simpatica. Abbiamo chiacchierato a lungo, aldilà dell'intervista, è un interlocutore veramente gradevole :)

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  5. Ma la vera domanda è: cosa ci fa uno in gamba come Gabriele su questo blog?
    Ahahaha
    Scherzo. Bella intervista. Un saluto ad entrambi.

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    1. ahahah, hai ragione! Infatti è stato gentilissimo a darmi l'ok senza esitazione (visto che questa non è una testata giornalistica). Poi ha accettato già, verso la fine della stagione, di tornare qui per parlare di tecnica dei portieri :)

      Grazie mille :)

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  6. Forse era maniche corte, per i tattoo.. o no?
    Intervista molto interessante, nonostante non conosca il 99% delle cose che avete detto.
    Emozionante il ricordo delle giovanili nel Milan e i ritagli del Guerin (in questo, ti assomigia XD)

    Moz-

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    1. ahahah, è vero, ho corretto! Grazie mille mitico, mi fa piacere che tu abbia apprezzato!
      Sì, infatti mi ha sorpreso quando Gabriele mi ha detto questa cosa..io facevo così: staccavo il Film del Campionato per la rilegatura e per il resto cannibalizzavo il Guerin Sportivo XD.

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  7. Aldegani, che bella intervista. La farò leggere al milanista di famiglia ahahah
    Bravo Ricky!

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    1. Quasi sicuramente non se lo ricorderà, ma si ricorderà bene di Tabarez (oggi è ancora l'allenatore dell'Uruguay) e di Baggio :).

      Grazie mille Mari :)

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    2. no, si ricorda. Dal divano da dove sta gufando in questo momento mi ha urlato: Sì terzo portiere, giovanili!!!

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    3. Grande!!! :D tuo marito è un uomo da sposare :P

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    4. Comunque me lo ricordo anch'io Aldegani :) lo associo immediatamente al Milan, anche se nel Milan non ci ha praticamente mai! Che gran uomo anche Tabarez, allena ancora adesso (fresco di rinnovo) a + di 70 anni e con una brutta malattia..peccato che al Milan ha avuto poca fortuna

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    5. e' veneto come te Fabri! Tabarez è un idolo assoluto per me, un grande esempio di determinazione, cultura calcistica e cultura a 360°. Un grande pensatore ancor prima che un allenatore. Al Milan purtroppo non poteva andare d'accordo con Berlusconi e con uno spogliatoio fatto di prime donne

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  8. Complimenti per l'intervista!
    Stupendi i due aneddoti al Milan e concordo sulle maniche lunghe. Poi va be', i tatuaggi io non li sopporto! Maglie lunghe e collo alto per chi li ha, come per i camerieri e vedi che passa loro la voglia di scarabocchiarsi il corpo!

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    1. Grazie Ema! Sui tatuaggi la pensiamo uguale, ahhaah, comunque se io fossi un portiere odierei giocare a maniche corte! E mi piaceva quando di inverno giocavano con gli scaldacollo a coprire il collo, cosa che invece è stata vietata oggi

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    2. Non lo sapevo mica di questo divieto! 😮

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    3. Totti lo usava spesso lo scaldacollo. Li hanno considerati "illegali" perché in caso di contrasto aereo uno dei due potrebbe tirare all'altro lo scaldacollo :D, una cosa del genere

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