Ho sposato un calciatore, la fiction flop nel periodo in cui proliferavano i reality


Nei centoquindici minuti del primo di quattro episodi, tutto il calcio di "Ho sposato un calciatore" è espresso nella scena di un brevissimo allenamento della squadra, sotto gli occhi dell'allenatore Perego (interpretato da un Edoardo Siravo assolutamente non nella parte), che peraltro indossa un giubbotto antipioggia giusto per dare l'idea di essere un allenatore (ma un allenatore non lo distingui da giubbotto antipioggia). Niente partite, come avviene invece in altri film o fiction dedicati al calcio: "L'allenatore nel pallone", "L'ultimo rigore", "Il calciatore", tanto per citarne alcuni.

In onda nel 2005 su Canale 5, "Ho sposato un calciatore" non si respira l'aria del rettangolo verde. La fiction trae ispirazione da "Footballer' wives", serie inglese in cinque stagioni (questo indica il successo che ha avuto in patria) che di fatto raccontava il fenomeno delle wags, cioè le mogli dei calciatori: la loro vita glamour, ma anche le corna fatte e subite, i triangoli amorosi e via discorrendo. Degli adulteri e dei vizi sessuali dei calciatori ne parlò in termini molto più efficaci e più  veritieri di qualsiasi fiction televisiva il compianto Carlo Petrini, in tutti i suoi libri. Molto più interessante, dunque, leggere quelle pubblicazioni, che suppliziarsi dedicandosi alla visione di "Ho sposato un calciatore", una - a mio modo di vedere - scadente fiction italiana, che usa il calcio come pretesto per montare insieme due-tre storie, mescolando investigazione, sesso e tradimenti, storie strappalacrime. Assistiamo così a uno scontantissimo triangolo (la cognata minorenne di uno dei calciatori che si fa prima il capitano in declino e poi la nuova star argentina), al conflitto marito e moglie (i parenti della minorenne ninfomane) per il figlio lasciato in adozione ai tempi in cui la coppia era povera (la moglie lo vorrebbe riportare in famiglia, il marito no), al coma del presidente della squadra spintonato dalla moglie del capitano durante un litigio avvenuto naturalmente su una strada che costeggia un bosco, quindi senza possibili testimoni.

Il cast è piuttosto variegato: Edoardo Leo e Karim Proia sono bravini, Mirko Petrini brilla maggiormente come calciatore fittizio ne "L'ultimo rigore", fiction molto più meritevole, anche perché c'è la mano dietro di Sergio Martino (regista e sceneggiatore de "L'allenatore nel pallone"); Paolo Seganti senza baffi sarebbe stato un perfetto portiere per aspetto fisico, mentre con quei baffetti sembra più un affiliato alla criminalità organizzata dell'Est Europa che un calciatore "viveur". Si impegna, ma - per usare una metafora calcistica - sembra schierato fuori ruolo.

Alcuni personaggi sono marcatamente della caricature abbastanza standardizzate come l'immancabile velina starlette dei calendari; l'influencer dell'epoca, il tronista Costantino, farebbe il portiere, ma lo si vede pochissimo. A dirla tutta, il problema principale non è la mancanza di calcio, quanto  la messa in scena di vicende banali e stereotipate. E' una fiction di 14 anni fa ed è terribilmente invecchiata, prodotto di un'epoca televisiva in cui i reality prendevano sempre più piede.

Commenti

  1. Non vedrei mai, e infatti non credo d'averla vista mai.

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    1. Peraltro penso Mediaset abbia messo i nastri in uno scantinato...ahhaah...nascondendoli bene. Niente repliche, dunque!

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    1. Peraltro il regista è Sollima, regista famosissimo. Ma lui non ha colpe: la sceneggiatura è di altri!

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  3. Accidenti c'era Edoardo Leo?! Ma era piccolo? Comunque errore di gioventù.. lo perdono.. ahah

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    1. Aveva 33 anni e già una buona esperienza in quanto a fiction..film ancora non aveva accumulato molta esperienza!

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    2. Di Edoardo, a proposito di cinema italiano sottovalutato, ti consiglio Diciotto anni dopo, del 2010, sua seconda prova da regista. Davvero gran bel film.

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    3. Me lo metto in lista! Tanto oramai i cult degli anni d'oro li ho finiti :D

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  4. Sai che io LA ADORAVO? era stupendamente trash.
    Mi spiace che non abbiano continuato, perché alcune vicende sono rimaste in sospeso.
    Vero, zero calcio e partite raccontate solo a parole.
    Il motivo delle trame trash? Proprio nel fatto che sia un calco di una serie inglese, con situazioni che riguardano altre culture diverse dalla nostra...

    Moz-

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    1. Ma, sinceramente non so se il motivo delle trame trash sia l'ispirazione al modello inglese. Anche se effettivamente, pensando a certi eccessi dei calciatori di sua maestà...

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