Intervista a Daniele Balli, il portiere dei tanti caffè e delle mille imprese


Daniele Balli, toscano verace nato a Firenze il 16 settembre del 1967, ha giocato per anni ad alti livelli. La sua carriera è legata indissolubilmente a Empoli, società nella quale è cresciuto, giocandovi tra il 1991 e il 1997, tra il 2003 e il 2009.

Balli con la maglia della Salernitana 1997-98


Daniele, ma oggi quanti caffè bevi? A parte gli scherzi, c'è questo aneddoto che ti riguarda: la domenica o comunque il giorno della partita bevevi tanti caffè.
"Bevevo massimo 5\6 caffè dalla mattina, compreso quella della colazione, ma negli altri giorni al massimo due. Nel giorno della partita facevo il carico, compreso l'intervallo tra il primo e il secondo tempo. Era diventato davvero un tormentone: i massaggiatori che mi portavano il caffè, i dottori erano lì a controllare". 

Il tuo nome è legato all'Empoli. Sei cresciuto nel vivaio, sei tornato da protagonista (due promozioni dalla C alla A), sei tornato una terza volta. Partiamo dalla doppia promozione: un grande allenatore come Spalletti, ma anche un grande gruppo di giocatori.
"Una grande filosofia soprattutto, che porterò per sempre con me. Una passione che l'ambiente sapeva trasmettere all'allenatore e ai giocatori. E' stato così anche per allenatori come Sarri, Giampaolo e Andreazzoli e per tanti giocatori. A Empoli sono riuscito a dare la svolta alla mia carriera, capendo cosa volesse dire quel senso della passione, del furore. Un furore che ho fatto mio, anche grazie a quei 5-6 caffè ogni domenica. Dare tanto con poco, ecco la filosofia dell'Empoli. In questa piazza sono tornato, giocando fino a 40 anni, conquistando la Coppa Uefa. Spalletti? La sua scaltrezza, la sua furbizia sono figlie della sua partenza a Empoli". 

Balli con la maglia dell'Empoli 1996-97

Nell'Empoli 1996-97 c'era anche un giovane Luca Toni, prima di esplodere: fece un gol giocando pochissimo.
"Ancor'oggi dico che non avrei scommesso un euro sul fatto che potesse diventare un grande calciatore. Quell'anno fece il militare, quindi si vide poco in campo. Un po' dinoccolato, anche brutto a camminare. Di testa non la pigliava mai e tecnicamente era scarso. In seguito ci giocai contro quando lui militava nel Treviso, dopo un'annata al Fiorenzuola: sembrava Van Basten. Aveva una grande voglia di migliorare e nel giro di 2-3 anni è diventato un grande giocatore. E sono stato molto contento perché è sempre stato una brava persona. L'ho rivisto dopo Firenze, dopo il Bayern, non è mai cambiato. Così come lui, altri giocatori, mi viene in mente Gattuso: mai cambiati, nonostante i successi personali". 

Due promozioni a Empoli (1995-1997), tre promozioni consecutive (1997-98) considerando anche quella con la Salernitana. Come mai non sei rimasto a Empoli?
"Questo l'ho saputo indirettamente, ma andrebbe chiesto a Spalletti, al dg Lucchesi e al presidente Corsi. Comunque non mi reputavano all'altezza  della Serie A. Forse era anche giusto in quel momento. Spalletti comunque ammise di aver sbagliato. Ho un grande rapporto con lui".


Balli nella Salernitana 1997-98

A Empoli Spalletti, a Salerno Delio Rossi, un altro allenatore che ha lasciato un'impronta sul calcio italiano. Quella Salernitana ha dato spettacolo.
"L'allenatore conosceva molto bene la piazza. Aveva innestato giocatori bravi, ma soprattutto intelligenti fuori dal campo. In una frazione di secondo i giocatori capivano cosa volesse l'allenatore. Giocavamo bene in casa e fuori, un carro armato. A Salerno non è facile giocare e allenarsi quando si perde. Ma è soprattutto è difficilissimo rimanere equilibrati quando si vince. Lo stadio si riempiva, la gente si fermava tutti i giorni, noi siamo stati bravi a rimanere motivati e coerenti nel seguire le idee dell'allenatore, conquistando la serie A".

In serie B a Terni e Pistoia, poi sei sceso in C2, con la Nocerina. Ma nel 2003 il ritorno in Serie A con l'Empoli. Come è avvenuto questo quadruplice salto?
"Dopo Pistoia ero sfiduciato, avevo problemi fisici ai tendini. Ero quasi a cottura. Non avendo più grosse richieste, ho ripiegato su una piazza, Nocera, dove mi è stato comunque offerto un bel contratto. Una piazza calorosa. Sei mesi che mi hanno fatto riflettere e che mi hanno dato lo slancio per farmi operare alle calcificazioni ai tendini. A giugno mi sono operato, pensavo potesse essere la fine della mia carriera. Non è stato così, per fortuna. L'Empoli mi ha chiamato, in Serie A, dopo la squalifica del portiere titolare Luca Bucci. I tendini mi si erano messi a posto. Daniele Baldini, mio ex compagno di squadra, ha visto che mi era tornata forza ed elasticità nelle mie gambe. Ho finito la carriera a Empoli conquistando la qualificazione in Coppa Uefa e poi con la retrocessione, conquistando risultati sportivi importanti". 

Ricordo tre super parate tue: con la Salernitana a Milano su colpo di testa di Bierhoff e su punizione di Baggio (Inter), con  l'Empoli a Catania un balzo prodigioso su pallonetto di Mascara. Concordi con questa top 3?
"Mi ricordo anche uno 1-0 con il Cagliari, in casa al Castellani, in una sfida salvezza: un tiro di Pepe di controbalzo destinato all'incrocio, una parata di una difficoltà tecnica molto elevata. Io ero abituato a leggere prima la direzione dei tiri e questo mi aiutava nelle parate".


Avevi un'agilità strepitosa. Avevi qualche segreto negli allenamenti?
"Nessun segreto, ma fin da ragazzo avevo spasmodica voglia di aiutare la squadra e di migliorarmi. Ma ci fu un altro aspetto importante. Luciano Corsinovi, allenatore dei portieri del settore giovanile, ebbe una visione (ride, n.d.r.) su un possibile cambiamento del portiere. Così mi fece lavorare duramente per imparare a usare il pallone con i piedi. A 19 anni, nel 1986, in Primavera, ero il rigorista della squadra. Qualche anno dopo hanno cambiato la regola: i portieri non potevano più prendere i palloni con le mani, sul retropassaggio dei difensori, ma dovevano giocarlo con i piedi. Io ero già pronto da tempo". 

Balli contro Ronaldo in un Milan Empoli

Vogliamo ricordare un altro splendido aneddoto. A Empoli dopo le partite facevi volontariato in ospedale.
"Purtroppo non dormivo, tra la tensione per la partita e i caffè, così ai miei ritorni con il pullman dalle trasferte vicine e dalle partita in casa, andavo all'ospedale di Fucecchio, pochi km di Empoli, assieme a un mio amico che lavorava lì. Partecipavo alla vita notturna dell'ospedale: parlavo con i dottori, con i pazienti. Cercavo di portare la mia presenza, la mia allegria, di fare compagnia. E' la mia filosofia: il rifiuto dell'egoismo. Non lo facevo per farmi pubblicità, volevo dare qualcosa agli altri. Mi facevo anche delle grosse mangiate (ride, n.d.r.)".

Una battuta sul look: hai giocato con le splendide divise variopinte degli anni '90, a Empoli con le maglie da portiere elasticizzate stile nazionale italiana dei primi anni 2000 e poi a maniche corte. Il tuo look preferito?
"In linea di massima giocare con le maglie pesanti con il freddo, d'estate con le maniche corte. Ma in realtà io sono sempre un tempo molto caloroso, anche per il caffè, quindi sentivo caldo, giocavo sempre con i pantaloni corti, anzi spesso li tiravo su. La maglia mi era indifferente, mettevo quella che c'era. Piuttosto sotto mettevo sempre maglie di cotone o cotone caldo, che facevano traspirare benissimo la pelle, maglie che si usavano negli anni '70 e anni '80, altroché quelle magliette plastificate che usano oggi!". 

Daniele Balli in Empoli Udinese (2006-07)

Ringraziamo Daniele Balli per la sua disponibilità e per la sua grande genuinità.

Commenti

  1. Bella intervista, e bello il suo modo di parlare dei colleghi con ironia ma rispetto.
    Ma tutti questi caffè non valevano come doping? Ahahah
    E almeno ti sei fatto regalare una delle sue maglie? (Non quelle della salute)....... ;)

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    1. Magariiiiii
      anche se in realtà il buon Daniele non ha mai indossato una delle mie preferite.
      Bella quella verde, la indossava anche il mitico Abbiati (Milan) nel suo anno di militanza al Torino.

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  2. Complimenti Riccardo, una bellissima intervista ad una persona genuina e, così mi è sembrato, molto alla mano.

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    1. Grazie mille :).
      E' una persona che mi ha fatto un po' di soggezione all'inizio: sembrava un po' burbero, invece è proprio tipico del toscano, ha questo modo di parlare che non sembra espansivo (diversamente da noi romagnoli), invece è una persona veramente simpatica, di compagnia, brillantissimo e sagace.
      Poi va beh, grande professionista e ottimo portiere :)

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  3. Beh, magari ad un certo punto diventa anche una questione scaramantica, quella del caffè :D
    Comunque 5 o 6 non mi sembrano poi tanti...ho clienti che ne bevono di più.
    Bella intervista!

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    1. Grazie Sara!
      5-6 caffè mi sembrano uno sproposito XD direi che un paio sono più che sufficienti (io mai bevuto :D)

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  4. E' bello ascoltare uno che ha vissuto nel calcio osservando se stesso e gli altri quasi come un atto di amore.

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    1. Bello ciò che sottolinei, Gus.
      Il calcio è infatti celebrato anche da personaggi di valore anche fuori campo :)

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  5. Grandissima intervista, condivido anch'io la passione del caffè.
    Saluti a presto.

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    1. Grazie Cav!
      spero che però tu rimanga su un numero accettabile di caffè giornalieri :D

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  6. Grande applauso a questo portiere. Sia per la sua sana abitudine di caffeamatore che è pure la mia - lui 5-6 solo la domenica, io 6-7 quasi tutti i giorni; solo che a me non fanno effetto sveglia e neppure risolvono la mia problematica da freddo costante. Grande applauso perché lo si sente essere una persona genuina e sincera, che racconta della sua vita e del calcio con immenso trasporto ma anche con quel certo tono catartico che è tipico di chi ama quel che fa, che ha fatto. Grande applauso per la sua dedizione al volontariato, addirittura notturno, gli fa onore, non so bene che livelli di stanchezza possa avere un calciatore dopo una partita o gli allenamenti ma suppongo risulti discretamente stanco. Per una volta conosco un giocatore nominato, Luca Toni, che ho visto giocare di persona (e che avevo giudicato un pò antipatichello); e sentir parlare del calore partenopeo - Nocera - mi rinfranca.
    Bello. Bella intervista. Applauso anche a te, Riccardo, le tue interviste sono sempre ben fatte e piacevolissime :*

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    1. E' l'effetto adrenalina! Quando si fa uno sforzo fisico imponente, si fa fatica a prendere sonno.
      Sembra assurdo eh..uno si stanca, ma non riesce a dormire. Eppure è così!
      Sei stata forte a leggere tutta quest'intervista...anche se indubbiamente ho cercato di condirla con aneddoti extra campo :D.
      Mi preoccupa questa cosa del freddo costante, ahhah, quindi a casa tua 24 gradi anche di inverno? Aiutooo

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  7. Grande intervista! Balli è fortunato che la caffeina non risultasse come doping :D A proposito di Toni, mi ricordo che quando giocava a Treviso un mio collega, tifoso della squadra trevigiana, mi ripeteva sempre che era un palo fermo con due ferri da stiro come piedi..poi mi sa che si è ricreduto :D

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    1. Caspita conosci un tifoso trevigiano? Sai che con Toni quell'anno giocava Aldegani..il portiere scuola Milan che aveva giocato nel Milan e che avevo intervistato qui sul Bazar.
      Caspita chiedigli se conosce qualcuno che vende maglie del Treviso dal 1995 al 2000 XD

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  8. Ahaha bellissima la questione della visione di preveggenza, ha aiutato davvero a captare ciò che sarebbe successo nel futuro.
    Daniele Balli non lo conoscevo, sicuramente visto nelle figurine, comunque grande per aver risposto.
    Ammazza, tutti quei caffè... ok che li smaltiva giocando, altrimenti il cuore sarebbe esploso!
    Bello ciò che dice di Luca Toni (addirittura era scarsetto, ahaha) e Gattuso ^^

    Moz-

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    1. Daniele ha risposto con degli aneddoti curiosi...non c'è dubbio.
      Mi è dispiaciuto non riuscire a trasmettere il suo tono di voce, degno di un simpatico "toscanaccio", ma spero che sia trasparita la sua genuinità :)

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  9. Come al solito intervista ben fatta con domande non banali.

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    1. Grazie mille :).
      Spero di riuscire ad accalappiare qualche altro portiere (ho già chiesto a un amico di intercedere per un portiere ex Padova). La materia mi è cara ^ _ ^

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