Ritratti: Gigi Riva, come Spartacus (di Claudio D'Aleo)



Gigi Riva non è stato soltanto il più forte attaccante italiano di tutti i tempi. Gigi Riva ha fatto la Storia dell’Italia “pallonara” e di un’intera Regione: la Sardegna. Riva ha respirato e incarnato  ogni essenza di quella Terra meravigliosa. Lo ha fatto fino alla fine della sua gloriosa e irripetibile carriera. Emulo dei grandi “gladiatori” del passato lui, “Spartacus” di Sardegna, ha trasformato una squadra di calcio, quell’indimenticabile Cagliari del 1970, in una “armata” di invincibili divenuta leggenda. Il Sant’Elia era la sua Arena, il suo Tempio.

Riva traduceva in campo ciò che Manlio Scopigno, l’Arrigo Sacchi di allora, soprannominato il “filosofo”, gli insegnava fuori. Scopigno è stato per Riva ciò che Rocco fu per Rivera. Un padre prima che un Maestro. Per i compagni di squadra Gigi era un esempio. Quasi un “dio”. Un condottiero forte e senza paura da seguire sempre e ovunque con il massimo rispetto possibile. Lo sguardo di Riva non passava inosservato. Ti fulminava. Capivi subito quello che dovevi fare e ti adeguavi. Ne sa qualcosa il “povero” Comunardo Niccolai, il Re dell’autogol, lo “stopper” di quella mitica squadra  “tristemente” passato alla storia per i suoi incredibili, memorabili e reiterati gol nella propria porta. Niccolai era bravo ma segnava spesso … ad Albertosi, il suo portiere. Arrivò a segnare ben 6 autogol in tutta la sua carriera. Albertosi non gliele mandava certo a dire. Riva neppure. Poi il senso di squadra e l’amicizia trionfavano sempre e comunque. Finiva tutto in una risata e si continuava come se nulla fosse accaduto.

Grandi uomini prima che grandi Campioni. Riva non amava perdere neppure a briscola. Massimo rispetto per gli avversari. Poi, però, una volta in campo, lotta, sudore, impegno e sacrificio. Nessuna deroga. In lui vedevi forza, lealtà e coraggio in quantità industriali. Una personalità fortissima. Tanta voglia di vivere e di imporsi attraverso il gol inteso come “riscatto sociale”, come “rivincita”.



”Rombo di Tuono” è stato per anni l’eroe fiero di tanta povera gente. In ogni partita Riva metteva in ballo il bene di tutti i compagni di squadra e della Sardegna. Lottava e soffriva in campo per se stesso e per  tutti i suoi tifosi. Fu così che Riva trascinò quei grandi Campioni verso un leggendario e mai dimenticato Scudetto. Fu così che quel magnifico Cagliari divenne “esempio”, modello da seguire e da esportare in ogni dove. Quando la Juventus si accorse che quel grande Campione le avrebbe garantito la lotta certa per lo Scudetto (e non solo) per almeno tre anni di fila, fu troppo tardi.

Riva, ventinovenne, era ormai “la” Sardegna. Riva era il “simbolo” vivente di tutti i tifosi sardi. Quella gente era parte di lui, lui parte di loro. Assieme formavano una sola, grande, famiglia. Senza Riva quel popolo non avrebbe mai più immaginato calcio. Per Riva la Sardegna era ed è una ragione di vita. Credeva in quella gente come quella gente credeva in lui. Non li avrebbe mai traditi.

Andrea Arrica, compianto Presidente di quel Cagliari scudettato, il dirigente che aveva portato Riva in Sardegna e costruito quel favoloso squadrone, aveva praticamente ceduto alle lusinghe bianconere del Presidente Giampiero Boniperti e indirizzato “Rombo di Tuono” verso la Torino Juventina. Era il 14 luglio del 1973. Riva rifiutò la Juventus e assieme ad essa, disse di no a una valanga di miliardi.
Quel rifiuto, più volte argomentato, fu clamoroso. Fece “tendenza”. Divenne la favola che ogni nonno ha raccontato fiero e orgoglioso ai suoi nipotini. Davide che si ostinava a sfidare Golia. Una piccola squadra di eroi indomiti preferita a uno squadrone imbattibile e miliardario. Impensabile oggi ma Riva fu irremovibile. Rimase a Cagliari.

I sentimenti e i valori di un uomo fuori dal “comune”, prima ancora che di un grande atleta, avevano avuto la meglio sul “dio” denaro e sulla “veemenza” dei più forti. Il Cagliari saliva sul podio e sfidava i potenti. Quella maglia bianca col colletto rosso e blu e quel mitico numero 11 erano ormai diventati la seconda pelle di un centravanti unico, fortissimo e irripetibile. Un fuoriclasse d’altri tempi. Riva era diventato Il “marchio” e il volto della Sardegna e di Cagliari. Memorabili i suoi gol parecchi dei quali figli di un sinistro che pareva una “bomba”. Tiri fortissimi e precisi. “Siluri” imprendibili. Col destro Riva passeggiava, col sinistro castigava. Nel “corpo a corpo” erano gli stopper avversari a doversi guardare dalla sua forza e dal suo ardore. Una punizione di Riva dal limite dell’area, in un Juventus – Cagliari del 1969/70, mise al tappeto il portiere della Juventus Roberto Tancredi per qualche secondo colpito, suo malgrado, in pieno volto da un “tiro” micidiale del fuoriclasse cagliaritano.

Riva e Facchetti

Riva fu attaccante completo. Viveva per il gol. Il gol, per lui, era sinonimo di “vita”. Forte di testa, forte di sinistro, forte in acrobazia. Devastante nei paraggi dell’area di rigore. Non aveva paura di niente e di nessuno. Un carattere e una personalità indistruttibili. “Nemico” dei poteri forti spesso entrò in “rotta di collisione” con essi. E’ sempre stato dalla parte dei più deboli. Celebri, le sue polemiche con Concetto Lo Bello, l’arbitro per definizione di quei tempi. Celebri le sue prese di posizione a favore dei “meno fortunati” sia nel calcio che nella vita.

Per Gianni Brera fu “Rombo di  tuono”, una sorta di “dio” del pallone pronto a “fare giustizia” se “stuzzicato”. Riva arrivò secondo dietro a Rivera e davanti a Muller nel 1969 quando il fuoriclasse milanista vinse il Pallone d’oro. Riva stava a Rivera come il genio a Leonardo. I due parlavano la stessa lingua. La lingua dei grandi Campioni.

Rivera e Riva

Gigi Riva ha giocato nel Cagliari dal 1963 al 1976 segnando 164 reti in 315 presenze. In Nazionale ha giocato dal  1965 al 1974 e ha segnato 35 reti in 42 presenze assurgendo, ancora oggi, a miglior marcatore azzurro di sempre. Ha vinto lo Scudetto col Cagliari nel 1970, si è classificato al secondo posto con la Nazionale ai Mondiali di Messico 1970, ha vinto l’europeo con gli azzurri nel 1968. Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti il più importante dei quali, “il Collare d’oro”, gli venne consegnato nel febbraio scorso a Cagliari, al Sant’Elia”, dal Presidente del Coni Malagò. “Giggirriva” (così lo chiamavano e lo chiamano tuttora i suoi innumerevoli e fedeli tifosi) fu attaccante “vero” e per molti versi, non emulabile. Il suo amore per il Cagliari, la sua proverbiale generosità, quella forza di volontà che “colpiva” perché non era da tutti, gli costarono almeno due infortuni gravi. In Italia - Portogallo del 1965-66 entrando in area di rigore il “nostro” si vide piombare addosso il portiere portoghese Americo e si ruppe, purtroppo, il perone. In Austria-Italia del 1970-71 il difensore centrale Hof, tristemente passato alla storia per quel gesto incomprensibile, intervenendo da dietro sulla gamba del nostro attaccante con un fallo ai limiti della cattiveria, ne causò una caduta brutta e scomposta che procurò a Riva la frattura di tibia e perone.

Cagliari e la Sardegna non hanno mai dimenticato, né lo faranno, il loro grande Guerriero. Il loro figlio migliore. Il 9 febbraio del 2005, al Sant’Elia, prima dell’amichevole Italia – Russia, si è svolta la cerimonia di consegna della mitica maglia numero 11 a Gigi Riva. Cellino, l’allora Presidente del Cagliari, volle fortemente quella serata e tutta la Sardegna gliene fu grata. La gloriosa maglia di “Giggirriva” fu ritirata. Nessuno da quel momento l’ha più indossata. Tutto “passa” ma mai quel grande Campione. A 73 anni, in condizioni di salute non brillanti, Riva rimane e rimarrà oggi e per sempre nel cuore e negli indelebili ricordi di chi lo ha amato e applaudito per le sue indimenticabili gesta. La Sardegna “è” Gigi Riva. Eroe impavido e mai domo di un popolo meraviglioso.

Claudio D’Aleo  

Scansioni dalla mia collezione di Guerin Sportivo

Commenti

  1. Gianni Brera ha un po' dilatato le qualità di Riva. E' sbagliato dire che è stato il migliore attaccante di tutti i tempi perché non si possono paragonare giocatori vissuti in epoche diverse.
    Anche Boninsegna, la tigre di marmo, era fortissimo.
    Riva era sempre nell'area avversaria e la squadra giocava esclusivamente per lui. Non l'ho visto mai tornare a centrocampo a difendere.
    Pelè disse di Riva che era capace solo a fare gol, e il marpione di Gianni Brera rispose che l'affermazione del brasiliano era il miglior complimento che poteva farsi a Riva.
    Il simbolo di Cagliari divenne Presidente della squadra e tutti gli allenatori che andavano a Cagliari fallivano per le strane idee di Riva che si ostinava a "ordinare" le formazioni.

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    1. Secondo me il migliore attaccante è stato Van Basten (ma il miglior giocatore è un "triello" Maradona-Cruyff-Pele'), sull'italiano non saprei proprio dire. In Italia abbiamo sempre sfornato grandi cannonieri (da qui la tua osservazione su Riva che condivido) come Paolo Rossi, Piola, ma probabilmente come attaccante a 360° il migliore è stato Roby Baggio.

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  2. Bellissima storia di Riva, mi ha sempre colpito il fatto che non volle abbandonare il Cagliari per andare alla Juve..oggi quanti farebbero altrettanto?

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    1. Oggi praticamente le bandiere non esistono più. L'ultimo esempio mi sembra fu il "no" di Berardi alla Juventus o all'Inter, adesso non ricordo. Da questo "no" ci ha guadagnato la squadra, più che il Sassuolo e Berardi :D

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  3. Ero piccola e mio padre di questo Gigi Riva parlava spesso. Ma credo sia la prima volta che vedo una sua foto di quell'epoca :)

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    1. In effetti anche io ho pochissimi ricordi, giusto gli almanacchi del calcio dell'epoca (ricomprati in età adulta) :). Invece l'amico Claudio lo ha visto all'opera e mi (ci) ha donato questo bellissimo pezzo!

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  4. Non conoscevo questo calciatore, interessante la sua storia!😊

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    1. Eh infatti anche io, pur essendo appassionato, non conoscevo tutti questi aneddoti..La mia linea temporale parte dal 1987-88, andando in dietro vado in sofferenza :D.
      Grazie Vane :)

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  5. Vanessa, Rivva, come dicono i sardi era anche amico del famosissimo bandito Mesina, che benché ricercato non si perse nemmeno una partita del Cagliari.

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    1. Il bandito e il campione, come la nota canzone di De Gregori (che non era ovviamente dedicata a Riva).

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  6. Uno dei più grandi della nostra storia calcistica.
    Saluti a presto.

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    1. Un bell'omaggio, del mio amico Claudio.
      Ciao Cav, alla prossima!

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    1. Verissimo, uno della hall of fame del calcio italiano!

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  8. Veramente fu un simbolo per la sua terra.

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    1. Certamente Nick, infatti io trovo molto calzante questo accostamento con Spartacus fatto dall'amico Claudio :)

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  9. Ero piccola ma a casa se ne parlava. Soprattutto del suo rifiuto alla Juve. Cosa che lo ha reso "eterno eroe".
    Purtroppo non ho ricordi chiari, mentre ne ho di Van Basten e su di lui siamo d'accordo.
    Ho visto di quelle cose dal vivo che voi "umani" non potete immaginare...

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    1. Io di Marco non ho visto il bellissimo gol nella finale dell'Europeo 1988, un gol storico. Ma per il resto..mi sono goduto tutte le sue prodezze 😁

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  10. Ecco, di Riva ho sentito tanto parlare ma essendo io del '73 non posso avere ricordi di quando giocava. Come credo a un po' a tutti (e infatti è stato fatto notare nei commenti precedenti più volte) ciò che mi ha sempre colpito è stato il suo attaccamento alla maglia, al Cagliari.
    Sa di condottiero che non lascia il suo esercito e continua a combattere in prima linea.
    E io ho sempre amato smisuratamente chi veste questi panni, sarà che sono troppo "romantica" per usare un termine magari poco tecnico e poco adatto al calcio ;)
    E non è un caso che poi io abbia amato Paolo Maldini, Franco Baresi...simboli di un'unica maglia, un'unica squadra.

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    1. Calciatori che oggi non esistono più...guardate anche Buffon, alla fine si è separato dalla Juventus ed è andato in un top club comunque. Un po' come se Maldini nel 2003 avesse lasciato il Milan per il Chelsea (all'epoca club ricco ed emergente). Baresi? Presto leggerai qualcosa di mooolto interessante allora :D

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