Ritratti: Arrigo Sacchi, l’Archimede di Fusignano che reinventò il calcio


Arrigo Sacchi è nato il 1 aprile del 1946 a Fusignano. Ha allenato il Milan dal 1987 al 1991. Poi, con alterne fortune, nella stagione 1996-1997. Col Milan ha vinto 1 Scudetto nel 1987-1988; 1 Supercoppa italiana nel 1988; 2 Coppe dei Campioni nel 1988-1989 e nel 1989-1990; 2 Supercoppe Europee nel 1989 e nel 1990; 2 Coppe Intercontinentali nel 1989 e nel 1990. Ha allenato anche Real Madrid (2004-2005) e Atletico Madrid (1998-1999). E’ arrivato secondo con la Nazionale italiana ai Campionati del Mondo del 1994 negli Stati Uniti d’America. Nell’ottobre del 2005 l'Università di Urbino ha conferito a Sacchi la laurea honoris causa in Scienze e Tecniche dell'Attività Sportiva. Nel 2002 ha smesso di allenare per vestire i panni dell’opinionista sportivo.


Sacchi non è stato “solo” un grande allenatore di calcio. Sacchi è stato innanzitutto un grande Maestro di Sport.  Dai suoi “inizi” milanisti in poi e ancora prima a Parma la sua breve ma intensa carriera lo ha portato a inventare, insegnare e gestire un modo nuovo, più spettacolare e per molti versi “geniale” di giocare al calcio. Sacchi è stato un grande innovatore. Le sue idee hanno fatto “proseliti” ovunque. Oggi possiamo disquisire di lui  come una di quelle “personalità” talmente forti e talmente importanti  da far sì che la Storia del calcio non possa mai dimenticarlo. I suoi granitici concetti si sono via via plasmati, “intersecati” e sviluppati sull’onda lunga  di alcuni tra i suoi più nobili predecessori. Uno su tutti: Rinus Michels. Il “Guru” olandese ha inciso notevolmente sulla formazione dell’ Omino di Fusignano. Né poteva essere altrimenti. Quell’idea al contempo “folle” e geniale di preparare le partite e disporre le squadre in campo ha fatto presto “breccia” sui meccanismi concettuali del grande Arrigo.

Foto Fox Sports

Sacchi non si fermò a Michels. Lui fece propri quei concetti ma li tradusse in campo a modo suo arricchendoli di particolari essenziali e di non poco conto. Primo fra tutto la disciplina. Sacchi sulla disciplina non ha mai concesso deroghe a nessuno. Neppure a Marco Van Basten. Per lui le partite bisognava prima giocarle con il giusto atteggiamento tattico e mentale e poi vincerle. Sacchi pretendeva di arrivare alla vittoria attraverso lo Spettacolo e la migliore lettura possibile della gara. L’essenza delle sue teorie era imperniata su concetti tattici mai applicati in precedenza. Vincere per l’Omino di Fusignano non è mai stato più importante di come giungere alla vittoria. Lui era come ossessionato dalle sue personalissime chiavi di lettura e approccio alla partita. Il suo “credo” pallonaro era composto da pochi ma essenziali dogmi:  1) lo spettacolo;2) la disciplina; 3) la lettura della gara e l’organizzazione della stessa; 4) il possesso palla; 5) la “maniacale”  attenzione ad ogni compito tattico distribuito; 6) il pressing feroce ovunque; 7) lo spirito di sacrificio e la collaborazione tra i vari reparti;  8)la gestione della palla e dei movimenti con o senza palla; 9)la concentrazione.


Non per niente i suoi più fedeli scudieri furono i cosiddetti “portatori d’acqua”. Gente “votata” al sacrificio che Sacchi considerava autentici  pilastri del suo credo calcistico. Due nomi su tutti: Angelo Colombo e Alberigo Evani. Colombo fu “spremuto” talmente tanto da Sacchi che durò calcisticamente pochissimo. Siamo ai limiti delle due stagioni. Poi il nulla. Colombo “copriva” i “facitori” di gioco e gli avanti  del Milan e irretiva i fantasisti altrui rincorrendoli e marcandoli con “ferocia” fino a… inseguirli anche a partita finita. Aveva sette polmoni, era un moto perpetuo, instancabile.  Deteneva le “chiavi“del gioco di Sacchi. Evani aveva su per giù le stesse caratteristiche di Colombo ma le applicava macinando km. su km. lungo la fascia sinistra, il suo regno. Chicco durò di più e incise notevolmente sulle vittorie di quella grandissima squadra. Un lavoro massacrante il suo. “Chicco” saliva e scendeva  come un “trottolino” inesauribile. Memorabile un suo bellissimo gol, su punizione, contro i colombiani del Medellin che portò quel Milan a vincere la prima Coppa intercontinentale della gloriosa era Sacchi.

Foto Ac Milan

Le analogie tra Nereo Rocco e Arrigo Sacchi furono non poche. Sì, non poche.Il calcio di Rocco era tutto “difesa e Gianni Rivera”. Quello di Sacchi era “fase difensiva” e Marco Van Basten”. Nel Milan di Rocco si faceva attenzione al “prima non prenderle”. Difesa blindata, catenaccio e contropiede. A tutto il resto pensava Gianni Rivera che, coperto dal “Colombo” dell’epoca, cioè Lodetti, era  capace non soltanto di decidere egli stesso le partite ma anche di innescare a dovere bomber preziosi  e prolifici come Pierino Prati o Albertino Bigon. Il gioco di Sacchi era “movimento perpetuo”. Difesa blindata pure la sua, retta e guidata da un regista difensivo sublime come Franco Baresi; centrocampo di classe e di sostanza con Ancelotti e Rjikaard a primeggiare; fasce laterali coperte e fluttuanti con Donadoni a destra e Evani a sinistra; terzini possenti e di grande classe come Tassotti a destra e Maldini a sinistra. In  avanti fuoriclasse e Campioni assoluti come Gullit, Van Basten e Virdis. E’ l’anatomia di una squadra da Rocco in poi divenuta leggenda. Il Milan di Sacchi era formato da calciatori pressoché imbattibili sia presi singolarmente, sia assemblati come gruppo. Emblematico il “caso” di Alessandro “Billy” Costacurta diventato “grande” grazie alla vicinanza di Franco Baresi. Quei Fuoriclasse “contagiavano”.  Maestri in campo e fuori dal campo.

Foto Sky

Non possiamo non citare Mauro Tassotti e Pietro Paolo Virdis passati da Liedholm a Sacchi non prima di aver vissuto da protagonisti nella grande Scuola del vecchio, indimenticabile Barone svedese. Tassotti arrivò al Milan di Liedholm proveniente dalla Lazio. Giocò con i rossoneri anche in serie B. Divenne Tassotti  grazie alle cure di Liedholm che nel corso degli anni gli aggraziò e ingentilì così tanto bene i “piedi” da farlo diventare ben presto il “Djalma Santos” del Milan. Lo stesso dicasi per Pietro Paolo Virdis. L’ex Juventino sotto le attenzioni di Liedholm divenne un attaccante forte e di primissimo piano. Dopo i primi anni col Barone imparò a toccare la palla come solo i veri brasiliani erano capaci di fare. Il Milan “fresco” di zona fu consegnato a Sacchi da Liedholm e fu pensato per vincere, stupire e dare Spettacolo ovunque andasse. A Sacchi bastavano 9 giocatori eccellenti più Costacurta e/o Filippo Galli e un bravo portiere per imporre “erga omnes” la sua fine dottrina pedatoria.


Ricordiamo quella grandissima squadra (4-4-2):  Galli G.;Tassotti, Costacurta (F. Galli), Baresi, Maldini; Donadoni, Colombo (Ancelotti), Rijkaard, Evani; Gullit, Van Basten (Virdis). Il bel gioco fu la fissazione di Sacchi e Berlusconi, il “respiro” di quel Milan. Il Milan “sacchiano” era talmente forte che il portiere era l’unico giocatore di cui quella squadra avrebbe potuto tranquillamente fare a…. meno. Con una difesa granitica arroccata attorno alla grande classe e alla grande bravura di Franco Baresi, con quel centrocampo e quel reparto avanzato, il portiere sarebbe potuto rimanere tranquillamente in panchina. Quasi nessuno riusciva a tirare contro la porta milanista. Giovanni Galli docet.

 Vedevi quella squadra giocare a “blocchi“, quasi a memoria e ne rimanevi incantato. La vedevi muoversi compatta avanti e indietro con una precisione millimetrica; aggredire gli spazi con ferocia disarmante; difendersi e attaccare in “10”sempre pronta a fare densità a centrocampo per irretire la manovra altrui e per creare “superiorità” numerica. Il Milan di Sacchi non faceva “respirare” gli avversari. Verticalizzava e aggrediva gli spazi con una disinvoltura disarmante. I primi difensori erano gli attaccanti che andavano a pressare i difensori altrui per arginare la nascita di ogni azione offensiva. A loro volta diventavano attaccanti i difensori e i  centrocampisti che svettavano in area e spesso insaccavano in porta quasi fossero punte vere. Tutti sapevano fare tutto. Tutti si aiutavano reciprocamente. Erano un gruppo forte e coeso prima ancora d’essere una magnifica squadra.

Claudio D’Aleo

Commenti

  1. Sacchi ha letteralmente inventato un nuovo modo di fare calcio ed ha innovato questo sport. Io lo ricordo bene il suo Milan era bellissimo da vedere ed estremamente concreto. Sacchi è entrato di diritto a far parte della storia del calcio.

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    1. Pensa che proprio qualche tempo fa ho letto un articolo sul web che smontava il mito di Sacchi.
      Piuttosto pretestuose come argomentazioni...
      Sacchi è stato un innovatore importante per il nostro calcio.

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  2. Oggi è il compleanno di Sacchi, per questo ho deciso di pubblicare Ritartti di Claudio oggi.
    Domani si recupera la top3 :)

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  3. Lui me lo ricordo bene e devo dire che mi stava anche molto simpatico.
    Leggo che è anche il suo compleanno perciò: auguri!!

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    1. Pensa che invece agli addetti ai lavori era uno dei personaggi più antipatici :D
      A proposito di simpatia, da ricordare la memorabile imitazione di Crozza a Mai dire gol

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    2. Si, mi ricordo che non stava molto simpatico. Eppure a me si, non saprei dirti perché :)
      Ricordo anche l'imitazione di cui parli...davvero esilarante.

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    3. Era romagnolo. I romagnoli ti stanno simpatici, no? :D :D :D

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  4. Ha copiato la zona dall'Olanda. Poi ci ha messo del suo. Occhi spiritati, un gran calcio grazie anche ai campioni che il Milan poteva utilizzare. Lode a Sacchi. Ha vinto tanto. Era amico di Giovanni Galeone. Un anno ha fatto melina e ha permesso al Pescara la promozione in serie .
    Per me è matto.

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    1. Esattamente, non ha inventato nulla, ma ha innovato, cambiando ciò che era. E ovviamente il suo successo è stato determinato anche dai giocatori che aveva in rosa (in Italia poi ha vinto un solo su scudetto su quattro, anche se uno è sfumato per gli infortuni e l'altro lo ha perso al rush finale).

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  5. La promozione in serie A.
    Questo PC salta le parole.

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  6. Sicuramente ha portato tante novità nel nostro calcio.
    Sereno giorno.

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    1. Esatto, è stato lo spartiacque dopo gli anni in cui si giocava con l'1-3-4-2 con il libero staccato, un tornante, un rifinitore di regia e due attaccanti.

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  7. Più che inventare per me ha sdoganato una nuova mentalità. No catenaccio, si calcio champagne. Un po come noi ieri. ;)

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    1. Bellissimo Napoli, ieri. Nonostante le tantissime assenze!E grazie per aver fermato la Roma.

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  8. Marco Van Basten, Franco Baresi e Arrigo Sacchi. Grazie a loro ho conosciuto il bello del calcio e grazie a loro continuo ad amarlo, nonostante tutto!

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    1. Ma ti dimentichi..Paolo Maldini! :D

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    2. Certo, Maldini... ma il Capitano per me sarà sempre Baresi... "una certezza!", ti ricordi?! ;)

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    3. Eccerto :D
      http://bazarcalcio.blogspot.com/2018/10/spot-intesa-pour-homme.html

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    4. non potevo non omaggiare quel mitico spot..poi arriverà anche quello della gatorade.

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  9. Indubbiamente un grande, ma diciamo che l'arrivo di Silvio ha contribuito a renderlo tale.

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    1. Certamente, soprattutto per i grandi giocatori che gli ha messo a disposizione :)

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    1. Davvero...per me sono ricordi da bambino...ancora più belli.

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  11. Me lo ricordo il povero Angelo Colombo, mio papà milanista mi ripeteva sempre anche lui che è stato "scassato" da Sacchi :D E comunque ha vinto due Coppe dei Campioni, penso che molti giocatori vorrebbero avere una carriera così vittoriosa seppure breve! Chissà perché il calcio sacchiano funzionava meglio in Coppa Campioni che in campionato (uno solo vinto)

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    1. In campionato non funzionava perché alla lunga i giocatori pagavano il forte dispendio energetico in tema di pressing..
      Poi tanti infortuni, anche se avevamo la rosa ampia.

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  12. Sì, grande allenatore, però a volte dice tante cavolate..

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    1. Il problema è quando le ha fatte, le cavolate.
      Tipo Giuseppe Signori, capocannoniere del campionato, a fare l'ala sinistra :D

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