La Top 11 della Serie A di Fabrizio De André

Un'esultanza dei giocatori del Genoa 1990-1991 (foto dal Guerin Sportivo)


Nel libro "Il grifone fragile - Fabrizio De André: storia di un tifoso del Genoa", l'autore Tonino Cagnucci svela la personale top 11 del grande cantautore.

Sono tutti giocatori del campionato italiano, protagonisti tra fine anni '80 e inizio anni '90, quindi non è una top 11 "definitiva".  Anzi, immagino fosse la top 11 all'inizio del campionato 1990-91.
Curioso notare la presenza di un solo giocatore del Genoa.

Un'uscita del portiere Cusin (dal Guerin Sportivo)


PORTIERE: Cusin (Bologna). "Controcorrente" la scelta del portiere. Non Zenga, non Pagliuca e non Tacconi, quanto "Nellone" Cusin, portiere rivelazione del Bologna che in realtà conobbe presto il declino. Dopo due stagioni di Serie A  a buoni livelli (1988-1990), nel 1990-1991 retrocedette con il Bologna, in una stagione insoddisfacente (i felsinei chiusero con il giovane Pilato in porta).

TERZINO DESTRO: Mazinho (Lecce). Qui si denota la competenza di De André a livello calcistico: Mazinho in Italia giocava da mediano, mentre nella nazionale brasiliana aveva ricoperto il ruolo di terzino destro. Il giocatore militò a Lecce e poi a Firenze, offrendo buone prestazioni.

Mazinho (foto dal Guerin Sportivo)

TERZINO SINISTRO: Branco (Genoa). Un altro brasiliano, che De Andrè conosceva bene. Nel 1990-91 giocava nel Genoa protagonista di una stagione eccellente, culminata con la qualificazione in Coppa Uefa. Branco era noto soprattutto per il potente tiro mancino. Decise un derby entrato nella storia con la Sampdoria che poi vinse lo scudetto.

MEDIANO CENTRALE DIFENSIVO: Alemao (Napoli). Terzo brasiliano della selezione, Alemao era un punto fermo del Napoli campione d'Italia. Fisico, ma anche tecnica, che gli garantiva una buona propensione all'assist e al gol.

Alemao (foto dal Guerin Sportivo)

STOPPER: Ferri (Inter). Punto fermo della difesa dell'Inter e della nazionale italiana, Ferri era un mastino, nonostante non fosse un gigante, ed era difficilmente superabile nel gioco aereo.

LIBERO: Baresi (Milan). Il Genoa di Faber aveva un ottimo libero, Signorini, che Sacchi aveva allenato a Parma. Si dice che, arrivato al Milan, l'allenatore di Fusignano facesse vedere i video di Signorini  a Baresi affinché migliorasse i movimenti per il gioco a zona. 

ALA DESTRA: Hassler (Juventus). Giocatore colpevolmente sottovalutato e forse sfortunato: si è trovato in una delle peggiori Juventus della storia (squadra ricca di talento offensivo, ma poco equilibrata), poi è finito alla Roma. Non era un'ala straripante, era un precursore del ruolo di mezzala offensiva, eccellente nell'esecuzione dei calci piazzati.

MEDIANO: Rijkaard (Milan). Uno degli uomini chiave del Milan di Arrigo Sacchi. Nato come difensore, trasformato in un tuttocampista; grande forza fisica, eleganza negli inserimenti e nel fraseggio. Lo soprannominavano "Uragano".

CENTRAVANTI: Casiraghi (Juventus). Dopo il portiere, altra scelta "controcorrente" sull'attaccante. Non Van Basten, non Klinsmann, non Careca e non Vialli, ma il giovane centravanti brianzolo che vestiva la maglia n.9 della Juventus. Dal punto di vista tattico comunque nella top 11 di De Andrè sarebbe stato ideale per valorizzare gli inserimenti dei centrocampisti e le reti dei suoi partner d'attacco.

Casiraghi (foto dal Guerin Sportivo)

TREQUARTISTA: Gullit (Milan). Dietro le punte la grande prestanza fisica del ciclone olandese, che al Milan ha giocato in tutti i ruoli; trequartista, esterno offensivo, attaccante. Un talento del quale il buon Faber non poteva non innamorarsene, calcisticamente parlando. Straripante fisicamente e capace di grandi giocate dal punto di vista tecnico.

SECONDA PUNTA: Baggio (Juventus). Il grande talento del calcio italiano, la palla rimaneva incollata alla sua caviglia mentre dribblava elegantemente difensori e portieri. Calciava punizioni vellutate, mandando il pallone all'incrocio dei pali. Rapidissimo nella conclusione, negli ultimi sedici metri dell'area di rigore era letale.

Commenti

  1. Beh, all'anima del direttore sportivo! �� mandami un mess che ho fatto un...mess!

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