Una chiacchierata con Pino Taglialatela: il grande Batman racconta!


Un sogno che si è avverato. Grazie all'amico Marco ho potuto parlare con Pino Taglialatela, storico portiere del Napoli degli anni '90. Una videochiamata durata 45 minuti, come un tempo di una partita di calcio. Già la durata testimonia la cortesia e la gentilezza di una persona splendida, affabile e dalla spiccata umiltà. 51 anni portati benissimo, Pino mi ha regalato un mare di aneddoti, difficili da condensare in poche righe. Ha sorriso, l'ex portiere del Napoli, quando, da appassionato tifoso del Milan, gli ho svelato che facevo il tifo anche per lui. E sui rossoneri mi ha regalato immediatamente un aneddoto: nell'estate 1995 infatti l'a.d. Galliani bussò alla porta del Napoli per ingaggiarlo, ma da una parte l'amore per la maglia azzurra, dall'altra la concorrenza di Sebastiano Rossi Aveva già fatto "fuori" diversi portieri») portarono al naufragio della trattativa.


In merito a Rossi, ho ricordato a Pino che in diversi scontri diretti aveva brillato molto più dell'avversario, a prescindere dall'effettivo numero di tiri in porta subiti. Nella stagione 1994-95, a San Siro, finì 1-1: Taglialatela fece grandi parate, Rossi regalò al Napoli il pareggio, facendosi trovare impreparato su un tiro da fuori area di Fabio Cannavaro. Tuttavia Pino ha difeso con decisione il collega: «Giocavamo su un campo letteralmente inguardabile, ghiacciato, sembrava di giocare sul marmo. Io stesso uscì a un minuto dalla fine per un infortunio rimediato per colpa del campo, mi sostituì il mio vice Di Fusco».  Gli errori fanno parte della vita del portiere, certamente, anche a Pino è capitato. Sempre nella stagione 1994-95 il Napoli pareggiò in casa 3-3 con il neopromosso Padova e Pino si fece sorprendere da un tiro non irresistibile di Maniero, che gli passò sotto le gambe: «Ho dato per scontato che il tiro fosse coperto dal difensore, invece passò sotto le gambe a lui e a me». Il gol ebbe come conseguenza una bordata di fischi dai tifosi: «A fine partita, uscendo dal campo, mi diressi verso gli spogliatoi. Centro metri di fischi». Un sorriso attraversa il volto di Taglialatela: la maturità dell'uomo che si è messo alle spalle gli errori. Ora è tempo di parlare di parate. San Siro, la "tana" di Milan e Inter, ha spesso ammirato prestazioni eccezionali di Batman, il soprannome che gli era stato attribuito. «San Siro è maestoso, c'erano sempre 70-80.000 spettatori. Io quando giocavo avevo bisogno di adrenalina, giocare in quella cornice di pubblico mi galvanizzava». A San Siro parò un rigore a Roberto Baggio, uno a Ruben Sosa. Nonostante le sue grandi prestazioni però Taglialatela non fu mai convocato in nazionale. «Ci andai vicino, sembrava che potessi essere il terzo portiere dell'Italia all'Europeo del 1996. Ma poi alla fine fui contattato dallo staff di Sacchi e mi fu detto che mi era stato preferito Luca Bucci, perché comunque aveva disputato una coppa europea con la sua squadra e aveva più esperienza» (Taglialatela giocò un solo anno la Coppa Uefa, nel 1994-95, n.d.r.). Un mio rammarico, non aver mai visto Taglialatela in maglia azzurra. Mi esaltavano i suoi voli spettacolari. Pino aveva uno stacco pazzesco e pur non essendo un gigante arrivava anche sui palloni più angolati. Con la mano di richiamo toglieva dall'incrocio dei pali traiettorie impensabili. Si gettava con coraggio sui piedi degli attaccanti. Respingeva con le mani, con il corpo, con le gambe, talvolta con la faccia. Taglialatela era un pararigori eccezionale. Studiava i tiratori in modo meticoloso. Neutralizzò due conclusioni a Beppe Signori, implacabile cannoniere della Lazio, il primo in Coppa Italia, il secondo in campionato. Nella stagione 1997-98, prima giornata, a presentarsi sul dischetto, per la Lazio, fu a sorpresa l'altro attaccante Casiraghi. Signori temeva il volo di Batman. Casiraghi calciò angolato, alla destra di Pino, che con un balzo fenomenale bloccò il pallone. Con grande umiltà Batman riconosce: «Merito del mio compagno di squadra Igor Protti, aveva giocato nella Lazio l'anno prima e mi suggerì dove tuffarmi». La Lazio gli evoca ricordi felici. Nella stagione 1996-97 il Napoli arrivò in finale di Coppa Italia, superando ai quarti i romani allenati da Zeman e l'Inter nelle semifinali. «Una delle due partite con la Lazio la giocai fino alla fine pur essendo infortunato. Dopo una parata su Signori sentì come una coltellata. Era uno stiramento. Ma in quei tempi era facile farsi male, si giocava su campi pesanti e ci si allenava in modo molto duro». Per questo i portieri giocavano con imbottiture nei pantaloni e nelle maglie, altroché i leggeri completi monocolore, di tonalità fluo, che vanno di moda adesso. Taglialatela curava scrupolosamente l'allenamento. Ai tempi ogni squadra aveva il proprio pallone, ma Pino si faceva procurare anche quelli delle compagini avversarie. Così, in previsione di ogni trasferta, svolgeva sedute ad hoc con il preparatore Di Vincenzo e il vice Di Fusco, utilizzando il pallone "giusto", per non avere sorprese inaspettate in partita. Il maestro di Taglialatela è stato invece un grande portiere, "il giaguaro" Luciano Castellini, che allenò Pino al suo arrivo a Napoli da Ischia, quando era un ragazzo adolescente di talento, alto 1 metro e 84 cm (una buona statura per i portieri dell'epoca). Castellini è stato il vero mentore di Pino. Nella stagione 1985-86 in Primavera giocava Della Cave, classe '68. Taglialatela, classe '69, era il titolare della formazione Berretti, mentre i pali degli Allievi Nazionali erano difesi da un pesarese, Mirco Marinelli, un ragazzo dal fisico importante, sul quale la società aveva anche investito una cifra importante, ingaggiandolo dal Rimini. Quando Castellini fu chiamato a decidere il nome del terzo portiere della prima squadra, organizzò un test durissimo a Soccavo, quartier generale del Napoli. Alla fine scelse Taglialatela, che con umiltà riconosce: «nella vita ci vuole anche fortuna, io ho trovato una persona che ha creduto tanto in me ». Quando il Napoli giocava al San Paolo, Castellini si sistemava con Pino dietro la porta difesa dall'estremo difensore avversario, per spingere l'allievo ad osservarlo all'opera, carpirne i segreti, capire come andava gestito il reparto difensivo, come chiamare le marcature. Taglialatela studiò, osservò, ma soprattutto lavorò con grande impegno in allenamento per conquistare la maglia numero 1 del Napoli. La gavetta sui campi della Serie B, a Palermo e Avellino, poi nell'estate 1990 il ritorno a casa, a 21 anni, per ricoprire il ruolo di riserva del titolare Giovanni Galli, ingaggiato dal Milan. In realtà Taglialatela, a fine campionato, aveva espresso il desiderio di rimanere ad Avellino. Un desiderio esternato in un'intervista pubblicata sul Corriere dello Sport e riportata anche sul Guerin Sportivo. L'allora ds del Napoli, Luciano Moggi, convocò Taglialatela in sede. "Devo parlare da solo con il ragazzo", disse al procuratore Moreno Roggi. «Moggi aveva una personalità incredibile. Mi rimproverò per quell'intervista e non mi fece dire nulla. Il Napoli mi voleva come secondo portiere e alla fine firmai un contratto in bianco. Ma è andata bene così. Ho parato il mio primo rigore con il Napoli in Coppa Italia, a Cosenza, il 6 gennaio del 1991 ho esordito in Serie A contro la Juventus. Sembrava di essere alla Domenica Sportiva, vedevo grandi campioni in campo. Mi sono reso conto di quello che era accaduto solo alla sera, proprio guardando la Domenica Sportiva. Quindi devo ringraziare Moggi per quella volta, è stata la scelta giusta». Taglialatela fece altri due anni di gavetta a Palermo e Bari, poi riconquistò la maglia del Napoli, da titolare, nell'estate 1993. Divenne idolo e capitano della squadra partenopea. Sei stagioni ricche di emozioni e di battaglie sportive. Era un calcio diverso da quello attuale, più passionale. Non esistevano i social, ma i calciatori erano più vicini ai tifosi: «Oggi è tutto diverso, una volta noi calciatori viaggiavamo per tutta la nostra Regione alle inaugurazioni dei club, ed ogni volta c'erano 3000-4000 tifosi ad attenderti. Era il nostro modo per ringraziarli dell'affetto, del sostegno e del tifo».


Il capitolo finale, della nostra lunga chiacchierata, non poteva che essere dedicato alla mia grande passione: le maglie. Pino, nella stagione 1996-97, indossò una celebre divisa che nella grafica richiamava il logo del pipistrello di Batman. Era il suo soprannome, Batman. L'idea della maglie nacque nel dicembre 2005, dopo il rigore parato a Baggio. La grande partita di Taglialatela contro il Milan degli invincibili di Capello. Tanti miracoli, l'ultimo all'88', quando Simone crossò magnificamente, servendo nell'area piccola Savicevic. "Il genio" colpì di testa con potenza, ma Batman volò a deviare. Un prodigio. Il radiocronista di Radio Marte, Raffaele Auriemma, urlò di gioia: «sembra Batman, Batman, Batman». Così Taglialatela ideò l'iconica maglia della Lotto (le divise da calcio vengono sempre preparate mesi prima). Non era la prima volta per Pino nei panni di "stilista". Mi ha raccontato, infatti, che era sua anche una divisa sfoggiata nella stagione 1994-95, nera con inserti bianco-azzurri o arancione con inserti bianco-azzurri. 

La divisa disegnata da Taglialatela

E' stata infine un'emozione, per me, mostrargli le sue maglie della mia collezione. «La maglia nera dell'Uhlsport l'ho indossata in campionato, infatti c'è il logo Lotto a coprire quello della Uhlsport, comunque presente sulle maniche». L'altra maglia nera della mia collezione invece - mi ha spiegato - la indossò in una partita di Coppa Italia. Il portiere ha confidato la sua attenzione per il look. Lo curava con attenzione, compresi pantaloncini e calzettoni. E ha svelato un altro aneddoto sulle maglie Nike (stagioni 1997-98 e 1998-99): «A me piaceva avere delle maglie da portiere comode di taglia, ma quelle erano troppo larghe, forse erano abituati a fare il materiale per i giocatori di basket», sorride Pino. La nostra chiacchierata si conclude con Marco che mostra una maglia speciale, della Uhlsport, preparata per Pino: nera, con bordature rosa, il simbolo di Batman sul petto, il numero 1 e Taglialatela sulla schiena, più la firma del portiere. E' tempo di saluti e di ringraziamenti. Ripongo nell'armadio le mie maglie di Taglialatela e un ritornello mi suona in testa:  "E' l'uomo Pipistrello..è Pino Batman!".

Grazie di cuore Pino, grazie di cuore Marco.

La videochiamata 

Commenti

  1. Complimenti per l'intervista.
    Ora ritrova Luciano Castellini che era soprannominato il "Giaguaro".

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    1. Grazie Gus.
      Pino ha speso parole bellissime per il giaguaro.
      Per lui è stato come un secondo padre.

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  2. Bellissima chiaccherata! :) Mi ha fatto ricordare il calcio che piaceva a noi, quello degli anni '80-'90, molto più umano

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    1. Ecco; non era un calcio migliore, ma più umano. Pino un grande: veramente alla mano.

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  3. Bellissima intervista! Nonostante io sia un grande tifoso del Napoli non ho avuto la fortuna di vederlo giocare per la mia squadra del cuore. Comunque da bambino l'ho visto giocare come secondo portiere della Fiorentina.

    Riguardo alla cavalcata della Coppa Italia 1996-97 penso sia una delle pagine più belle del Napoli post Maradona. Peccato non averla vinta ma onore a Pino e quella squadra per tutto l'impegno messoci.

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    1. Alla Fiorentina ebbe un buon ruolo nel fare crescere Toldo come pararigori :), come riconosciuto dallo stesso portierone azzurro.
      Il Napoli 1996-97 purtroppo cadde contro una squadra che era un grande rivelazione. Il Vicenza era stato anche in vetta alla Serie A, quell'anno

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    1. Due anni fa non avrei mai pensato di avere delle sue maglie e di poterlo intervistare :)

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  5. Ottima intervista, grande portiere.
    Saluti a presto.

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  6. Sono felice che tu abbia realizzato questo tuo piccolo sogno. So quanto ci tenevi.
    Adesso aspetto che Filippo (Sotuknang) passi da qui per scoprire gli aggiornamenti.
    P.S. Il vero successo dei big del calcio è mantenere l'umiltà in un ambiente ormai troppo segnato dal business e dall'esibizionismo.

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    1. Speriamo che Filippo legga :), davvero.
      Pino è sempre stato un uomo umile. Anzi, forse questa troppa umiltà gli si è ritorta contro. C'erano portieri "che si vendevano meglio"...

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  7. Mitico Pino... e gran bella intervista! Peccato che il grande Pino Batman Tagliatela mi faccia tornare in mente anche il periodo più buio del Napoli, quello dell'incredibile retrocessione del 1998, e di tutto ciò che portò negli anni successivi. Ma ho anche bei ricordi, ovviamente, e mi consolo con quelli ;)
    La sua mancata convocazione in Nazionale, comunque, a mio parere ebbe dello scandaloso. Ok, ero di parte, ero giovanissimo, ma quante gliene dissi a Mister Sacchi...

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    1. Ciao Guido, non eri di parte. Pino era stato il miglior portiere di quel campionato o comunque tra i primi tre. Sacchi portò Bucci che era in fase di declino e pure Toldo si beccò delle critiche per alcune sue prestazioni non brillanti (ricordo una papera clamorosa a Udine). Fu escluso anche Pagliuca, un altro portiere in grande spolvero.
      Il Napoli 1997-98 purtroppo fu il risultato della crisi economica che da anni colpiva il Napoli e che aveva portato a un complessivo impoverimento della rosa. Non c'erano più Pecchia, André Cruz, Milanese, Colonnese, Boghossian, giocatori che costituivano l'ossatura della squadra.

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    2. Ma sai che, al di là di tutto, io non mi sono mai capacitato di come una squadra che, seppur non fatta da grandi campioni, alla fine riuscì a fare soltanto... 14 punti?! Insomma, c'erano già i 3 punti... e, ripeto, non c'erano campioni, ma anche gente come Protti, Bellucci, Taglialatela, Ayala, Turrini, mi pare anche Rossitto. Retrocedere ci sta, come succede a ogni squadra non all'altezza della Serie A (qualche squadra, da allora, è mai retrocessa con 14 punti o meno?), ma farlo con 14 punti, con una squadra non buona, per carità, ma nemmeno da scapoli e ammogliati... bah. Per me resta un grande mistero, quella stagione lì.

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    3. In attacco Bellucci fece bene, mentre Protti segnò pochi gol: era un grande cannoniere delle serie inferiori che in A aveva vissuto la stagione della vita grazie a Kenneth Andersson, uno dei più grandi attaccanti (sottovalutati) della storia del calcio. Calderon, Stojak...vere meteore.
      A centrocampo: Rossitto un mestierante, come Goretti; Asanovic e Pedros due meteore; Giannini e Allegri avevano già dato (il primo arrivò per Mazzone, il secondo con Galeone).
      In difesa Prunier, Facci, Crasson, il declinante Sergio, pure Baldini non era un fenomeno..e Taccola.
      Si salvavano in pochi...

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  8. 51 anni? Beh, proprio non si direbbe. Mitico anche per me che come sai non seguo il calcio.
    Ora, non so se lo conosco per il cognome (Taglialatela erano i miei vicini di vacanza, per anni) o per le figurine (un mix tra le due cose) o perché effettivamente era capitano delle squadra.
    Però ad esempio... Luca Bucci chi è? Mai sentito.
    Mitico Pino, anche senza maglia azzurra.

    Moz-

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    1. Luca Bucci? Infatti non avevi letto questo post :D

      http://www.ilbazardelcalcio.com/2020/03/luca-bucci-il-portiere-che-piaceva.html

      51 anni portati benissimo dal grande Pino :)

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  9. Bellissimo il fotomontaggio nel post sull'Abcb 😁
    Comunque che bella persona, una disponibilità non da tutti, anzi.
    Forte l'aneddoto sulla scelta dei palloni.
    Batman? Per il cognome sarebbe stato più adatto l'Uomo Ragno, anche se lui le tesse le tele, non le taglia 😝

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    1. Il fotomontaggio è tratto dal Guerin Sportivo :D; non è mio, volevo precisare.
      Gran bella persona e in questo caso la persona e il professionista sono andati a braccetto.
      Pino era rispettato anche dalle tifoserie avversarie.

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  10. Mister Bonigol17 maggio 2020 14:30


    Che splendida emozione deve essere stata! Grazie per avercene resi partecipi.

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    1. Grazie a te per aver letto queste righe, con cui spero di aver trasmesso un po' della magia che ho provato.

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    1. Ieri non te ne ho parlato in effetti :D, lo hai dovuto scoprire leggendo qui :D

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  12. Sono contenta che tu abbia esaudito questo sogno :)
    E molto bella l'intervista, complimenti.

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    1. Grazie cara :)
      Ce l'ho fatta...prima le maglie e ora questa intervista!

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