Ritratti: la parabola di Claudio Sala, il “Freddie Mercury” del Torino anni ’70


Claudio Sala non ebbe la fortuna di giocare nel Milan, nell’Inter o nella Juventus. Ha militato nel Monza, nel Napoli, nel Torino e nel Genoa. Squadre degnissime e parecchio blasonate, per carità, ma lontane dal “gotha” del tempo. Il Campione torinista è nato a Macherio l’ 8 Settembre del 1947. Alto 1,78 cm. pesava 74 kg. Ha giocato nel Torino dal 1969 al 1980 realizzando 25 reti in 286 presenze. In Nazionale ha giocato dal 1971 al 1978 collezionando 18 presenze ma nessun gol, Ha concluso la sua carriera da giocatore con la maglia del Genoa nel 1982. Col Torino ha vinto uno Scudetto nel 1975-1976 e una Coppa Italia nel 1970-1971.  

A Claudio Sala lui va ascritto il merito di aver fatto diventare grande la squadra nella quale ha giocato e “brillato” particolarmente: l’indimenticabile Torino del compianto Gigi Radice. Quel Torino era pieno zeppo di giocatori diventati  fortissimi indossando la gloriosa casacca  granata. La maglia che fu di Valentino Mazzola, Loik, Gabetto, Maroso. 16 maggio 1976. Il Torino diventa Campione d’Italia per la settima volta con 44 punti davanti alla Juventus fermatasi a quota 43. Era il Torino di Orfeo Pianelli (Presidente) e Gigi Radice (allenatore); di Ciccio Graziani e Paolo Pulici (i “gemelli del gol”); di Renato Zaccarelli ed Eraldo Pecci; di Patrizio Sala e Sergio Castellini, detto il “giaguaro”, portiere “saracinesca” di quel “pugno” di Eroi. Sì, Eroi. Non era semplice controbattere con dovizia di particolari allo strapotere calcistico e finanziario della Juventus di Gianni Agnelli e Giampiero Boniperti. 

Eppure quel favoloso Torino riuscì a sovvertire ogni pronostico e a scrivere pagine indimenticabili di Storia pallonara. Il Torino aveva e ha nel suo “DNA” il concetto di vittoria applicata alla sofferenza, ai sacrifici, ai sentimenti. Il filo conduttore con il Grande Torino di Valentino Mazzola non si interromperà mai.  “Granata” vuol dire piacere di giocare al calcio mai prescindendo dai quei valori che ognuno di noi dovrebbe nutrire e portare sempre con sé. Anche in partita.  I calciatori di quel Torino scendevano in campo senza mai pensare che qualcuno potesse regalare loro qualcosa. “Toro” vuol dire spirito di gruppo e “armonia” dentro e fuori dal campo. Claudio Sala fu l’interprete perfetto di quel Torino. 




Soprannominato il “poeta” del gol fu veramente un artista del pallone. Lui non calciava la palla. Lui la “carezzava”. Con quel modo tutto “naif” di “dinoccolare” per il campo portandosi appresso la “sfera” senza mai farla “vedere” ai suoi marcatori, ha scritto pagine indimenticabili di “mitologia” calcistica. Il pallone tra i suoi piedi diventava di “velluto”. Non dimenticheremo mai le sue famose “scorribande” lungo la sua fascia, la “destra”, il suo “regno”. Con quel “piedone” la palla la “nascondeva” a tutti. Neppure i suoi compagni di squadra sapevano con esattezza cosa lui volesse “combinare” quando con la palla appiccicata ai piedi si dirigeva verso l’altrui area di rigore per “crossare” a beneficio o di Pulici o di Graziani. Tutti lo guardavano estasiati e confidavano nelle sue prodezze. Tutti ascoltavano con attenzione quello che lui amava dire. Era il “genio” di quella squadra. L’artista  incontrastato. Leale, corretto, serio. Lui pensava come giocare la partita prima ancora di scendere in campo. Radice lo stimava tantissimo e teneva anche lui in debita considerazione tutto quello che Claudio Sala diceva. Tra i due c’era un “feeling” speciale. Fu il leader “silenzioso” di quello storico gruppo. 

Per certi versi, consentiteci la divagazione, fu il “Freddie Mercury” di quel Torino. Claudio Sala gli avversari non li dribblava e basta. Lui li “ammaliava” con la melodica tonalità del suo incedere virtuoso e “scanzonato”. Un “cantautore” d’altri tempi. Quella palla non era soltanto “attaccata” al suo “piedone”. Con la palla lui parlava, cantava, scriveva. Si poneva al servizio dei suoi compagni, la “sentiva” come sua, quella palla. Quel tocco elegante, “poetico” e dolce fece storia e tendenza.  Creò “proseliti” ovunque. Il suo compito era “crossare”, rendere “delicata” e imprevedibile ogni azione dei granata. 

Giocava per stupire. Amava rifornire di valanghe di cross non solo Pulici e Graziani ma chiunque “entrasse” in area di rigore. Pecci era la mente di quel Torino. Zaccarelli il trequartista incontenibile. Mozzini il muro in difesa. Castellini la saracinesca. Lui, Claudio Sala (da non confondere con Patrizio “Pat” Sala che di quella squadra fu il mediano) ne fu l’artista incontrastato. Sala era Il “7”di quel magnifico Torino. Coi piedi decantava  versi memorabili utilizzando il pallone. Recitava a “spartito”. Quello suo. Quello che gli consentiva di trascinare i compagni alla vittoria. Quel Torino “operaio” e “proletario” riuscì a prevalere sulla Juve “borghese” e miliardaria. Uno “scontro”  “politico” e tra “classi  sociali“ prima ancora che una “competizione” calcistica a ridosso della Mole. 


Claudio Sala ebbe una sola “sfortuna”. Quella di trovare nel suo cammino il “barone” Franco Causio, altro fuoriclasse della Juventus di quei tempi. In Nazionale giocò molto Causio, poco Sala. Un peccato. Causio e Sala furono diversi in tutto. Frizzante e con le “bollicine” il primo, calmo e metodico il secondo. I due avrebbero potuto giocare insieme in Nazionale. Sala avrebbe potuto giostrare anche un po’ al centro per consentire a Causio di “maramaldeggiare” lungo la fascia destra. 

Anche il contrario sarebbe stato logico e plausibile. I due non erano giocatori qualsiasi, ma due autentici Campioni. Claudio Sala sembrava “lento”. Eppure lungo la corsia di destra faceva tutto quello che gli passava per la mente. Quasi immarcabile. A “piccoli passi” arrivava sempre dove voleva trascinando con sé la squadra. Graziani e Pulici devono a lui il soprannome  di “gemelli del gol”. Grazie a Sala hanno segnato valanghe di gol. I cross del Poeta erano semplicemente perfetti. Metteva la palla nelle loro teste o tra i loro piedi. E i due assurgevano a “sentenza”.  Quel Torino fece Storia anche per l’umiltà di quei magnifici giocatori.  Mai “spacconi”, mai una parola sopra le righe, mai polemici e mai scorretti. Un esempio per tutti. Un modello da seguire. Dopo Claudio Sala ricordiamo Bruno Conti e Roberto Donadoni. Campioni memorabili ma diversi dal Fuoriclasse granata. Modello unico e raro di “lentezza” alla “Kundera”  applicata al  pallone.  

Claudio D’Aleo

Commenti

  1. Un ritratto completo di quest'enorme talento. Per me era più forte di Causio come uomo squadra.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Gus,
      io in effetti non saprei dirti chi dei due fosse meglio. Però ho colto l'input dell'amico Claudio D'Aleo: sarebbe stato bello vedere entrambi nella formazione della nazionale.

      Elimina
  2. Ero troppo giovane per ricordarmelo, ma conosco di fama..mi ha colpito soprattutto il baffo, ma all'epoca tirava parecchio :D Diciamo che all'epoca non curavano il look come quelli di adesso

    RispondiElimina
  3. Altri tempi, altri calciatori, altro campionato.
    Altro partitone del Pipita ieri. Riscatto assicurato?
    Neanche la ex anonima sarda lo rapirebbe.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ahah, Higuain è veramente scandaloso...
      Poi se il mercato di gennaio è fatto dei nomi che circolano, possiamo metterci il cuore in pace noi milanisti..

      Elimina
  4. Calciatori buoni, se non ottimi, sono certa ce ne siano stati anche in squadre meno blasonate. Credo anzi che spesso, la vera passione, si annidi altrove.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Verissimo e oltre a ritratti di Claudio, anche io cercherò di raccontare qualche "eroe" calcistico meno conosciuto.
      In questo mese leggerete un post interessante in merito :)

      Elimina
    2. Spero ti possa piacere, perché non sarà un post calcistico al 100%, anzi :)

      Elimina
  5. Ottima descrizione di un grande calciatore.
    Sereno pomeriggio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Giro i complimenti all'amico Claudio D'Aleo, grazie Cav :)

      Elimina
  6. Non ne ho mai sentito parlare, ma ho trovato il paragone con Freddie Mercury perfetto.
    Bravo Claudio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche Claudio è stato contagiato dalla Queen mania rilanciata dal film :)

      Elimina
  7. Freddy Mercury per la melodia delle azioni ma per somiglianza un ibrido tra Freddy e Abatantuono 😆

    RispondiElimina

Posta un commento