Ritratti: Giancarlo Antognoni, “signore” di Firenze (di Claudio D'Aleo)



Giancarlo Antognoni è nato a Marsciano il 1 aprile del 1954. Alto 177 cm. pesava 70 kg. Ha giocato nella Fiorentina dal 1972 al 1987 realizzando 61 reti in 341 presenze. Sempre con la Fiorentina ha vinto una Coppa Italia nel 1974-1975. Il 19.12.2017 fu insignito del “Collare d’oro al Merito Sportivo”. Oggi è ”Club manager” della squadra gigliata. Tifoso milanista sin da bambino è cresciuto anche lui come tanti altri suoi coetanei, a “pane, salame e Gianni Rivera”. In Azzurro ha giocato dal 1974 al 1983. 7 reti in 73 partite il suo “bottino” complessivo. E’ stato il “Botticelli” del calcio “targato” Firenze. Il suo esordio in maglia Viola, a Verona, il 15.10.1972 (Verona-Fiorentina: 1-2) fu paragonato ad un celebre dipinto del grande artista fiorentino, la “nascita di Venere”, dipinto tuttora custodito nella Galleria degli Uffizi a Firenze che Botticelli realizzò con la tecnica della “tempera su tavola” tra il 1478 e il 1482. Un esordio da leccarsi i baffi.

Antognoni e Rivera

Elegante e fiero come pochi altri pari ruolo di quel tempo, forte fisicamente e dotato di un bel tiro con entrambi i piedi, Giancarlo Antognoni ha incarnato per anni tutto ciò che Firenze si sarebbe aspettata, e ha poi ottenuto, da un Campione fantastico come lui. Per molti analisti del tempo Antognoni fu per Firenze e i fiorentini l’unico 10 in assoluto. Quello più amato, quello da ricordare. Più di Baggio, più di chiunque altro. Antognoni fu il simbolo di quella Fiorentina. Sublime vederlo sfrecciare in “dribbling” palla al piede e sempre a testa alta. Ottima la sua visione di gioco. Il suo “incedere” era delizioso. Oseremmo dire da “romantico” del pallone. Antognoni è stato per Firenze e i fiorentini quello che Rivera fu per il Milan e i milanisti. Non fu mai Rivera. Troppo differenti i due. Rispetto a Rivera, che giocava ovunque, Antognoni amava partire dalle retrovie per poi verticalizzare in avanti e “aprire” il gioco ai compagni di squadra. Rivera era il calcio. Giancarlo è stato  un numero “10” pregiato. Fu una “bandiera”, la luce di una squadra che voleva lasciare la propria impronta nel firmamento del calcio nazionale e “riscattarsi” da stagioni precedenti non tutte luminose. Era il “bello” da proteggere e custodire. Era il calcio da amare.  Antognoni è nato per stupire. Dietro quell’aria “svaghita” e un po’ “naif” si celava un personaggio quantomeno “pirandelliano” se non addirittura “dantesco”. In lui fu sempre vivo il conflitto tra l’essere o non essere un Fuoriclasse e tra l’essere e il non essere un vero “leader”. Il “mistero” si protrasse fino alla fine della sua carriera. I compagni stravedevano per lui. Nelle difficoltà gli passavano la palla certi che lui ne avrebbe fatto l’uso migliore. Viveva di “alti” e “bassi” ma quando era in giornata metteva la firma su ogni partita. Era rispettato da tutti, anche dagli avversari. Incostante e molto “narciso” fu poco incline alla “panchina”. Antognoni ha deliziato per anni la tifoseria fiorentina e quella “azzurra”.

Bearzot e Antognoni 

Fu Campione del Mondo in Spagna nel 1982
; di quella squadra fu perno basilare e, per certi aspetti, imprescindibile. Bearzot gli preferì inizialmente Renato Zaccarelli del Torino ma poi a poco a poco scoprì tutto il talento che si nascondeva in quel Campione bello non solo nei tratti somatici ma anche nel modo di stare in campo e lo fece giocare quasi sempre nel suo “undici” titolare. Antognoni “riempiva” il video, incantava le platee. Univa e divideva le tifoserie come solo i “grandi” sanno fare. Vederlo correre, dribblare, guardare a testa alta il compagno meglio piazzato o la zona del campo più favorevole dove “imbucare” il passaggio giusto, era uno spettacolo delizioso che valeva da solo il prezzo del biglietto. Non erano anni facili per la Fiorentina. Era problematico per la “Viola” farsi spazio ed emergere in un calcio dominato anche allora dallo strapotere economico, finanziario e sportivo dei più forti. Leggasi Juventus e poche altre. E non fu certo un caso se anche allora (come oggi) l’unica partita che i tifosi fiorentini mai avrebbero voluto perdere era proprio quella contro i rivali di sempre, la Juventus. Quando Antognoni fece il suo esordio al Comunale, oggi “Franchi” di Firenze, non fu per niente difficile per i tifosi fiorentini eleggere quell’Adone fiero e prestante a idolo di una intera città e di un intero Stadio. Ogni tifoso della Fiorentina si “scopriva” e si immedesimava in Giancarlo Antognoni. Quel numero 10 era il vanto e l’orgoglio d tutti. Possiamo affermare, oggi, con cognizione di causa, che Firenze e i fiorentini hanno amato e amano Antognoni più di qualunque altro “mostro sacro” del passato. Antognoni più di Baggio e Batistuta, tanto per intenderci. Più di Casarsa, Bertoni e Desolati. Antognoni più di tutti. La sua Storia con la Nazionale italiana fu a tinte chiare e scure. Non giocò sempre benissimo tanto che parecchi analisti gli preferivano Evaristo Beccalossi dell’Inter.  Ma Bearzot, CT della Nazionale italiana Campione del Mondo in Spagna nel 1982,non lo mise mai in discussione. Antognoni, per il grande Enzo, fu sempre un titolare inamovibile. Firenze è per definizione città d'arte. Da Firenze sono passati i più grandi nomi della pittura, della scultura, della poesia e dell'architettura italiana. E’ passato anche Giancarlo Antognoni.

Un elegante dribbling di Antognoni

L’amore dei tifosi Viola per Antognoni fu “impressionante”. Il “10” della Fiorentina resta a oggi il giocatore che ha disputato più gare con la maglia azzurra, anche se nei grandi eventi spesso la sfortuna l'ha eletto a “simbolo” suo malgrado. Nel 1978 in Argentina il suo mondiale venne compromesso dalla tarsalgia; nel 1982 in Spagna giocò alla grandissima in quello che era il “palcoscenico” dei grandi numeri 10 come Platini, Maradona e Zico. In semifinale un'entrata molto poco “amichevole” del polacco Zmuda gli procurò un infortunio che lo privò della gioia di scendere in campo nella finale di Madrid contro la Germania. Antognoni era un regista ambidestro dotato di un lancio millimetrico e di un eleganza raramente ammirata in altri centrocampisti. Fu uno dei primi grandi numeri 10 del calcio italiano. Le sue falcate palla al piede erano un insieme di classe, eleganza, spavalderia e forza fisica. Era “bello” da vedere. Forse il giocatore che per stile e classe gli si è avvicinato di più, pur non raggiungendo i suoi livelli, è stato Rui Costa, che tra l'altro ne ereditò la maglia nella Fiorentina. Classico trequartista ad inizio carriera Antognoni fu schierato da Liedholm ala destra proprio per sfruttare al massimo la sua grande freschezza muscolare. Con il passare degli anni, fu spostato in una posizione più centrale, più adatta alle sue caratteristiche tecniche.

Un gol di Antognoni al Verona

Quella del “bell’ Antonio”, così lo chiamavano i suoi tifosi e le sue ammiratrici, non è stata una carriera fortunata: il 22 Novembre del 1981 ebbe il primo infortunio, il più grave. Si giocava Fiorentina-Genoa, a Firenze; al decimo minuto della ripresa, con i gigliati in vantaggio per 2-1, tutta l’Italia iniziò a tremare. Antognoni cadde a terra, immobile. Per qualche secondo il suo cuore smise di battere. Si era presentato da solo dinanzi al portiere genoano Silvano Martina portandosi in avanti il pallone con un colpo di testa a seguire. L’intento era quello di superare in corsa  l’estremo difensore ligure il quale, invece, in uno scellerato tentativo di recupero, andò a colpire con un ginocchio la tempia del centrocampista viola. Quel giorno Giancarlo rischiò la vita. In campo qualcuno pianse, qualcun’altro si mise le mani tra i capelli. I calciatori  capirono subito la gravità della situazione. Antognoni fu portato in Ospedale dove gli riscontrarono un trauma cranico e diverse fratture. Il “10” Viola si riprese e tornò in campo a fine stagione, pronto per il Mondiale.

Un gol di Antognoni all'Inghilterra

La sua proverbiale “brillantezza” morse il freno. Era un Mondiale insperato: Brasile ed Argentina nel girone, due delle squadre più forti del Mondo. La finale pareva utopia per tutti tranne che per Bearzot e quel suo fantastico gruppo. Lo stesso Antognoni ammetterà che superati  brasiliani e argentini divenne tutto più facile. Giancarlo fu titolare stabile in Argentina nel ’78 prima e in Italia per i Campionati Europei dell’ ’80 poi. Nell’ 82 fu riconfermato in terra spagnola. Lo si capiva subito che Antognoni non fosse un giocatore qualsiasi: elegante e risoluto, con la sua corsa “poetica” ha incantato generazioni intere. Nei 16/20 metri era letale e pure  da calcio piazzato. Antognoni “serviva” i compagni con lanci da 40 metri. Faceva cadere la palla sui piedi o sulla testa del giocatore prescelto. Era un ambidestro dal talento straordinario, calciava meravigliosamente sia di destro che di sinistro. Il suo “ultimo passaggio” resta proverbiale tanto quanto il suo amore per Firenze. Attualmente è nei quadri dirigenziali della Viola. Lui che alla Fiorentina ha dato tutto senza mai abbandonarla. Amore reciproco e inossidabile nonostante qualche leggera incomprensione. Amore vero. Amore d’altri tempi.

Claudio D’Aleo  

Le foto sono scansioni dalla mia personale collezione di Guerin Sportivo

Commenti

  1. Antognoni è un campione apprezzato da tutti e una bandiera per la Fiorentina.

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    1. Io da bambino non lo vidi giocare, ma conobbi il mito di questo giocatore. Davvero un grande.

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  2. Personaggio e persona d'altri tempi mai sopra le righe ce ne fossero. Oggi il suo stile viene portato avanti da Raiola ;).

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    1. Sto visionando vecchi Guerin Sportivo.
      Effettivamente, pur non essendo mai sopra le righe, era anche un personaggi fuori dal campo.

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  3. Campione indimenticabile.
    Saluti a presto.

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    1. Vero, indimenticabile, ed è bello ricordarlo anche qui :)

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  4. Non ricordo Antognoni, ma di Rui Costa avevo delle figurine. Ma effettivamente è più vicino alla mia epoca.

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    1. Che idolo Rui Costa ^_^ ha giocato anche nel Milan. Io e il mio carissimo amico Filippo andavamo matti per Rui...felicissimi l'estate del suo arrivo a Milano!

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  5. Belle queste foto vecchie e scansionate dal Guerin Sportivo :)
    E mi piace anche il paragone con l'arte e il celebre quadro del Botticelli. Peraltro, quando andai agli Uffizi furono proprio i suoi a "sconvolgermi" di più.
    Un abbraccio.

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    1. Pensa che fortuna: mi sono capitate a tiro, quelle riviste, proprio in concomitanza con l'uscita di questo articolo.

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    2. Mi dispiace solo non aver avuto materiale prima per qualche altro articolo di Claudio sui giocatori più 'old'

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  6. Ok, mai sentito nominare, ma imparo e porto a casa ^_^... Abbiamo una cosa in comune io e Antognoni: il 22 novembre porta sfiga pure a me! Non si sa quante me ne sono capitate ad ogni 22 novembre... sto pensando ad un'ibernazione temporanea di un giorno per tutti i 22 novembre a venire :))

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    1. ahahah, mi hai messo molta curiosità su questo 22 novembre :D
      Io invece ho simpatia per il numero 22 XD

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  7. Sai che ho ancora ricordi del suo infortunio? Ero molto piccolo ma deve essere stata veramente un cosa clamorosa e drammatica se mi è rimasto così impresso! Comunque, veramente un grande campione

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    1. Invece il mio primo ricordo "drammatico" va al malore di Manfredonia della Roma, nella gara a Bologna! (campionato 1989-90).

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    2. Anch'io mi ricordo bene dello scontro con Martina. Fu un momento davvero drammatico, non solo per i fiorentini.

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    3. Paradossalmente certi gravi infortuni ci ricordano che il calcio debba essere preso per un gioco, non come una guerra...un po'come la vita!!

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    4. Cioè come la vita nel senso che spesso anche nella vita succedono cose gravi ..allora bisogna vivere "vivendo" e senza fare guerre e provare odio

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    1. Grazie Marco :), è stato bello avere sottomano quei Guerin proprio in concomitanza della pubblicazione di questo pezzo dell'amico Claudio D'Aleo.

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  9. Bellissimo questo articolo! Papà lo avrebbe apprezzato tantissimo! 😊 Ti racconto brevemente un aneddoto: Giancarlo Antognoni è nativo di Marsciano, un paese qui vicinissimo a Perugia. È un cognome molto diffuso qua intorno. Papà conosceva suo fratello, che è più grande di Giancarlo ed era suo coetaneo. Quando giocavano insieme agli altri ragazzini il piccolo Giancarlo se ne stava per lo più in disparte, sempre molto timido e schivo, tanto che suo fratello gli diceva sempre "e daaai vieni a giocare che stai a fare lì" ebbene papà mi raccontava che già all'epoca, da ragazzino quale era, aveva quel tocco, quello sguardo avanti, quella visione ampia di gioco seppur nel piccolo campetto dei frati Salesiani del Don Bosco...ma nessuno si immaginava che sarebbe diventato quel calciatore che abbiamo potuto ammirare nel corso degli anni! Beh, dal calcio dell'oratorio passò ad una squadra locale che aveva un ottimo vivaio: la Juventina San Marco e da lì all'Asti Ma.Co.Bi...e il resto è storia! 😊

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    1. Caspita stupendo questo aneddoto.
      Sembra proprio una scena da film.
      Ma tutti i grandi calciatori alla fine hanno iniziato..inseguendo un pallone con gli amici :D

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    2. Anche qui mi fa molto piacere che ti sia piaciuta questa storiella 😊😊

      Questa di Antognoni e quella di Albertosi erano ricorrenti in casa mia quando si partiva con l'adagio "ehhh...certo che il gioco di adesso...ai miei tempi..." 😄😄 Sembrava quella scena di Lilli & il Vagabondo dove c'era un cane che puntualmente diceva: "Vi ho mai raccontato del nonno Fedele?" e tutti gli altri educatamente rispondevano "Si, caro amico..." ma anche se poi la raccontava lo stesso non lo interrompevano per educazione...io non lo interrompevo perché mi piaceva sempre ascoltarlo raccontare!

      Erano belli anche piccolissimi aneddoti relativi al "Perugia dei miracoli" quando, a partire dagli anni precedenti a quella impresa, tutta la città era per gli 11 di Castagner come una "grande famiglia".
      Loro stessi si stupivano di quanto potevano passeggiare tranquilli e nessuno gli rompeva le scatole anche in caso di prestazioni non proprio altisonanti...magari ci si prendeva insieme un caffè al bar o semplicemente li si incoraggiava 😊😊
      Tant'è vero che alla fine molti di loro sono rimasti qua dopo essersi ritirati dal calcio, fra chi ha messo su piccole attività, chi ha messo su famiglia, chi tutte e due le cose 😊

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    3. Oggi purtroppo nel calcio non sembra esserci più spazio per le favole..al massimo un Cittadella che ti sfiora la serie A...O l'Atalanta che se passa indenne lo scoglio partecipazione alla Champions League potrebbe veramente diventare il "nuovo Napoli", cioé una società che investe, acquista giocatori importanti, li valorizza, li rivende, ma mantenendosi sempre competitiva.

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    4. L'impresa più recente dell'Atalanta in effetti ci riporta ad imprese di un certo calcio. Poi come dici tu può capitare un Cittadella che sfiora la serie A o un Carpi, un Frosinone che ci arriva per poi ritornare in serie B quasi immediatamente...

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    5. Esatto, casi come il Carpi e il Frosinone sono da toccata e fuga...

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