Ritratti: Andrea Pirlo, il professore di calcio (di Claudio D'Aleo)


La nascita del Mito

Andrea Pirlo è nato a Flero il 19 maggio del 1979. Alto 177 cm. pesava  68 kg. Ha giocato nel Brescia dal 1995 al 1998 collezionando 47 presenze e 6 reti. Poi nell’Inter in due “battute” temporali distinte: dal 1998 al 1999 (18 presenze, 0 reti) e dal 2000 al 2001 (4 presenze, 0 reti). Esplode al Milan dove ha giocato dal 2001 al 2011 totalizzando 284 presenze e 32 reti per poi confermarsi alla Juventus dove ha militato dal 2011 al 2015 inanellando 199 presenze e 16 reti.  Perno imprescindibile anche della Nazionale, vi ha giocato dal 2015 al 2017 (116 presenze, 13 reti) vincendo un Mondiale in Germania nel 2006 e laureandosi Vice Campione d’Europa nel 2012 (Polonia-Ucraina). Con il Milan ha vinto 2 Scudetti (2003/2004 e 2010/2011), 2 Coppe dei Campioni Champions League (2002/2003 e 2006/2007), 2 Super Coppe europee (2002/2003 e 2006/2007), 1 Super Coppa italiana (2003/2004), 1 Coppa Italia (2002/2003). Con la Juventus ha vinto 4 Scudetti (2011-2012; 2012-2013; 2013-2014; 2014-2015), 3 Super Coppe italiane (2011-2012; 2012-2013; 2013-2014), 1 Coppa Italia (2014-2015).


Andrea Pirlo si è sempre distinto per la sua bravura e per la sua intelligenza tattica (il suo nome spesso viene accostato a quello di Rivera); anche per la sua tecnica nel dribbling, per i passaggi sia lunghi che corti e per la grande visione di gioco. Oggi è un apprezzato opinionista TV. Il sipario sulla sua straordinaria carriera cala nel novembre 2017, quando decide di dedicarsi allo studio per diventare allenatore. Pirlo trattava la palla come un artista. La accarezzava coi piedi, le dava del “tu”, ne decideva usi e traiettorie quasi fosse parte di sé. Sembrava che il pallone gli appartenesse per volontà divina. Le sue punizioni erano devastanti. Avevano un “effetto” quasi sovrannaturale. Dopo Mario Corso, celebre inventore delle punizioni “a foglia morta” (la palla calciata sterzava d’incanto per poi calarsi dolcemente ma imparabilmente alle spalle dell’estremo difensore avversario), gli Annali del Calcio celebrano Andrea Pirlo creatore della “maledetta”, una palla che appena calciata si insaccava alla spalle del portiere dopo essersi abbassata d’improvviso e aver preso una traiettoria totalmente diversa da quella assunta appena calciata. 


Un dono per il Calcio

Il “professor” Andrea Pirlo ha insegnato calcio dal 1995 (gli inizi con il Brescia) al 2017 (fine carriera al New York City). Ha vissuto una carriera dolce, “armonica” e metodica come dolce, “armonico” e metodico è stato il suo modo di giocare al calcio e di “interpretare” se stesso. Pirlo è stato un grande Fuoriclasse. Uno di quei Campioni “senza tempo” capaci di guidare la propria squadra verso ogni traguardo. Che il “nostro” non sia stato un giocatore “normale” ma quasi un “marziano” planato sul nostro Campionato per “abbellirlo” e migliorarlo, lo si evince declinando la sua meravigliosa carriera o ricordando i tanti paragoni, per altro molto lusinghieri, che su di lui si sono “sprecati” nel corso di questi anni. Il più calzante è quello che lo ha portato a interfacciarsi con Gianni Rivera, un altro glorioso Monumento del nostro calcio e del Milan. Un Fuoriclasse più unico che raro. Rivera è stato uno dei più grandi centrocampisti/trequartisti al Mondo. Elegante, colto, intelligente e dotato di classe eccelsa, il grande Gianni fece le fortune del Milan e della Nazionale (con la quale comunque ebbe un rapporto interlocutorio) portando in Italia il primo “Pallone d’oro” vinto da un calciatore italiano. Rivera era il calcio, incantava. Non difendeva ma costringeva gli altri a farlo. Pirlo nasce trequartista. Irrorava qualunque rettangolo di gioco con classe ed eleganza fuori dal comune. A differenza degli altri registi, Rivera compreso, eccelleva anche in mediana, come frangiflutti davanti alla difesa. Quel tocco di palla “felpato” e ai limiti del “credibile”, lo fece portabandiera di un calcio romantico e poetico del quale ancora oggi sentiamo la mancanza. Pirlo non fu Gianni Rivera ma certamente se lo si paragonasse al mitico genio milanista, oggi non si commetterebbe alcun “reato”. Stupisce parecchio il fatto che Pirlo non abbia mai vinto il Pallone d’oro. Un’ingiustizia mega galattica. Oseremmo dire epocale. La stessa che subì Franco Baresi.



Il cambiamento come beltà

Nel suo ruolo originario, centrale e a ridosso della trequarti, Andrea ha giocato con alterne fortune fino all’incontro con Carletto Mazzone, il mister che con la sua storica “scelta” gli ha cambiato il ruolo e anche la vita calcistica e professionale “inventandolo” davanti alla difesa. Gli esordi di Pirlo da “10” nerazzurro furono importanti. Incantò soprattutto una sua sublime prestazione, forse tra le poche con l’Inter. Ci riferiamo alla partita che Pirlo giocò in Inghilterra in occasione della “Pirelli Cup” il 4 agosto del 1998 in finale contro il Liverpool. Per Pirlo non fu solo un esordio a livello europeo, ma una consacrazione vera e propria come astro nascente del nostro calcio. Uno spartiacque tra “discontinuità” tipica del primo Pirlo e costanza “metodica” più propria del Campione che tutti quanti immaginammo in “divenire” e che poi in effetti divenne.  Pirlo giocò una partita memorabile. Nacque lì, in definitiva, in terra inglese, il mito del grande Fuoriclasse “a tutto campo”, del giocatore “unico” e, per molti versi, insostituibile che il Mondo ha ammirato. Pirlo in quella gara si cimentò sulla trequarti ma già allora fece intravvedere le sue indubbie qualità come “fulcro” e “motore” della manovra ovunque essa fosse sul punto di nascere o sgorgasse. Andrea è sempre stato un giocatore elegante, sapiente, saggio. In poche parole intelligente. Nessuno meglio di lui avrebbe potuto prendere in mano le redini di una squadra per condurla ovunque vi fosse profumo di vittoria, di successi, di Storia. 

Carletto Mazzone è stato per Pirlo quello che fu Rino Marchesi per Salvatore Bagni. Bagni nacque tornante e in quel ruolo ha brillato giocando coi grifoni del Perugia. Passato al Napoli, Marchesi vide in lui il prospetto giusto, quello del mediano “frangiflutti” davanti alla difesa e gli cambiò d’un tratto le mansioni. Bagni nella nuova “porzione” di campo e grazie a quei nuovi compiti progredì talmente tanto da diventare, negli anni, uno dei più forti mediani a livello europeo sia nel Napoli che nell’Inter. Stessa parabola in Nazionale. Pirlo migliorò parecchio suggestioni e percezioni che si accompagnano ad ogni cambio di ruolo fino a diventarne uno di migliori “attori” a livello mondiale. Forse l’unico. Un nuovo Pirlo lo sogniamo in tanti perché non ce l’ha nessuno. Soprattutto perché non esiste. Pirlo era regista, era mediano, era trequartista. Era “squadra”. La sua Classe è divenuta leggenda. Davanti alla difesa guidava il team con capacità, saggezza e intraprendenza. I suoi lanci da 40 metri, le sue azioni sia in fase di “possesso” che di non “possesso” a metà campo, le sue proverbiali “verticalizzazioni”, le sue “magistrali” punizioni erano “sentenze” capaci di squarciare ogni partita e demolire ogni avversario. Pirlo sembrava lento. In realtà a lui bastava far correre la palla per decidere le gare in piena “autonomia”. Davanti alla difesa ha dato il meglio di sé interpretando il ruolo in maniera impeccabile. Riusciva non solo a comandare i movimenti della squadra ma era la squadra che indietreggiava e avanzava a seconda di ciò che in quel momento lui decideva di fare. Delle sue squadre Pirlo, è stato il “polmone”, il faro. Oseremmo dire  l’architetto. 

Claudio D’Aleo


Commenti

  1. Mi piaceva Pirlo, soprattutto in nazionale.

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    1. In nazionale ha avuto un ruolo fondamentale nella grande vittoria del 2006.
      Gran bella squadra, quella azzurra, di quell'anno.

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  2. Nella storia del calcio pochissimi più grandi di Pirlo.
    Andrés Iniesta?

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    1. Bel confronto, tra Pirlo e Iniesta. Non dimenticherei Xavi, che nella Spagna e nel Barcellona ricopriva lo stesso ruolo di Pirlo.

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  3. Pirlo è stato veramente uno dei più grandi. Ed è stato uno dei più grossi affari a "parametro 0" :D

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    1. Già, anche se non rimprovero a Galliani la sua partenza. Pirlo voleva veramente cambiare aria e Allegri lo aveva tolto dal ruolo di regista per fare gioca Van Bommel.

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  4. Ho sempre apprezzato Pirlo per la sua bravura in campo e per la sua serietà nella vita.
    Un fuoriclasse che faceva parlare di sè per le sue prodezze sull'erbetta e non per le sbronze e le donne.
    Poi, di sicuro, non gli saranno mancate anche quelle, ma non erano la sua caratteristica predominante. Non so se mi sono spiegata.
    Hai presente Balotelli? Ecco. 😉

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    1. Giustissimo. Ma ha giocato tanti anni ad altissimi livelli proprio per questa sua vita fuori dal campo senza eccessi. Balotelli secondo me si ritirerà, con le tasche piene di soldi, a 32 anni...

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