Calci e sputi e colpi di testa: il libro del calciatore "proletario" Paolo Sollier



Oggi le librerie sono invase da autobiografie di calciatori ed ex calciatori. Paolo Sollier, nel 1976, fu un'eccezione con il suo "Calci e sputi e colpi di testa". Un'eccezione significativa, perché il calciatore del Perugia, esponente di Avanguardia Operaia, non era certo il solito pallonaro. Fece scalpore, per il suo saluto a pugno chiuso rivolto verso la curva del Perugia. Le tifoserie orientate a destra, in particolare quella della Lazio, lo presero facilmente di mira.

Bene, "Calci e sputi e colpi di testa" è uno dei migliori libri scritti da un calciatore. Non è proprio un'autobiografia: è un fluire di pensieri, sulla politica e sul sesso, mescolati ad aneddoti legati al calcio. È un libro genuino e vero, in cui l'autore, un anti-conformista nel senso puro del termine, non vuole essere celebrato, ma semplicemente raccontare se stesso e far riflettere. Mi sembra che Sollier, del quale posso condividere certi pensieri e non condividerne altri, sia una persona di buon senso e questo emerge ad esempio quando parla di Pasolini e dalle celebre poesia dei poliziotti figli di proletari. Alla fine, ciò che biasima è "il volo di avvoltoi" su Pasolini, un po' come avviene in tempi moderni. Ma la parte che mi è piaciuta di più è quella in cui l'autore invita a non farsi imprigionare dalle convenzioni, in riferimento ai giochi che praticava in ritiro con alcuni compagni di squadra, come il nascondino o la moscacieca: "Evitare di dire e dirsi che certe cose si fanno solo a una certa età, poi ne cominciano altre e altre ancora. Rifiutare questi cancelli, questi pedaggi psicologici: si può fare tutto e quando si vuole. Importa solo non farsene imprigionare. Essere seri, maturi, veri; ma anche pazzi, bambini e capaci di giocare. Pronti a lottare, decidere, vivere; ma anche a passarsi un fazzoletto sugli occhi e cercare gli altri". Una filosofia che sposo pienamente anche io.

Voto: 7. 

Bonus: una recensione "visiva" dal Guerin Sportivo dell'epoca


Commenti