Il Milan Futuro non è un fallimento

Massimo Oddo, allenatore Milan Futuro


Della passata stagione rossonera c'è una cosa che non ho proprio digerito: l'accostamento della parola "fallimento", da parte della stampa e dei soliti opinionisti, al Milan Futuro.

Quando si parla di calcio giovanile, non si può mai parlare di fallimento. Perché per i giovani vale davvero il detto "Io non perdo mai: o vinco o imparo". Il Milan Futuro è retrocesso dalla C alla D per errori di programmazione (e fa sempre comodo, anche per click e visualizzazioni, attaccare società e dirigenza...), ma anche per l'età "verde" della sua squadra. Di base il concetto è questo: se il gruppo di giovani del Milan è forte, può fare la C. Altrimenti deve "accontentarsi" della D, che può essere comunque un banco di prova importante per ragazzini usciti dal settore giovanile. 

Alla fine, il "fallimento" del Milan Futuro ha portato in prima squadra due giocatori: Bartesaghi, oggi titolare fisso con Allegri, e Jimenez, che sarebbe stato alternativa validissima a Saelemaekers, ma che è stato bocciato dal tecnico livornese per problemi caratteriali. In caso di riscatto, la società di via Aldo Rossi ricaverà 18,5 milioni e una plusvalenza di 16 milioni. Poi c'è Ibra jr., ceduto in prestito con diritto di riscatto all'Ajax, più percentuale corposa sulla rivendita. A giugno altra plusvalenza possibile da 3,5 milioni. Il Milan Futuro, inoltre, è stato il primo passo per giocatori come Torriani, Zeroli e Camarda che probabilmente saranno delle colonne della squadra del domani. Il lavoro è stato fatto, proficuo, anche per profili che non sono più nel radar del Milan. Raveyre è titolare nella B francese, Gala incanta nel Campobasso in C, Bozzolan è tra i migliori esterni della B italiana. Ma agli opinionisti alla ricerca di click e visualizzazioni, è sempre facile fare ricorso al concetto di fallimento. 

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