La scure di Zagor: Milan ad Arnault, la svolta è vicina? (di Claudio D'Aleo)

L'ad del Milan Ivan Gazidis

Il calcio crea, il calcio distrugge

Noi amiamo il gioco del calcio. Su questo non ci piove. Amiamo meno “questo” calcio. Il pallone sta facendo di tutto per allontanare quanta più gente possibile dagli Stadi e dalle TV. Questo sport macina denaro e sentimenti con una voracità disarmante. Di “umano” è rimasto ben poco: le magliette madide di sudore dei giocatori a fine partita, il tributo da “infortuni” concesso dagli stessi, ex equo” la sofferenza e la gioia dei tifosi. E’ lo Sport dei “profitti”, non più delle “bandiere”. I Club falliscono in men che non si dica. I buoni amministratori scarseggiano. La cattiva gestione dei Club spesso distrugge tutto quello che di buono le precedenti “proprietà” avevano realizzato. Di esempi potremmo farne parecchi. Oggi la cura dei “conti” viene prima della cura delle “rose”. Ed è giusto sia così. Il calcio andrebbe “rivisto”. Bisognerebbe intervenire prima possibile con un “reset” ormai indispensabile. Il rischio è che il giocattolo prima o poi si rompa. Servirebbero politiche economiche appropriate e al passo coi tempi. Meno la Super Lega europea voluta dai potenti affamati di ricavi e studiata apposta per fare in modo che a vincere e a spartirsi la “torta” siano sempre i più forti e mai i più deboli. Vogliamo i Mazzola, i Rivera, i Riva, i Boninsegna, i Facchetti, i Baresi, gli Scirea; i Causio, gli Antognoni, i Claudio Sala, i Totti, i Maldini e i Del Piero. Vogliamo il cuore, i sentimenti, non il denaro. Sogniamo nuovi Scudetti del Verona, del Genoa, del Cagliari, del Napoli e della Sampdoria. Anche dell’Atalanta, vessillo inalienabile del buon calcio di provincia. Un calcio che meriterebbe ben altri riconoscimenti. Oggi il pallone è “business”. Forse solo “business”. Attorno ad esso girano quattrini a mai finire. Tutto, nel calcio, conduce a ricavi e investimenti, a costi e benefici.

Elliott vuole vendere dopo aver appena acquistato

Il Milan è stretto da tempo nella morsa della grande finanza internazionale. Da Berlusconi a Mr. Le passando per Elliott al Milan è cambiato tutto e niente. Il passaggio di proprietà da Fininvest ai cinesi è stato doloroso e si è abbattuto come uno tsunami sulla Società rossonera e su quanti la amano. Il Milan non ha pace; non ha ancora trovato un proprietario “costante”, definitivo, “affettuoso”. Le “perdite” accumulate sarebbero ingenti. I ricavi latitano. La Società rossonera naviga costantemente nell’incertezza. L’ Uefa pone paletti insopportabili. Il presente fa più paura del futuro. Elliott si sarebbe stancato. Nel calcio puoi comprare tutto tranne l’esperienza, la passione, i sogni. La passione o ce l’hai o non ce l’hai. L’esperienza la conquisti sul “campo” con la “gavetta”. Per quel che concerne i sogni anche quelli- ahi noi- oggi hanno un costo. Gli 8 Scudetti consecutivi della Juventus insegnano che ormai sognare ha poco senso. Ci vogliono i soldi. Davide, stando così le cose, è destinato a perdere sempre contro Golia. Da troppo vince il più forte, il più ricco.

Elliott ai titoli di coda

Che prima o poi Elliott avrebbe passato la mano era scontato e prevedibile. Ci sta. Questa fretta lascia perplessi. Nel calcio non ci si inventa dall’oggi al domani. Il calcio fattura milioni di euro ma non ha nulla a che vedere con la gestione delle Aziende propriamente “dette”. Basta chiedere a Gazidis per rendersene conto. Il Milan non ha ancora centrato ricavi da grande squadra nonostante l’esperto voluto a tutti i costi dalla  nuova Proprietà sia in azione da tanti mesi. La politica dei “solo” giovani sta portando i rossoneri a lottare per la salvezza. Con Ibrahimovic e Kjear l’inversione di tendenza pare netta e definitiva. Solo coi giovani non vai da nessuna parte. Un “vecchietto” per reparto ci vuole. A Milano nessuno aspetta nessuno. Bergamo è un “Paradiso” a parte. Il miracolo sportivo dell’Atalanta non ha insegnato niente a nessuno. E’ la Società bergamasca il modello da apprezzare, imitare e seguire. Elliott parrebbe ormai deciso a vendere. Il tempo è denaro e la pazienza costa. Il Milan vivacchia sotto i colpi durissimi del Fair play finanziario e non riesce a riprendersi. Il diktat dell’ Uefa pesa sui conti e sulla pianificazione in maniera esponenziale.

Arnault sarebbe pronto

Via lacci e lacciuoli è arrivato il tempo delle scelte. Il gruppo capeggiato da Paul Elliott Singer sta lavorando per vendere il Milan. Il Club fattura troppo poco rispetto alle consorelle europee e vince ancora meno. In “soldoni” significa che l’appetibilità del Milan verso ipotetici acquirenti e investitori rischia di diminuire a vista d’occhio nel tempo. Senza risultati attendibili in campo e tra i libri contabili non si cresce e non si guadagnano quattrini. Elliott ha speso tanto. Ammonterebbero a circa 325,5 milioni di euro gli investimenti sin qui effettuati nel Milan per ripianare le perdite pregresse. La cifra emergerebbe dalla lettura del bilancio consolidato del club rossonero chiuso lo scorso 30 giugno 2019.

Le voci si fanno insistenti

La trattativa fra Elliott e Arnault è concreta starebbe procedendo a fari spenti nonostante le tante smentite. Un ruolo determinante sembra lo stia svolgendo Ariedo Braida. L'ex direttore generale dell'era berlusconiana nonché ex braccio destro di Adriano Galliani lavorerebbe a fari spenti per concludere la prestigiosa compravendita. Le parti interloquirebbero con frequenza. L’intesa sarebbe stata raggiunta e si concretizzerebbe a giugno. Una limatina ai soldi e l’affare potrebbe decollare anche prima del previsto. Secondo le indiscrezioni Arnault non sarebbe disposto ad andare oltre gli 800/900 milioni di euro per prendersi il Milan. Il magnate francese del settore del lusso vanta la terza posizione nella classifica degli uomini più ricchi del mondo e occupa il primo posto in Europa con un patrimonio stimato attorno ai 102,9 miliardi di dollari . Il francese dopo l’acquisizione del bran Tiffany da parte della sua LVMH, starebbe adesso “puntando” il Milan.

Il Milan che verrà

A rischio Maldini, in odore di riconferma Boban. Allegri in panchina se non dovesse essere confermato Pioli. Il Milan verrebbe ricostruito attorno a Donnarumma, Romagnoli, Hernandez, Bennacer, Ibrahimovic e Leao. Il 4-4-2 il modulo di riferimento. Speriamo che chiunque prenda il Milan decida di rimanere. Molto dipenderà da come si concluderà la stagione in corso. Se il Milan centrerà l'Europa, l’ ennesima rifondazione sarà evitata e Pioli avrebbe serie chances di riconferma. Un Milan senza Europa verrebbe rifondato. Ovvio che un Milan in Coppa varrebbe molto di più di un Milan fuori dalle Coppe. Elliott non è certo uno sprovveduto. Pioli sta riscuotendo quei consensi che all’inizio della sua avventura in rossonero pochi avevano pronosticato. I tifosi milanisti adesso lo incoraggiano. Serietà, duttilità tattica e capacità di buon comunicatore sia dentro che fuori lo spogliatoio sono doti importanti che stanno rilanciando il Mister in maniera netta, puntuale e decisa.

Club in forte ritardo nei ricavi

In conclusione: il club rossonero, fermo a quota 206 milioni, è ventunesimo nella speciale graduatoria economica di Deloitte Football Money League .L’assenza perdurante dalla Champions e la mancanza di risultati ha svilito il marchio e ridotto le entrate. I ricavi sono fermi al 2003. Pesano le vicissitudini societarie degli ultimi tempi. Troppe le campagne acquisti sbagliate e i milioni di euro andati in “malora”. Il caos è bello  e servito. Si salvi chi può.

Claudio D’Aleo

Commenti

  1. Il calcio è destinato a scoppiare.

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  2. Quindi Ibra resterebbe un altro anno? Lo spero per voi, e anche per la serie A!

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  3. Ve lo auguro!
    E non azzardatevi a vendere Theo.

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    1. Il Milan deve ripartire da Donnarumma, Theo, Bennacer e Ibra. Non cito neppure Romagnoli, per me possiamo anche venderlo, come tutti gli altri giocatori della rosa. Anche se Conti, Kjaer, Krunic possono rimanere come riserve, Leao mi piacerebbe..venderlo bene.

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  4. Io di calcio me ne intendo poco, ma già che leggo: "Vogliamo il cuore, i sentimenti, non il denaro.", io dico Sì, Sì, Sì e sempre Sì! E comunque rimane fermo il fatto che grazie a te imparo delle cose nuove, imparo del Milan, di quello che è stato, di cosa si prospetta. Non è male. Come diceva l'anziano: impara l'arte e mettila da parte, traducibile sempre in: impara il calcio e tiralo fuori quando serve :P... Ti abbraccio tanto, Riccardo <3

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    1. il cuore è una parola che rieccheggia spesso da queste parti. Bizzarra coincidenza. Un po' come il cuore del mediano, non particolarmente dotato, che però sul campo dà tutto :)

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